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Il nutrimento dell’architettura [87] – di Davide Vargas

Penso alla lampada stradale progettata da Giancarlo De Carlo negli anni 1954/1957 e realizzata per il centro storico di Urbino: lampada a parete e successivamente su palo, in vetro soffiato bianco e smerigliato, mensola in piattina di ferro laccato nero. Tutto qua, ma un oggetto così, progettato esplicitamente per le tessiture della città, il “tegumento” come diceva De Carlo, partecipa alla definizione dell’identità del luogo con la propria misura.

Urbino si sa è la città “ventosa” di Pascoli e del Palazzo Ducale nato dall’incontro di due polarità che in qualche modo si mettono da parte e generano un ambiente umano collocato in un territorio intermedio tra loro. Federico di Montefeltro voleva passare da una città medioevale ad una più moderna e parte dall’architettura del Palazzo e da Laurana.

E così infine è il luogo che favorisce la nascita della nuova civiltà. Io credo che un certo senso identitario che si porti dentro l’idea di fusione per dirla breve tra architettura e urbanistica sottenda anche un piccolo progetto di cosiddetto arredo urbano ma pensato per quel posto specifico. Un contributo, diciamo così, alla unitria riconoscibilità e memorabilità del luogo.

A questo penso davanti al sarcofago costruito a Napoli sul terminale di una strada alla moda.

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