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80 anni della Città Universitaria di Roma – di Massimo Locci

 

In questo periodo ricorrono gli 80 anni della Città Universitaria di Roma. Per le Celebrazioni sono state organizzate varie e complesse iniziative. Tra le più importanti sono due mostre: la prima, “La nuova città universitaria di Roma”, è stata elegantemente allestita nella galleria del palazzo del Rettorato. La seconda, “Sironi svelato. Il restauro del murale della Sapienza” (ospitata nel Museo-laboratorio di Arte contemporanea) documenta gli studi e le tecniche d’intervento per il ripristino dell’immagine originaria del monumentale affresco dell’aula magna.

L’evento principale è stato lo svelamento del celebre dipinto restaurato, “L’Italia fra le Arti e le Scienze” di Mario Sironi, avvenuto alla presenza del Presidente della Repubblica. Intervento significativo sotto il profilo artistico, in quanto nel processo restaurativo sono state eliminate le pesanti ‘velature’, realizzate nel dopoguerra per coprirne i simboli fascisti.

Molto interessante, ma anche stimolante per la modalità tecnica e per i risvolti simbolici, l’installazione luminosa e sonora che ricostruisce virtualmente la vetrata, distrutta durante il bombardamento di San Lorenzo nel 1943, presente nella facciata dell’edificio di Matematica  di Giò Ponti. La vetrata era importante nella composizione globale in quanto ravvivava una facciata volutamente ‘non espressiva’, almeno rispetto al vigoroso corpo plastico posteriore, e Testimonia la volontà comune, quindi condivisa da tutti i progettisti (Pagano la definiva l’elogio della modestia) di non creare ‘figure’ eccezionali, sotto il profilo formale e materico, nel sistema generale della Città Universitaria. Come è noto Marcello Piacentini aveva sollecitato i giovani progettisti coinvolti (Pagano, Michelucci, Capponi, Ponti etc) a sviluppare linguaggi specifici e autonomi ma garantendo una forte omogeneità complessiva, in particolare sul fronte verso lo spazio pubblico (definito basilicale, con navata e transetto).

Infine il Convegno internazionale “Le città universitarie del XX secolo e la Sapienza di Roma”, che ha visto un numero considerevole di relazioni, introdotte dall’intervento di Paolo Portoghesi. Strutturato in ben sei sessioni distinte (sulla storia e le vicende costruttive della città universitaria, con confronti con altre strutture coeve nel mondo, sul ruolo dell’arte negli spazi del complesso, sui singoli edifici e sugli autori, sulla conformazione degli spazi esterni , sulle prospettive di sviluppo del campus) il convegno si è svolto negli spazi, spesso inadatti per le funzioni e a vari piani, del Rettorato.

Nei tre giorni,  dal 23 al 25 novembre, i lavori si sono svolti in parallelo ed era praticamente impossibile seguire tutti gli interventi. Non si capisce il senso di una simile organizzazione, come se gli argomenti fossero indipendenti e autonomi e non relazionati e strettamente interconnessi. Peccato perché le relazioni, che ho potuto seguire, in molti casi erano veramente interessanti .

Non essendo stata fatta, inoltre, un’adeguata promozione del convegno, alle sessioni (tranne all’inaugurazione con le autorità) erano presenti solo i relatori e pochissimi altri uditori. E’ del tutto evidente che il confronto è stato pensato dagli organizzatori in chiave puramente accademica, avendo come interlocutori solo studiosi interni al sistema, per creare relazioni tra docenti, per costruire sinergie tra atenei e, forse, per costruire/consolidare carriere universitarie.

Immagino che i migliori relatori si siano sentiti a disagio per aver approfondito argomenti con passione e competenza e aver verificato l’inutilità della propria ricerca (che pochissimi hanno potuto apprezzare) e per aver sviluppato, non richiesto, un intento scientifico ma contemporaneamente comunicativo.

Paradossalmente l’obiettivo della call for papers del Convegno “è quello di offrire a studiosi italiani e stranieri, una occasione per approfondire il significato dei luoghi di vita universitaria, caratterizzati da propri connotati fisici, da peculiari relazioni interpersonali, da storia civile e scientifica, da trasmissione del sapere tra generazioni in costante, ideale tensione alla promozione di individuale crescita umana e di servizio delle necessità comunitarie”.

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