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L’IN/ARCH verso il rinnovo – di Massimo Locci

L’ IN/ARCH, Istituto Nazionale di Architettura, mercoledì 11 aprile, dopo il Congresso, rinnoverà la propria struttura direttiva. Cambierà l’attuale Presidente, che è stato in carica per quasi 20 anni, e i Vice-presidenti. Prescindendo dalla qualità dell’azione svolta da Adolfo Guzzini, il rinnovamento è sicuramente positivo e indispensabile, se si vuole un istituto culturale dinamico e attento ai processi di trasformazione della ricerca architettonica. 

Contemporaneamente si è rinnovata  anche la struttura della sezione laziale: il nuovo Presidente, Amedeo Schiattarella, porterà sicuramente esperienza, competenza e determinazione indispensabili per rilanciare il confronto disciplinare a Roma e per stimolare l’attività complessiva dell’istituto. 

L’IN/ARCH è sempre stata una palestra di dialogo, anche negli ultimi anni sono state tante le iniziative e i progetti ambiziosi; al suo interno si sono registrate convergenze ma anche  posizioni contrastanti, sono maturate opportunità interessanti ma non tutte sono state pienamente colte e, di conseguenza, sono emersi consensi, speranze e frustrazioni.

Per me, che negli ultimi anni ho fatto parte del Direttivo nazionale, certamente il bilancio non è pienamente soddisfacente. Tra gli aspetti positivi il rilancio dei Premi, regionali e nazionali, la partecipazione a tre edizioni della Biennale Architettura di Venezia (in particolare il Padiglione Italia nel 2012) e vari incontri in Italia e nel mondo a sostegno del Made in Italy ( “Innovare per competere. Politiche per una nuova valorizzazione dei territori”). Dalla presenza alla Biennale e dal messaggio di Adriano Olivetti è emerso un diverso approccio conoscitivo della realtà contemporanea, che individua soluzioni per uscire dalla  crisi: un processo di rigenerazione dei territori, ponendo al centro l’innovazione produttiva  delle imprese, e la loro riqualificazione rendendoli “accoglienti” nel senso più ampio del termine. Tra le infinite proposte che non hanno dato frutti concreti la battaglia per una Legge per l’Architettura, i tentativi di contrastare le varie versioni del Codice degli Appalti, il sostegno a una politica di confronti concorsuali per le opere pubbliche e per i processi di trasformazione urbana promossi dai privati. Tra le tante iniziative discusse e inattuate l’Osservatorio  IN/ARCH  sull’Architettura  Contemporanea, che negli intendimenti doveva essere un rapporto biennale sullo stato dell’architettura in Italia.

Soprattutto è mancata una visione strategica chiara, programmaticamente innovativa, capace di promuovere le ricerche teoriche e le sperimentazioni più interessanti, di fare maggiori alleanze con altre istituzioni e associazioni che sostengono la qualità complessiva dell’architettura e dell’habitat. Scelte capaci di allargare il consenso. 

Fino al 2000, viceversa, con la presenza di Bruno Zevi l’IN/ARCH è stata un’isola di libero pensiero, come testimoniato  nella pubblicazione sui primi 50 anni, di cui mi sono occupato, con il coinvolgimento degli architetti internazionali più importanti, di intellettuali, imprenditori, personalità del mondo finanziario e industriale, politici. Scorrendo le immagini del libro: quante mostre, quanti dibattiti, quante emozioni e quanta energia!

Questa, che è una sorta di autocritica, non significa, però, che l’IN/ARCH non sia stata ben diretta o che abbia smarrito le motivazioni / finalità per cui era stata fondata. L’attività svolta è stata del tutto in sintonia con l’orientamento culturale dell’Istituto e di buon livello qualitativo, ma la gestione è stata carente nel processo di rinnovamento, di apertura ai giovani e a nuove esperienze. Si sono elaborate meno proposte stimolanti e anticipatrici di nuovi orientamenti disciplinari; soprattutto è mancata una adeguata capacità di trasmettere all’esterno le attività svolte, riverberando le tesi programmatiche sviluppate nei “Lunedì dell’architettura” e nelle altre iniziative. 

Inoltre, proponendo meno contenuti strategici e  meno formule alternative di comunicazione, si è perso ruolo e specificità identitaria; ritrovarli è un impegno rilevante e prioritario che il nuovo Direttivo dovrà darsi in quanto è particolarmente necessario, considerando che molte sono le istituzioni “concorrenti” emerse in questi anni. Il Presidente in pectore, Andrea Margaritelli, grazie all’indubbio spessore culturale ed esperienza imprenditoriale appare la figura giusta per gestire la nuova fase, come emerso fin dai suoi primi interventi programmatici.

In passato grazie alla forza delle idee ma anche ad azioni di lobbyng esplicito, si riusciva ad avere grande visibilità e adeguate interlocuzioni con i Ministeri, Enti pubblici, Amministrazioni, Istituti bancari e Società. Il dialogo costruttivo portava anche ad ottenere sponsorizzazioni che consentivano di sviluppare opportunità straordinarie di ricerca. Oggi i finanziamenti pubblici sono finiti ed è diventata particolarmente necessaria una visione strategica e un’identità originale. 

Dovrà essere costituito, pertanto, un Comitato Scientifico che, all’interno del Centro Studi dell’Istituto, sia capace di ridefinire i temi nodali e attualizzi le problematiche di interesse comune. Idee capaci di anticipare ed indirizzare il dibattito, modalità per confrontare e valutare le istanze della società nel suo complesso, strumenti per analizzare e prendere posizione sulle proposte normative ed operative delle istituzioni, risposte efficaci e tempestive sugli orientamenti governativi nazionali e sugli indirizzi di programmazione a scala internazionale.

Ritornando al Congresso Nazionale IN/ARCH il titolo (BIGGER IS BETTER? Città 4.0 Resistenza accoglienza e resilienza: una via italiana all’innovazione) evidenzia un tema interessante di discussione “aperta a tutti i soggetti – politici, industriali, finanziari, culturali – a diverso titolo interessati a una prospettiva di sviluppo capace di coniugare l’innovazione con i “caratteri originari” del nostro Paese”.

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