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I pedali dell’architettura – di Marco Ermentini

 

Ogni pianoforte ha dei pedali che ci possono servire a descrivere due atteggiamenti dell’architettura contemporanea. Mi spiego. Assistiamo alla solita esibizione di muscoli dell’architetto che dall’alto della sua distanza critica accademica crea il gesto teatrale caduto sulla massa dei poveri abitanti con enfasi, esagerazione e senza alcun pudore. Ecco questo modo di progettare astratto è proprio come il pedale destro che serve per il “forte” e per la “risonanza”  prolungando il suono di tutti i tasti.

Al contrario un linguaggio che cerchi di riscoprire un’ umiltà che abbiamo pericolosamente perduto, di coniugare un nuovo modo di abitare la dimora dell’uomo con cautela e generosità dimenticando la superbia è simile a ciò che accade quando utilizziamo il pedale  sinistro che serve al “piano”, ad attutire il suono , ad abbassare il volume. Insomma un’architettura in “sordina” che non vuole dire nascondersi e non fare nulla, ma farlo in modo più timido, attento ed intelligente.

Siamo in grado di usare bene i pedali?

 

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