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City unlife – di Marco Ermentini

In via Severino Boezio c’è il vecchio padiglione 3 della Fiera di Milano, un edificio severo in stile neoclassico che ha ospitato per tanti anni le esposizioni internazionali. Non è certo un gran che, tuttavia resta l’unica consolazione dell’architettura di questa parte di città. La storia la sappiamo: con la dismissione della vecchia fiera è stato paracadutato qui un progetto disarticolato e smemorato. Tre grandi torri (Hadid, Libeskind e Isozaki) e un centro commerciale che le collega, un parco e alcune curiose residenze.  Da poco è stato inaugurato proprio il centro commerciale urbano più grande d’Italia 23mila mq con cento negozi e 23 punti di ristorazione. I promotori dichiarano di puntare a 7 milioni di visitatori l’anno, 30mila il giorno. È disegnato da Zaha Hadid: richiama un bosco, è rivestito di bamboo dal pavimento al soffitto con colonne che sembrano alberi.

Purtroppo percorrere questi spazi è inquietante, ti prende un groppo alla gola, non ci sono collegamenti con la città intorno (si oscilla tra l’indifferenza e l’arroganza), non esistono proporzioni umane, gli spazi pubblici sono un disastro, insomma la vita qui è respinta.

Ormai il progetto è stato realizzato e, come si è capito da qualche tempo, ha vinto il progetto finanziario e non quello urbano.

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