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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – OTTOBRE 1967 – di Arcangelo Di Cesare

 

Questa cronaca è per un personaggio unico della storia dell’architettura: a due anni dalla morte, avvenuta a New York il 27 dicembre 1965, la rivista gli dedicò un commosso ricordo.

Era l’assertore della “casa senza limite”, il nemico della simmetria, l’apostolo delle cavità fluidificate, della transizione spaziale e dei gusci organici e trapassati; mite e irriducibile, candido e geniale non fece parte di nessuna scuola, riuscendo sempre a sottrarsi al fascino dell’isolamento e all’ambiguità delle mode. Volò semplicemente sopra il mondo, lambendo e influenzando tutte le arti figurative e decidendo di concentrarsi sulla madre di tutte le arti, l’architettura; riuscì nella titanica operazione di far vivere lo spazio anziché di limitarsi a guardarlo.

Scriveva: “Il futuro appartiene alla continuità, l’isolamento è abolito. Una casa non è più un singolo blocco con pareti piane, curve o a zig-zag. È composta da nuclei spaziali viventi, di ali che si protendono verso orizzonti nuovi. Siano essi vicini o lontani, essi ci appartengono, e noi ne siamo parte. La scatola quadrata è morta di soffocazione. Ha strozzato la vita all’interno. E i buchi delle finestre sono pura respirazione artificiale per il cubo agonizzante…..”.

In fondo il suo fu un modo di progettare diverso dagli altri, fondato più sulle nostre intime necessità e sui nostri processi interiori piuttosto che dettato dalle attrezzature meccaniche.

La sua “Endless House” oltre a rappresentare il filo conduttore della sua intera esistenza e il tema continuo della sua ricerca, diventerà anche quella raffinata concezione di spazio che non esisteva e che non avremmo piu’ ritrovato nella nostra storia dell’architettura.

Esortava: “Disegnate ad occhi chiusi, ascoltate ogni consiglio con un orecchio, ma tenete aperto l’altro ai sussurri della vita. Impiegate la tecnologia ma non fatevi dominare dall’industria. La casa non è una macchina per abitare ma un involucro che va riempito con l’esuberanza della vita”.

All’esile figura, quattro piedi e dieci pollici di altezza, si contrapponeva la sua immane grandezza intellettuale, capace di elevarlo a gigante nel mondo dell’architettura: Friedrich Kiesler.

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