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Disegno dunque sono. Ettore Sottsass o dell’Anima – di Michela Ricciotti

 

In un’ intervista degli ultimi anni Sottsass ricorda un’usanza diffusa tra la popolazione della Thailandia del Nord: decorarsi e coprirsi di fiori per tenere attaccata l’anima al corpo e ogni giorno fare cose nuove e diverse, affinché quella non si annoi. (1) Così Ettorino sembra rievocare la trama di una vita dedicata ad un vastissimo spettro di attività artistiche.

A dire il vero, mi appare come un alchimista che trasforma in opere concrete visioni da onironauta lucido, muta oggetti in forma di desideri o desideri in forma di oggetti. Insoliti ma seducenti, talvolta iniziatici, questi sono realizzati con devozione laica verso il misterioso processo dell’espressione ed invenzione artistiche, alla scoperta di nuove esperienze sensoriali a contatto con la materia viva, ceramica e vetro, o con acquerello e tempera, china e grafite; o tramite materiali artificiali, quali la pellicola fotografica e le plastiche; o mentali, le parole. Una curiosità inesauribile gli permette di sperimentare continuamente, e si direbbe caparbiamente, sviluppando una capacità sciamanica di sondare l’invisibile: nei suoi viaggi ai confini del mondo Sottsass assorbe il carattere evocativo delle architetture antiche e il potere maieutico di elementi arcaici e totemici. Ma è nelle vicende che lo vedono tra la vita e la morte, prima come giovane alpino in guerra e poi quarantenne hippy gravemente malato in un ospedale californiano, che l’architetto cede il passo all’uomo alla ricerca di un senso.

Che cosa vuoi sapere, Ettore?

“Se tu non credi che ci sia una verità totale, raggiungibile, ci vai intorno, ci giri intorno e il girarci intorno è la verità, a quel punto”.(2)

L’esplorazione è il suo strumento di conoscenza fisica ed intellettuale. Raccoglie indizi, spunti ed impressioni per affinare le sue domande, rinunciando molto presto a formulare risposte. Il suo lavoro oscilla tra realtà possibili e logiche interiori: gli oggetti, le installazioni non maturano un’ idea risolutiva, assertiva, e per questo sprigionano un’ energia dirompente, quasi disturbante. Penso, ad esempio, alle “Metafore 1972-1979” o alle utopie de “Il Pianeta come Festival”. Pare l’ostinazione per un disegno, un progetto che non assolve, non assèvera, ma vuole piuttosto dare una rappresentazione del cosmo, della temporaneità e fragilità dell’esistenza. Gli arredi, gli allestimenti e gli apparati decorativi diventano perciò occasioni di studio ed elaborazioni sul comportamento umano nello spazio domestico. Sottsass ripensa una modalità di abitare erotica, per così dire, nell’accezione di passione per la vita in una ritrovata dimensione sensuale, corporale, negli ambienti quotidiani e in aperto contrasto con i condizionamenti sociali e gli automatismi indotti dalla speculazione consumistica, che sull’onda dell’ottimismo tecnologico avanza con la produzione industriale di massa. Si parla di Contro Design.

“Il cosiddetto movimento del Contro Design sostiene l’idea che il design non finisce con l’oggetto messo in produzione dall’industria, ma inizia quando entra nelle nostre case, nelle nostre strade, città, cieli, corpi, anime. Il design inizia quando diventa rappresentazione visiva, fisica, sensoriale della metafora esistenziale sulla quale fondiamo le nostre vite”. (3)

Ma Ettore Sottsass jr. è architetto innanzitutto, come non si stanca mai di ripetere.
Emblematico l’uso spaziale e metafisico che fa dell’ombra. Immagina De Chirico. E’ un’ indagine metaforica come nelle Ceramiche delle tenebre: le tenebre per convenzione sono nere, perché non pensare che siano bianche, come l’intonaco di un muro, lo spazio vuoto nello zen o la risacca dell’onda, s’interroga Sottsass? (4). L’oscurità è la sua ossessione durante la malattia: l’attraversa, la percorre e, dopo essere guarito completamente, la colora. Realizzati per Bitossi al rientro in Italia, questi vasi cilindrici si vestono di tonalità tenui e scure, eppure luminose, con l’interposizione di campi geometrici e cromatici, prefigurando il disegno magico (5): una ricomposizione vibrante di materia, segno e colore che si fa rituale. Così si ricordano anche i vasi “Rocchetti”, i piatti “Offerta a Shiva” e molti quadri degli anni ’40 e ’50.

L’ombra è protagonista in alcuni esercizi astratti come la serie a china e matita “Architetture nere” e quella a colori “Architettura attenuata”. Si tratta per lo più di case private unifamiliari così come molte delle ville realizzate dallo studio Sottsass Associati, nelle quali – sottolinea Giovanni d’Ambrosio nel suo libro monografico per Testo&Immagine (6) – la dimensione spaziale è pensata dall’interno verso l’esterno e non come elemento monumentale collocato nel contesto esistente. Come se Ettore fosse a suo agio con una relazione dimensionale più intima, senza però rinunciare a rapportarsi con l’esterno. Sono edifici che dialogano attraverso estrusioni e proiezioni, con uno sviluppo centrifugo che s’inserisce nel territorio con elementi paesaggistici: corti interne e verande, coperture di proporzioni rinascimentali, cornici volumetriche che contengono e non delimitano. Le ombre ne disegnano vuoti e pieni. Anche nell’esplosione pop di Memphis gli arredi si ergono come volumi ieratici.

“Ho saputo che qualcuno ha detto che le mie architetture (poche purtroppo) sono mobili ingranditi e io invece penso che sia il contrario e cioè che tutti i mobili che ho disegnato finora sono architetture rimpicciolite.” (7)

La connessione con la terra è un’altro archetipo importante: a Sottsass interessano la gravità, il peso come manifestazione della presenza fisica e materiale sul pianeta. (8) Inserisce piedistalli e piattaforme che moderano il rapporto col terreno, che siano oggetti, mobili o costruzioni, aumentando gli spessori dei piani e delle superfici quasi ad esagerarli; forse a limitare simbolicamente quell’inevitabile deterioramento della materia, che si corrode annullandosi?

E’ questa sensazione di sparire, di non esistere di fronte a un Tempo indifferente, quel terrore primitivo che l’umanità ha cercato di esorcizzare attraverso il segno, prima su pietra e poi su carta. A questa consapevolezza personale e comprensione antropologica del disegno Ettore giunge mosso dal fascino per la calligrafia orientale, che ispira le opere esposte nella mostra Kalligraphy a Zurigo.

“Ho disegnato questo gruppo di ceramiche nere dopo aver passato un po’ di tempo a Xi’an, in Cina, nella provincia dello Shaanxi…A Xi’an c’è un museo che si chiama “Foresta di Pietre”, dove ci sono duemilatrecento stretti pilastri di pietra grigia o nera, alti da due a quattro metri, con antiche calligrafie scolpite nella pietra. Questa “Foresta di Pietra” è diventato uno dei documenti base nella storia dell’umanità”. (9)

Sottsass non ha mai abbandonato il tempo presente. A dieci anni dalla scomparsa nel 2007, la sua assenza alimenta il mito di un protagonista libero e innovatore nelle arti, nell’architettura, nel disegno industriale, nella scrittura attraverso due secoli. E quale miglior occasione per riavvolgere il filo della nostra fascinazione se non visitando l’intensa mostra in Triennale per il centenario della sua nascita, il 14 Settembre?

Piace anche a me, Ettore, pensare di non avere annoiato la mia anima finora.

Ciao.

Vado…

Disegni per i destini dell’uomo. Disegno di un pavimento su cui i tuoi passi saranno incerti – 1973 (Metafore)

Note:

  1. https://www.youtube.com/watch?v=O9DHFb8Ab1I
  2. https://www.youtube.com/watch?v=f8WhLgRFfRQ&t=9s
  3. Estratto dal testo di Ettore Sottsass scritto nel catalogo della mostra allestita nel 1983 al Philadelphia Museum of Art, intitolata “Design since 1945”
  4. Ettore Sottsass. “There is a planet”, Catalogo mostra, Triennale Design Museum Electa, 2017 citazione da “Ceramiche delle tenebre”, 1962 pg. 38
  5. Ettore Sottsass. “There is a planet”, Catalogo mostra, Triennale Design Museum Electa, 2017 citazione da “Esperienza con la ceramica”, 1970, pg. 25
  6. Ettore Sottsass jr. Nomade Shiva Pop. Giovanni d’Ambrosio, Ed. Testo&Immagine 1997
  7. Ettore Sottsass. “There is a planet”, Catalogo mostra, Triennale Design Museum Electa, 2017 citazione da Abitare il Tempo, 1993 pg. 114
  8. Ettore Sottsass. Vorrei sapere perché, Ed. Electa 2007, Brano intervista di Franco Raggi per parole chiavi
  9. Ettore Sottsass/Esercizi, Alberto Cetti Serbelloni Ed. 2001. Testo scritto in occasione di Kalligraphy, mostra alla Galleria bruno Bischofberger, Zurigo, Ottobre 1996.

Link:

Approfondimento sulla rivista Pianeta Fresco, “editoria di strada” di Fernanda Pivano e Ettore Sottsass:

http://diacritica.it/storia-dell-editoria/pianeta-fresco-leditoria-sulla-strada-di-fernanda-pivano.html#fn-2418-9

Testo completo inserito nel del catalogo della mostra Kalligraphy: https://www.wright20.com/auctions/2016/05/design-masterworks/4

Serie fotografie “Metafore 1972-79”: http://www.frac-centre.fr/collection/collection-art-architecture/index-des-auteurs/auteurs/projets-64.html?

Altre immagini: http://it.phaidon.com/agenda/design/articles/2014/may/29/how-sottsass-went-from-page-to-product/

Altre mostre celebrative: https://www.youtube.com/watch?v=zhs151nkECw

 

Ettore Sottsass © Bruno Gecchelin, 1974 – By SIAE 2017

Ceramiche delle tenebre, 1963  (C’est pas facile la vie)

Il Pianeta come Festival, 1973 – Metafore, Disegno di una porta per entrare nell’ombra, Aigua Brava, 1973

Architetture nere, 1991 – Architettura Attenuata, 2001

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