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Chiara Fumai. E’ solo una questione di disciplina – di Roberta Melasecca

“La mia testa sa che non è imperativo quello che il corpo urla come fatale. E’ solo una questione di disciplina”

Viviamo in un ambito di confine tra la vita e la morte, tutti, ogni giorno. Il confine è sottile e alcuni avvenimenti tendono ad assottigliarlo fino a rendere coincidenti le due realtà.

Probabilmente ognuno di noi per una volta ha vissuto sulla soglia. Sono attimi dove i pensieri si escludono: istinto di conservazione semplice e determinato. Semplice e determinato.

Chiara Fumai ha varcato la soglia. Lo ha fatto tutte le volte che è diventata Valerie Solanas, Eusapia Palladino, Zalumma Agra, Annie Jones, Ulrike Meinhof.

La mia testa sa che non è imperativo quello che il corpo urla come fatale.

Chiara conosce bene il luogo di confine. Le sue azioni sono rigorose, consapevoli. Chiara aveva una formazione strutturata e articolata: laurea in Architettura al Politecnico di Milano, studi al Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como e al Dutch Art Institute di Arnhem. Chiara si muove con leggerezza e professionalità estrema, scegliendo di superare il limite di se stessa e del corpo attraverso il suo corpo, rendendo trasparente la linea di passaggio.

Non interpreta. Lei è.

Studia approfonditamente e con dura disciplina figure femminili di un passato vicino.

Valerie Solanas (1936-1988), scrittrice e attivista statunitense, nel 1968 pubblicò un trattato politico femminista, lo SCUM manifesto, con il quale prese di mira la società americana e propose “l’automazione globale” e “l’eliminazione del maschio“. Chiara in una video installazione rilegge il manifesto di Solanas: un testo violento, duro e provocatorio interpretato con austerità, ironia, eleganza. “Le femmine dominatrici, decise, sicure di sè, indecenti, violente, egoiste, indipendenti, orgogliose, avventurose, sciolte, strafottenti…”. Per Chiara il Premio Furla 2013.

Eusapia Palladino (1854-1918), spiritista e medium italiana, riuscì a convincere un gran numero di scienziati e filosofi dell’autenticità dei suoi poteri, attirò su di sè per 40 anni l’attenzione del mondo scientifico, nonostante venne scoperta più volte ad imbrogliare. Chiara evoca lo spirito di Eusapia, invitando a partecipare ad una conferenza di Cesare Lombroso, uno degli scienziati che maggiormente si è occupato della figura della medium: voci si sovrappongono, stridenti, narrano verità e ipotesi. La morte si materializza e contemporaneamente astrae nel paradosso. Premio Lum 2011.

Zalumma Agra, strega circense conosciuta come “La stella del’Est” e Annie Jones la più celebre donna barbuta: due donne vissute nella metà del 1800 fanno la loro apparizione, per dOCUMENTA(13), in una casetta bianca con mobili rovesciati. Chiara è la non identità, appesa tra realtà e finzione, tra vita e morte, tra fantasmi, medium e pratiche spiritistiche.

Ulrike Meinhof (1934-1976), giornalista, terrorista e rivoluzionaria tedesca, è fondatrice del gruppo armato tedesco-occidentale di estrema sinistra Rote Armee Fraktion, meglio noto come “R.A.F.“. Nella performance Der Hexenhammer, ambientata all’interno della mostra di Rossella Biscotti a Bolzano, Chiara utilizza lo spirito di Ulrike. “Perchè hai scelto questo personaggio? – “In realtà non sono io a scegliere i personaggi, sono questi personaggi a venire da me. Come diceva un demone, Crowley, venire a me è impossibile, sono io che vado. Mi piace molto l’aspetto militante, combattivo delle figure che cerco di incarnare.

Per la Fondazione Querini Stampalia a Venezia Chiara è la guida di una apparente visita guidata alle collezioni: il lavoro si incentra sull’occultamento di un messaggio anonimo al’interno di alcune strutture legate all’informazione sulla fondazione stessa, usando anche il linguaggio dei segni per esprimere l’indicibile, la violenza.

Benvenuti alla Fondazione Querini Stampalia. Mi dispiace deludervi se siete venuti qui immaginando di trovarvi una pazza isterica cospiratrice che sputa grida e maledice il pubblico. Ebbene, questa volta non ci sarà niente di tutto questo, ma una guida alle sale di questo palazzo.” Un gioco tra le aspettative del pubblico e l’utilizzo del linguaggio orale come strumento di sovversione accresce passo dopo passo l’inquietitudine.

Il lavoro di Chiara procede tra piani visibili e piani invisibili, in una dimensione temporale capovolta, astratta. Come lei stessa spiega in una intervista del 2011 a Flash Art: “La maggior parte dei miei artisti sono vissuti proprio in quegli anni (tra Ottocento e Novecento). Questa preferenza è dettata da un grande interesse verso i metodi performativi in voga in quei tempi (freak show, cabinet medianici, fantasmagorie, numeri di illusionismo), ma anche dai contesti culturali, sociali e politici che li hanno generati. (…) I miei personaggi sono accomunati dal fatto che in vita hanno svolto delle attività performative altamente stimabili sia per i contenuti, sia per le strategie relazionali utilizzate. Le nostre collaborazioni sono le stesse che si instaurano tra un curatore e i suoi artisti, con l’unica differenza che i miei sono dei fantasmi.

Chiara ha deciso di varcare la soglia, utilizzando questa volta il suo stesso spirito.

Semplice, complessa, precisa, determinata. Chiara non ha bisogno di accuse ad alcun sistema o di pietismi per la sua forse fragilità. Ognuno è solo di fronte alla vita e alla morte.

“Perciò la mia testa sa che non è imperativo quello che il corpo urla come fatale. È solo una questione di disciplina. Tutto passa, anche la vita” (da Senza di Anna Segre)

Chiara Fumai legge Valerie Solanas

Chiara Fumai nella performance alla Fondazione Querini Stampalia

Chiara Fumai nella performance alla Fondazione Querini Stampalia

Articolo pubblicato sul numero di settembre 2017 de la Critica A Parte art Magazine: http://www.lacriticaaparte.com/settembre2017/

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