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Centenario di Bruno Zevi – di Massimo Locci

Lo scorso 31 gennaio, con l’insediamento del Comitato, sono formalmente iniziate le Celebrazioni per il Centenario della nascita di Bruno Zevi (1918-2000).

Le iniziative, in Italia e all’estero, saranno tante e diverse: convegni, mostre, pubblicazioni e cataloghi, ripubblicazione di molti suoi libri, premi per scritti inediti e concorsi di progettazione, produzioni di video-documentari, passeggiate e incontri in luoghi zeviani.

Tra i convegni si segnalano quello in Sicilia (a Palermo e Catania) «Bruno Zevi e la sua “eresia” necessaria», cui seguirà una pubblicazione degli atti a cura di Iolanda Lima, due a Roma «Intellettuali di confine– L’emigrazione intellettuale tra Italia e Stati Uniti e l’avvio della guerra fredda culturale in Italia (1938-1956)» a cura di Francesco Bello e «Bruno Zevi e la didattica del progetto di architettura» a cura di Piero Ostilio Rossi, a Firenze «“Scintilla” romana, “miccia” fiorentina – Bruno Zevi e Leonardo Ricci nella cultura architettonica del secondo dopoguerra» a cura di Maria Clara Ghia.

All’estero sono previsti vari incontri, segnatamente, a Cambridge (Massachusetts, USA), a Sofia presso l’Accademia Internazionale di Architettura (fondata da Georgi Stoilov e Bruno Zevi nel 1987) e a Haifa (Israele).                              .
Tra le mostre la prima sarà ad aprile al MAXXI “Gli Architetti di Zevi”, a cura di Jean-Louis Cohen e Pippo Ciorra, con relativo catalogo, poi alla Fondazione Zevi quella su Biagio Rossetti, a cura di Francesco Ceccarelli, che è parte dell’itinerario per il centenario ‘rossettiano’ di Ferrara; nella stessa città, all’interno del Salone del Restauro, «Zevi. Restauro come progetto».

Tra le pubblicazioni, oltre alle edizioni anastatiche di molti libri di Bruno Zevi, si segnalano la “Guida all’architettura organica”, a cura di Giovanni d’Ambrosio e Luca Guido, e un’edizione speciale del Premio Bruno Zevi sulla ricerca storico-critica. Le passeggiate nei luoghi zeviani, a cura di Maria Spina e Massimo Locci, sono state immaginate come azioni interdisciplinari (con video-animazioni e performance teatrali) interpretative delle opere architettoniche, centrali nella sua ricerca, o come luoghi simbolici di sue “battaglie” culturali.

In sintesi, le celebrazioni cercano di mettere in evidenza il complesso contributo di Bruno Zevi alla cultura del ‘900: dall’elaborazione di un originale pensiero critico sull’architettura e sull’urbanistica all’azione di politica, finalizzata alla realizzazione di una società democratica. E’ stato, infatti, un intellettuale che con determinazione ha perseguito un disegno innovatore complessivo per la disciplina architettonica (costituzione dell’APAO e dell’In/Arch, azione rifondativa dell’INU con Adriano Olivetti, infinite relazioni a convegni, saggi e pubblicazioni) e ha partecipato direttamente all’attività politica, sia con proposte legislative elaborate come società civile, sia come parlamentare.

Le iniziative previste consentiranno di conoscere meglio la sua ricerca, in verità passata in secondo piano negli ultimi trent’anni, e di rilanciare strategie e temi della sua azione culturale. Spero in particolare quello sul ruolo della critica. Nel 1979 così si pronuncia: “Il problema principale della critica architettonica oggi consiste in un eccesso di tautologia. Si ha l’impressione che i critici siano agnostici o cinici, che non credano in nulla e spesso non siano neppure interessati all’architettura. Giustificano, infatti, ogni genere di tendenze estetiche: International Style, Revivalism, Spontaneismo, Neoliberty, Vernacolare, Pop, Contestualismo, Beaux-Arts e Post-Modern. Spiegano con virtuosismo l’ideologia che si suppone nascosta dietro ogni progetto o edificio. Qualsiasi sciocchezza, qualsiasi idiosincrasia, ammantata di acrobatiche teorizzazioni, assume strepitosa importanza. La critica è davvero largamente responsabile della confusione che domina la scena architettonica. Accettando, come fa, ogni fenomeno e il suo contrario, è tautologica con raffinata e ironica compiacenza (…) Ogni critico dovrebbe sentire il dovere di dichiarare ciò in cui crede, e specialmente ciò a cui si oppone.

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