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171005_La progettazione in remoto e la nascita dei Team Digitali [1/4] – di Felice Gualtieri

 

Il testo che segue è il primo di una serie di quattro  articoli che verranno pubblicati durante il mese di Ottobre.  Si parla di tecniche di progettazione in remoto e dell’affermarsi di gruppi  eterogenei di autori e professionisti, sparsi nel mondo, che decidono di lavorare e collaborare utilizzando set complessi di strumenti e servizi offerti dalla rete, spesso abitando luoghi improbabili ma con un alto e diverso standard di qualità della vita e di come questo approccio porti alla nascita di nuove estetiche non più fondate sull’unità formale dell’insieme.  In fin dei conti (ed è questa la tesi alla base del mio lavoro) un’opzione radicale di vita al margine, resa possibile proprio dalle sperimentazioni sul nuovo paradigma digitale, ha la capacità di ribaltare  tutti i rapporti precostituiti tra città e villaggio, centro e periferia e tutto ciò che era a fondamento dell’urbanesimo classico.

[1/4]: Tecnologie intelligenti.

E’ prassi comune, soprattutto tra i professionisti, pensare all’ufficio di lavoro come ad un luogo (fisico) dove raccogliere collaboratori, computer, tecnologie e sistemi adatti ad assolvere specifici compiti. Di solito gli uffici variano (anche di molto)  in relazione alla funzione, al modello organizzativo e alla dimensione; si va da strutture essenziali con un solo titolare a grandi aziende intercontinentali composte da centinaia di impiegati.

Le metodologie di organizzazione di uno studio professionale si sono evolute nel corso degli anni e si diversificano per il livello di complessità del sistema di amministrazione e per specifici aspetti tecnologici. Pensiamo a come i computer  hanno notevolmente diminuito le dimensioni degli ambienti necessari all’esercizio delle  professioni , mutando la prassi con un diffuso senso di smaterializzazione e con un’inflazione delle informazioni senza precedenti nella storia umana.

Nei settori dell’Architettura, per esempio, il CAD (Computer Aided Design) ha moltiplicato gli oggetti informatici (le copie) poiché gli elementi del disegno si trasformano in una combinazione di bit. La comunicazione tra le figure del processo edilizio è divenuta più fluida e lo stesso disegno architettonico ha assunto una connotazione meno sacrale e più ordinaria. La smaterializzazione dei supporti ha ridotto drasticamente l’uso della carta concentrando gli archivi in pochissimi metri di spazio.

Eppure, il modo di organizzare i rapporti tra le varie figure coinvolte nel processo edilizio è rimasto sostanzialmente immutato almeno fino all’avvento delle tecnologie BIM (Building Information Modelling). Nel passaggio al BIM, è come se si fosse verificato un salto di soglia, poiché gli oggetti diventano quasi “intelligenti”, nel senso che contengono una serie complessa di dati che possono essere interrogati dal programmatore. Il progetto assume la forma di un insieme di informazioni costruttive in continuo divenire, disponibile per tutte le figure coinvolte nel processo edilizio. All’interno di un Bim , le informazioni strutturali, impiantistiche, esecutive, sono co-esistenti, e permettono a chiunque di “incontrarsi”, discutere e lavorare in un unico ambiente, che diventa lo spazio comune per la visione condivisa di futuro.

Da un punto di vista filosofico, la caratteristica di un Bim è quella di essere completamente concentrata in un punto immateriale (database) senza dimensione, fatto di informazioni trasmissibili ed aggiornate in tempo reale.  L’output visibile è solo una delle possibili restituzioni e risposte ad una specifica interrogazione di dati.

Alla base della tecnologia Bim c’è una relazione tra parti e cioè un rapporto tra un nodo di sincronia (che può essere anche collocato nella rete telematica) ed un gruppo di nodi periferici collegati al precedente da una relazione biunivoca; quando una modifica viene effettuata su un nodo periferico o sul nodo di sincronia, attraverso il nodo di sincronia, si modifica tutta la rete dei nodi periferici, mantenendo l’intera struttura interamente coordinata.

L’interesse per le tecnologie intelligenti, di cui il Bim è espressione particolare, si fonda proprio sul nodo di sincronia relazionale che in altre parole è una specie di registro (chiamato public ledger nella tecnologia blockchain); un tipo speciale di “struttura che connette” per parafrasare l’espressione di Bateson, che si comporta quasi come la mente umana, custodendo le sequenze cognitive necessarie alla decodifica di segnali comuni.

Con lo sviluppo delle tecnologie intelligenti si alterano:

  • le sequenza temporali (o algoritmiche) che di solito sono state usate per assolvere compiti o sviluppare prodotti;
  • l’unità formale dell’insieme, sostituita da una giustapposizione di parti (concetto su cui torneremo più avanti);
  • i modelli organizzativi delle relazioni umane (quindi anche le strutture del lavoro);

Le tecnologie intelligenti non sarebbero così efficaci se non fossero inserite all’interno di un ecosistema integrato delle comunicazioni che ha reso il mondo un luogo tutto sommato più accessibile ed alla portata di chiunque.

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