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Parade / Lo spettacolo impossibile – di Alessandra Muntoni

 

Il saggio di Anunciata von Liechtenstein pubblicato nel catalogo della mostra Picasso tra cubismo e Classicismo 1915-1925, attualmente alle Scuderie del Quirinale, spiega la genesi del balletto “Parade”, la cui scenografia, costumi e il cui sipario Picasso ha dipinto proprio qui, a Roma, nel 1917. Jean Cocteau aveva maturato da tempo il desiderio di lavorare con Sergej Djagilev che lo aveva sfidato dicendogli: “Stupiscimi!”. Così Cocteau, vestito da Arlecchino, si presenta nel 1915 all’atelier parigino di Picasso, che stava dipingendo appunto il suo primo Arlequin. Puntava sul fatto che la scena del circo e le maschere della commedia dell’arte ‒ l’“intrattenimento volgare” ‒ potessero convincere il pittore. Non si sbagliava ma la cosa non sarà facile, anche perché si vorrà coinvolgere anche Erik Satie per le musiche. Finalmente, il 17 febbraio 1917, Picasso e Cocteau partono dalla Gare de Lyon per raggiungere Djagilev a Roma, dove i Balletti Russi stazionavano durante la guerra. Installato all’Hotel de Russie, con lo studio a via Margutta, frequentando sia Villa Medici che la Rivista nei music-hall di terz’ordine, Picasso comincia a dipingerei bozzetti per i costumi e la scena di “Parade”, incontrando la bellissima ballerina Ol’ga Chochlova che poi sposerà.

Ma che cosa significa Parade? Si tratta di “una scena caricaturale recitata davanti al padiglione di una fiera per attirare gli spettatori all’interno” (così il Dictionnaire Larousse). Allora ecco la ragione di quel grande sipario, attualmente esposto a Palazzo Barberini, dov’è rappresentata sia la vita di strada che quella fantastica, ispirate anche all’excursus napoletano. La parata è l’avanspettacolo dei banditori che invitano ad assistere allo spettacolo che si dovrebbe svolgere dentro, con sei personaggi (forse in cerca d’autore, suggerisce Liechtenstein, ma i Sei personaggi di Pirandello fu rappresentata al Valle di Roma solo nel 1921. Forse Pirandello ha visto Parade?). Sono: l’Acrobata, il Prestigiatore cinese, il Cavallo pazzo, la Bambina americana, i due Manager cubisti, uno francese e l’altro americano, che danzano sulla scena con le movenze meccaniche ideate da Léonide Massine. Il teatro del Bauhaus lo terrà presente.

Due aspetti sono molto importanti. Anzitutto le perlustrazioni di Picasso e Cocteau a Roma e a Napoli, dove vengono folgorati da Michelangelo, Raffaello, l’arte barocca, l’archeologia delle grandi statue e dei Templi. Djagilev invita gli esponenti dell’avanguardia russa Natal’ja Gončarova e Michail Larionov a Roma, dove c’era già stata l’avanguardia futurista di Balla e Depero. Ma Picasso e compagni sono soggiogati anche dalla vitalità e dal frastuono del quotidiano popolare. Per contro, o soprattutto, c’è la prima guerra mondiale e Cocteau aveva definito “Parade” “la più grande battaglia della guerra”. Il cubismo cerca nuove strade, l’arte una possibile sopravvivenza. L’esito sarà una collimazione insieme tragica, melanconia e teatralmente estroversa. Le figure sono auliche, monumentali, ma si spezzano e si distorcono, le maschere popolari hanno sguardi assorti, melanconici (vedi il Massine-Arlequin, 1917 e Paul en Arlequin, 1924). Il grande sipario per “Parade” è l’incedere della tradizione, mentre il balletto, annunciante uno spettacolo che non si vedrà mai, mette a confronto la rigenerazione del cubismo, nei due Manager, con il realismo fantasioso, nell’acrobata, e la buffoneria popolaresca, nel cavallo disarticolato. La foto che ritrae Picasso coi pittori seduti sul sipario steso a terra, e come frantumato, può quasi interpretarsi come il presagio di Guernica, 1937, quando si conclude questa storia e si apre una nuova stagione del cubismo, inaugurata da Picasso e Sert a Parigi con il padiglione della Spagna, luogo della guerra civile e del bombardamento della cittadina basca appena perpetrata dai nazi-fascisti. Sta per iniziare la seconda guerra mondiale.

Ebbene, Roma è stata il fulcro, non casuale, di questo formidabile esperimento che ha cambiato i percorsi dell’arte e della coscienza civile. Un argomento da riportare al centro di molte questioni oggi in discussione.

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