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“Look at the lonely people…” (Eleonor Rugby – Beatles) – di Carlo de Giacomo

Cedric si accingeva a salire le scale di un appartamento in Abbey Road.

Era il terzo giorno del mese di Clinamen (ottavo mese dell’anno patafisico) ed Eleonor (Rugby) era lì ad attenderlo per ascoltare di progetti iconoclasti destinati a “suscitare desideri piuttosto che a risolvere problemi”.

Cedric Price, l’antiarchitetto che per primo ha rivendicato l’idea del dissolvimento dell’architettura a vantaggio della tecnologia, non nella sua dimensione spettacolare, ma in quella dell’avanzamento sociale e della liberazione creativa.

Un patafisico.

Uno scienziato delle soluzioni immaginarie.

Membro di quel “Collegio della Patafisica” fondato l’11 maggio 1948 e tuttora esistente a cui aderirono Max Ernst, Maurits Escher, Eugene Ionesco, Jacques Prevert, Man Ray, Salvator Dalì, Lewis Carrol.

Price già nel 1961 proponeva un edificio che non doveva durare per sempre, ma scomparire nel giro di 10- 20 anni.

Era il Fun Palace, un museo, un centro culturale, un teatro, una struttura transdisciplinare flessibile e modificabile, dove l’architettura diventa modello di autopartecipazione e ogni volta secondo le necessità lo spazio si modifica e muta.

Secondo Price il complesso doveva incorporare una zona  per la musica dove suonare liberamente qualsiasi  strumento esistente, una zona lavoro dove concepire oggetti pratici e non, un’area “gioco scientifico” per conferenze e produzione televisiva e teatrale.

Un luogo dove “le attività concepite dovranno essere sperimentali, dove dovrà essere possibile espandere e modificare il posto, l’organizzazione dello spazio e gli oggetti che lo occupano dovranno, da un lato stimolare la destrezza fisica e mentale dei partecipanti e, dall’altro, permettere un flusso spazio-temporale nel quale provocare attività passive e attive per il tempo libero”.

Un edificio studiato e progettato in funzione della mutabilità e non consolidato nella sua forma originaria, pensato come potenziale processo modificabile attraverso l’interazione con gli utenti e con l’uso di tecnologie avanzate (fu proprio Price a fondare la  “Commissione cibernetica” composta da quelli che sarebbero stati i grandi cibernetici degli anni a venire, tra gli altri Gordon Pask).

Price espresse in quegli anni tante idee, tanti progetti, li definiva “giochi scientifici”, ma meravigliosamente realizzò solo la voliera dello zoo di Londra a Regents Park, dove le geometrie irregolari creano un’atmosfera surreale e richiamano alla mente il “disordine” della natura.

“Aviary” fu progettata in collaborazione con Frank Newby (ingegnere  strutturista sistemico) e Lord Snowdon (Tony Armostrong-Jones fotografo reale).

La progettazione di Aviary anziché svolgersi secondo criteri formali di composizione, venne sottesa nella simulazione di forme dettate dall’equilibrio delle forze secondo quel processo di “autoformazione” così caro a Frei Otto (formfindung) e che assumerà in futuro un ruolo centrale negli studi delle strutture naturali.

Liberare l’uomo dall’architettura e riporre fiducia nelle nuove tecnologie sembrava l’obbiettivo che fu poi estremizzato dagli Archigram: si pensi al Plug-in City di Peter Cook con gli alloggi modificabili e le case-capsula con le parti che possono essere cambiate, scambiate, modificate e giustapposte.

Come dirà lo stesso Cook: la sedia lascerà il tappeto e fischiettando seguirà la strada che porta in campagna o in centro (ovunque succedano davvero le cose).

Patafisica si diceva.

“Canterbury College of Art”, Pedale (settimo mese del calendario patafisico) del 1966, Robert Wyatt, Daevid Allen, Kevin Ayers, Mike Ratledge, i fratelli Hopper, fondano la “macchina morbida” (Soft Machine).

Il 45 giri “Feelin Reelin Soveelin/Love Makes Sweet Music” è il manifesto della patafisica in musica, una gemma dalle forme bucoliche tardo-psichedeliche.

Nel migliore spirito patafisico il successivo “Box 25/4 lid” che portano i nostri ad aggiudicarsi una nomina al merito dal “Collegio della Patafisica” parigino: 48 secondi minimali senza fronzoli lessicali, un haiku musicale con l’orecchio rivolto a John Cage ed a Terry Riley.

E’ ormai evidente una tendenza all’opera transdisciplinare (in seguito maggiormente palesata nell’album “Third”) con un vero e proprio superamento dei confini tra generi artistici.

Le esibizioni sono caratterizzate dalla collaborazione di Mark Boyle, considerato il capostipite dei “light shows”, ed è con Boyle che nel 1967 i Soft Machine intrapresero  una tournee in Francia con l’opera multimediale “Le desi attrapè par la queque” di Pablo Picasso sotto la direzione artistica del dadaista-surrealista Jean-Jacques Label.

Nel 1968 Kevin Ayers a tal proposito ebbe a dire: “sta nascendo o emergendo un nuovo genere di artista che proporrà un tipo di interpretazione radicalmente diversa. Anziché provare piacere di fronte ad uno spettacolo, le persone proveranno piacere con se stessi sotto la direzione del Nuovo Interprete. Il piacere non sarà più una fantasia rappresentata ma prenderà forma di una scoperta ed esperienza di sé, che – speriamo – determinerà la distruzione delle inibizioni che impediscono l’esperienza totale”.

Musica e immagine formano, nei vari “happenings” un flusso con interruzioni e esplosioni inattese suggerendo continuamente nuovi significati e relazioni. La dimensione visiva è parte integrante del messaggio artistico.

Alfred Jarry in “Gesta e opinioni del dott. Faustroll Patafisico” diceva che la patafisica “studierà le leggi che veggono le eccezioni e esplicherà l’universo supplementare a questo; o meno ambiziosamente descriverà un universo che si può vedere e che forse si deve vedere al posto tradizionale…”

La “convergenza delle Arti” risulta evidente nelle copertine dei dischi “rock progressive” di quegli anni e nei manifesti che annunciano i concerti.

Paul Whitehead, Roger Dean e Storm Thorgerson fondatore dello Studio Hipgnosis realizzano per i Genesis, i Van Der Graaf Generator, gli Yes, i Pink Floyd e molti altri gruppi e artisti rock le cover più oniriche e surreali.

Su tutti, Roger Dean giovane artista del Kent, ma formatosi nella sua prima gioventù a Cipro, in Grecia e ad Hong Kong e, successivamente al Canterbury College of Art.

Nel 1966 realizza la sua prima opera: la poltrona Sea Orchin, un enorme cuscino in gomma piuma che riecheggia le forme di un fungo.

Pochi mesi dopo un’altra poltrona, la Teddy Bear con medesima struttura della Sea Orchin ma questa volta a forma di orso.

I suoi studi sulla “necessità di sedersi” portano Dean alla progettazione di ambienti capaci di offrire spazi minimali e funzionali attraverso le forme della natura.

Nel 1968 la sua prima applicazione sulla teoria delle “isole di sedibilità” per il Ronnie Scott’s di Londra, storico locale jazz, lo portano a contatto con Jimmy Parsons della RCA: da questo incontro nascono le prime cover per gruppi quali Nucleus, Osibisa, Yes.

Da lì in poi sarà tutta una esplosione di elefanti volanti, locomotive, città sottomarine, negozi ambulanti, scarabei con i cingoli….

La sua filosofia della funzionalità-uguale-forma della natura gli farà realizzare uno dei più spettacolari stage-act della storia del rock, quello degli Yes: uno scarabeo racchiude il batterista e conferisce un timbro particolare allo strumento, il  corallo rosso utilizzato per l’organo a modo di canne amplifica e caratterizza il suono, conchiglie e altri elementi “naturali” danno una dimensione del tutto nuova ai suoni.

Oggi Roger Dean è uno dei più accreditati architetti organici d’oltremanica con puntate alla scenografia ed al teatro (suo l’allestimento per l’Edgar di Puccini al 54° festival di Torre del Lago).

Cedric Price, si dice, lo si vede ancora etereo e pindarico attraversare Regents Park confondersi in Aviary “in una tenebrosa e profonda unità, vasta come la notte e il chiarore del giorno….”

Discografia:
Beatles, Sgt. Pepper lonely hearts club Band
Beatles, Abbey Road
Soft Machine, Third

Bibliografia:
Alfred Jarry, Gesta e opinioni del dottor Faustroll patafisico, Adelphi
Baudrillard, Patafisica e arte del vedere, Giunti

Cover-grafia:
Paul Whitehead, Nursery Crime – Genesis 1971
Zacron, Led Zeppelin III 1970
Roger Dean, Tales from topographic oceans 1973

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