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Di resina, sabbia e vento, le foto di Anna Galluzzi nella “Biblioteca Nelson Mandela” a Roma. Belleville Vivante!: dai libri alla fotografia con Giampaolo Majonchi – di Mario Miccio

Venerdì 22 settembre 2017 è stata inaugurata, nella Biblioteca Nelson Mandela di via La Spezia  n. 21 a Roma, la mostra fotografica  di Anna Galluzzi Di resina, sabbia e vento. In bicicletta da Bordeaux a Biarritz, che potrà essere visitata fino al 6 ottobre 2017, dalle 9 alle 19 dal lunedì al venerdì e dalle 9 alle 13, il sabato.

Le foto in mostra sono state realizzate con una fotocamera digitale SONY Alpha 6000 con obiettivo 16-50 mm F 3-5/5-6.

A presentare l’evento nella Sala Incontri della Biblioteca sono intervenuti Antonio Trimarco, del Coordinamento delle Attività con la Scuola e con l’Università e ideatore della mostra, Alessandra Langellotti responsabile della biblioteca e l’autrice delle fotografie Anna Galluzzi che ha raccontato al pubblico presente delle sue escursioni nel mondo della fotografia e delle emozioni che ha voluto fermare nelle immagini durante il suo viaggio in bicicletta in quella regione della Francia lungo la costa atlantica nel percorso che va da Bordeaux a Biarritz.

Dalla fotografia al libro dei nostri ricordi con le foto di Anna Galluzzi.

Anna Galluzzi si presenta in mostra con la Brochure  Un racconto di viaggio in cui raccoglie i suoi appunti e chiude il taccuino citando Daniel Pennac “Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare”.

Biblioteca e fotografia, alfabeti diversi per documentare: un binomio che richiama quanto detto da Giancarlo Susini, docente presso l’Università di Bologna, nel 1991: chi scatta una foto lo può fare per passione, per souvenir, per affetto, ma produce nel contempo – lo sappia e lo voglia, o no – un bene culturale, cioè un rettangolo impressionato destinato a documentare uno specchio sociale, un arredo, un abito, un atteggiamento, un paesaggio (1).

E così la fotografia diventa un modo di attestare che ciò che vedo è effettivamente stato  … ma è anche – scrive Barthes (2) – stupore che dura e si rinnova, inesauribilmente perché ritrae … il reale allo stato passato: è il passato e il reale insieme. Un passato e un reale nel quale forse confonderci come se costruissimo dentro di noi una bugia, un mascheramento per accettare una realtà nuova.

Galluzzi, nella sua Brochure, racconta che in questo viaggio documentato in mostra il suo occhio fotografico, sebbene prepotentemente preso dalla forza dei paesaggi, si è soffermato volentieri […] sulle persone. Mi hanno incuriosito i loro gesti, i loro movimenti, attraverso cui mi è piaciuto intuire e per un attimo entrare in contatto con le loro vite.

Il passato e il reale insieme ritornano nell’immedesimazione con i luoghi, per cui mi dico Ci sono stato, o, citando Barthes, quando vedo la spiaggia di Biarritz nel 1931 (Lartigue) o il Pont des Arts nel 1932 (Kertész) mi dico: < Chissà, forse c’ero anch’io >; forse in mezzo ai bagnanti o ai passanti ci sono io, colto in uno di quei pomeriggi d’estate in cui prendevo il tram di Bayonne per andare a bagnarmi alla Grande Plage, o in una di quelle domeniche mattina in cui, venendo da casa nostra, in rue Jacques Callot, passavo sul ponte per andare al Tempio dell’Oratorio (fase cristiana della mia adolescenza) (3). C’ero anch’io…. Ci siamo tutti ….: dallo spazio immenso a quello raccolto, per ritrovarci bambini e poi adulti.

Gli spazi e il tempo della memoria (Perdersi con lo sguardo. Mimizan Plage) si sovrappongono alle foto, che dipingono il  paesaggio con gli occhi dell’obiettivo (4) in una prospettiva libera, con macchie di colore che diventano oggetti, persone, paesaggi, come nei quadri en plein air di Monet, per rappresentare il reale: rappresentare è infatti conoscere e ricordare, un atto che coinvolge le esperienze di chi crea, la sua cultura, la sua formazione, le sue capacità artistiche, i suoi pensieri e stati mentali (5). Il viaggio nella memoria del nostro passato diventa così un viaggio colorato, carico di emozioni, ma anche di suoni e di musiche: ci scopriremo artisti, poeti, musicisti, per andare a cercare nelle nostre biblioteche del tempo i taccuini di viaggio.

Osservando le fotografie, si può immaginare per un attimo di correre sulle grandi spiagge (Piccolissimi di fronte alla natura. Mollets Plage), di arrampicarsi sulle dune (Sua maestà la dune del Pilat), e scendere a perdifiato fino al mare, di giocare con le onde correndo dalla spiaggia incontro all’oceano (Giocando con le onde. Biscarrosse). La musica si fa spazio dentro di noi piano, poi sempre più forte come quella di Un americano a Parigi di George Gershwin, frasi musicali ritmate, piene di colori, di sprazzi sonori … Correre per poi fermarsi nei silenzi improvvisi, per poi riprendere a correre liberi all’infinito.

Le varietà dei paesaggi e delle città, gli atteggiamenti delle persone (Dopo una sessione di surf. Porge Plage Landes), il profumo della resina dei pini (L’odore della resina. Pineta dalle parti di Vieux Boucau) e del mare, le onde (Vento, sole e burrasca a Biarritz)  le nuvole (Cieli atlantici. Les Estognottes, Seignosse), gli orizzonti oltre il mare, le immense spiagge di sabbia che catturano i colori dei paesaggi, le dune (Passaggi tra le dune. Mimizan plage), le sensazioni del vento, le luci colorate di una giostra per ritornare bambini (Gira il mondo gira. Lungomare di Arachon all’imbrunire): forme, colori, suoni che nella magia dei ricordi creano atmosfere sospese, suggestioni e visioni poetiche, questa è la mostra di Anna Galluzzi.

Anna Galluzzi, è una bibliotecaria di professione  dai molteplici interessi: cinema, musica, teatro, fotografia, letteratura, viaggi, che condivide nel suo blog Lo sciame inquieto (http://sciameinquieto.blogspot.it) con un pubblico di lettori curiosi, appassionati e che non si accontenta facilmente.

Belleville Vivante!: dai libri alla fotografia con Giampaolo Majonchi.

Le vicende della famiglia Malaussène sono affidate alla penna di Daniel Pennac che nel 1985 pubblica il primo romanzo della saga Il paradiso degli orchi, incentrata sul personaggio di Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, e della sua famiglia. Nel 1987 pubblica il secondo romanzo della saga La fata carabina, seguono: La prosivendola nel 1989, Signor Malaussène nel 1995, Ultime notizie dalla famiglia (edizione italiana che accorpa Monsieur Malaussène au théâtre del 1995, Des Chretiens et des maures del 1996). Nel 2017, diciotto anni dopo l’ultimo romanzo La passione secondo Therese del 1999,  ricompare con un nuovo romanzo Il caso Malaussène. Il romanzo è in due volumi: il primo Mi hanno mentito di 288 pagine  è stato pubblicato da Feltrinelli. Del secondo romanzo non si conosce ancora né il titolo né i tempi di pubblicazione.

La famiglia Malaussène vive a Parigi nel quartiere  di Belleville. Il fotografo Giampaolo Majonchi è affascinato dalla descrizioni dei luoghi e dei personaggi dei romanzi che fa Pennac del quartiere in cui abita, e vuole realizzare una trasposizione fotografica dei testi. Nel febbraio del 2004 realizza il suo progetto che chiamerà  Belleville Vivante!. Parte per Belleville per scoprire quei luoghi e quegli strani personaggi (6)  cammina a lungo, attraverso il camminare il paesaggio è stato per secoli attraversato, trasformato, percepito, rappresentato e immaginato (7). Cammina per diversi giorni e ritrova tutti i luoghi, e come fotografo amante del sociale e del reportage, rivive, anche attraverso la quotidianità dei gesti delle persone incontrate, i racconti di Pennac e dei suoi personaggi.

Belleville Vivante! è stato realizzato da Giampaolo Majonchi tutto in analogico con una Canon Eos 3, e con quel risultato imperfetto e un po’ laconico che certamente rispecchia il carattere e quindi il [suo] modo di fotografare(8), è composto da: 10 pannelli con i testi di Daniel Pennac e 10 foto che potete leggere e vedere sul sito del fotografo al link http://www.giampaolomajonchi.it/belleville_vivante-r4180.

Belleville Vivante! È stato selezionato e esposto al Festival Internazionale di Fotografia di Foiano della Chiana  nell’estate del 2004.

SCARICA LA BROCHURE DELLA MOSTRA

NOTE

(1) G. Susini: Il Bene culturale: nuova vocazione interdisciplinare dell’Università in “Alma mater studiorum”, IV, 1, 1991, pp.177-185.
(2) Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Torino, Giulio Einaudi editore, 1980, pag. 83.
(3)  Roland Barthes op. cit. pag. 84.
(4) Giselle Freund, La fotografia come espressione artistica, in “Fotografia e società. Riflessione teorica ed esperienza pratica di una allieva di Adorno“, Nuovo Politecnico, Pubblicazione quindicinale, 28 febbraio 1976, Einaudi, Torino, pag. 167.
(5) Meyer Schapiro, L’impressionismo. Riflessi e percezioni, Torino, Einaudi, 2008.
(6) Dalla presentazione di Belleville Vivante!, sul sito del fotografo: http://www.giampaolomajonchi.it/belleville_vivante-r4180.
(7) Enrico Cicalò, Il percorso come rappresentazione. Mappare i percorsi per fruire il paesaggio, in Processi di analisi per strategie di valorizzazione dei paesaggi urbani. I luoghi storici tra conservazione e innovazione. Atti del convegno Roma 29 gennaio 2016, a cura di G. M. Cennamo, Ermes. Servizi editorialii integrati S.r.l., Ariccia (RM), gennaio 2016.
(8) Dal sito di Giampaolo Majonchi: http://www.giampaolomajonchi.it/about.

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