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Savioli in mostra – di Alessandra Muntoni

 

L’Archivio di Stato di Firenze ha ospitato la mostra Nello spazio intorno all’uomo. Disegni e modelli di Leonardo Savioli -23 settembre-8 ottobre 2017. Una iniziativa di Roberto Fuda che si è avvalso del supporto scientifico di Carolina De Falco, Letizia Nieri, Massimiliano Nocchi e Paola Ricco. I plastici, i grafici, i materiali didattici e i documenti vicini alla sfera privata ‒ dicono gli organizzator ‒, sono esposti come «tracce di un processo creativo che si apre a interessi sfaccettati».

L’occasione è dovuta al centenario della nascita di Savioli, ma non si tratta di una celebrazione, bensì del persistere di un interesse che la cultura italiana giustamente rivolge alla scuola di Giovanni Michelucci. Gli interlocutori sono ormai un pubblico vasto e consapevole, dalle Istituzioni più prestigiose della Toscana, ai cittadini, studiosi, studenti e professionisti. Si tratta di un esempio prezioso di coinvolgimento civile che intende l’architettura nel suo giusto ruolo. Il Centro Pecci di Prato-Fondazione per le Arti contemporanee in Toscana, e la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, hanno fiancheggiato la mostra con un dibattito pubblico che si è svolto nella Sala cinematografica del Centro, con interventi, testimonianze e la proiezione del documentario di Massimo Becattini Leonardo Savioli. Il segno generatore di forma-spazio (2012).

A proposito del processo inventivo dell’architetto, Giulio Carlo Argan, presentando nel 1966 la sua prima mostra importante, scriveva di esser rimasto colpito dal fatto che la metodologia urbanistica e architettonica di Savioli avesse origine in un’esperienza figurativa e visiva, «cioè da una ricerca d’immagine e dallo sviluppo intenzionato dell’immagine stessa attraverso la serialità non ripetitiva dei segni. Questo partire non già da un’astratta ipotesi di struttura spaziale, cioè da una forma a priori, ma da una spazialità determinata come contesto segnico, mi pare un modo non soltanto nuovo, ma estremamente rigoroso e, dal punto di vista di una metodologia fenomenologica, esatto». Aggiungeva Giuseppe Marchiori «Sono le strane metamorfosi operate dalla fantasia di motivi destinati, all’origine, a diventare edifici».

Credo che quella capacità di metamorfosi e quello sviluppo intenzionale di un’immagine che nasce e si sviluppa nel concreto reale, sia ormai radicata saldamente nell’agire progettuale o comunque nelle aspettative di tutti noi.

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