presS/Tletter
 

 

Per anni ho camminato lungo la Senna davanti al cantiere dove la Grande Biblioteca progettava di ammassare milioni di libri in quattro torri gigantesche; mi veniva da ridere: i decisori, gli architetti, i progettisti avevano mai sentito parlare del computer? Questi libri, li consultiamo già da casa!” (da Michel Serres, Il mancino zoppo, Bollati Boringhieri 2016, pag. 255)

La biblioteca di Tianjin, opera di MVDRV da poco inaugurata, ha avuto ampia visibilità anche nei media dei grandi giornali per via sua hall di grande impatto che difficilmente passa inosservata.

Una delle cose che ha infastidito alcuni, e anche me, è che gran parte dei libri visibili nella hall siano in realtà finti, solo rappresentati. Approfondendo la questione, si scopre che effettivamente la hall è scenografia, non è realmente utilizzabile come sala di lettura a libero accesso. I libri veri che si vedono nelle fotografie, dopo essere stati fotografati il giorno dell’inaugurazione sono stati rimossi; e probabilmente le scale di accesso agli scaffali verranno chiuse, dopo i primi feriti (fonte, qui https://archpaper.com/2017/11/mvrdv-library-fake-bookshelves/#gallery-0-slide-0 )

In realtà non c’è da scandalizzarsi troppo. Nel momento in cui la digitalizzazione dei libri cambia radicalmente non solo il loro modo di lettura, ma anche mette in crisi la reale utilità della biblioteca stessa, gli architetti si trovano a realizzare, più che spazi in cui si svolgono attività nelle modalità dei secoli scorsi, luoghi di rappresentazione di essi, veri e propri simulacri. Non ha importanza alcuna che questi in luoghi si svolga realmente una attività, ma che siano ben fotografabili, e che tali fotografie e il loro sguardo fuggevole coltivino un immaginario in rete tale da pubblicizzare l’istituzione, e la sua presenza nei circuiti del turismo.  E questo obiettivo è stato senz’altro raggiunto dalla biblioteca di Tianjin.

Semmai nel caso specifico possiamo criticare la modalità “duck” anziché “decorated shed”; ma soprattutto la spiacevole impressione della mancanza di consapevolezza dei progettisti, o, in alternativa, l’impressione ancor più spiacevole di essere presi per in giro da loro. Con molti di noi non ci sono riusciti, ma con gli autori del video di Repubblica, che hanno scritto entusiasti “la biblioteca più futuristica del mondo …  1,2 milioni di libri in quella che sembra un’astronave …  si candida a diventare un modello per le biblioteche del futuro” direi di sì.

Abbiamo invece forti ragioni di pensare che ben presto verrà ricordata come quei vecchi modelli d’automobile, che per inerzia erano concepiti in modo simile alle carrozze a traino animale. Con la sua grande hall con enormi scaffalature alle pareti per consultare i volumi, la luce dall’alto, l’occhio centrale …

Leave A Response