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Looking forward. Olivetti: 110 anni di immagine – di Massimo Locci

La mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Looking forward. Olivetti: 110 anni di immagine”, a cura di Manolo De Giorgi con Ilaria Bussoni e Nicolas Martino, offre uno sguardo sintetico sull’attività industriale dell’azienda di Ivrea e sulla strategia comunicativa del prodotto che Adriano Olivetti, in particolare, ha fortemente voluto. La sua azione, del tutto anticipatrice in Italia, ha orientato la politica aziendale unendo innovazione tecnologica, design del prodotto, grafica e linguaggio pubblicitario.  Promossa dall’attuale società Olivetti, con la collaborazione dell’Associazione Archivio storico Olivetti, l’esposizione è strutturata in due momenti distinti e, anche in conseguenza della dislocazione nelle sale, non in adeguato dialogo tra loro.

La prima sezione, Raccolta visiva, consiste in una selezione di originali (oggetti, graficii e fotografie d’epoca). Molti i pezzi originali (oltre 20 oggetti) che vanno dalla prima macchina prodotta, la M1, fino a un recente registratore di cassa disegnato da Michele De Lucchi, attraversando le pietre miliari della produzione Olivetti (Lexicon, Lettera 22, Lettera 32, Valentine, Divisumma 24 e Tetractys,  Praxis 48, P101) realizzate da Nizzoli, Sottsass, Bellini e tanti maestri del design.

La seconda sezione, Disegnare la vita, consiste in una lettura per immagini dell’universo olivettiano attraverso la straordinaria capacità comunicativa dei manifesti pubblicitari (in particolare degli anni ‘50 e ’60 di Giovanni Pintori) e lo sguardo di alcuni maestri della fotografia: Henri Cartier-Bresson, Gianni Berengo Gardin, Ugo Mulas, Francisc Català Roca, Fulvio Roiter.

Dopo le varie iniziative per il Centenario dell’azienda, in particolare la mostra «Olivetti. Una bella società», curata da Enrico Morteo e Manolo De Giorgi (organizzata, però, con la Fondazione Adriano Olivetti), per i 110 anni di vita dell’impresa ci si aspettava un approfondimento ulteriore, soprattutto finalizzato a sostenere l’attualità della visione olivettiana e non solo il brand aziendale che, in questi ultimi anni, è peraltro decisamente scolorito. 

Considerando l‘intera vicenda della Olivetti, così ricca, varia e con  livelli altissimi di qualità l’esposizione romana ci fornisce una misura troppo limitata di quell’esperienza, finalizzata al miglioramento complessivo della società civile. Fino agli anni ’60 (con riverberi positivi nei due decenni successivi) i motivi d’interesse spaziano dalla strategia d’impresa  al design, dalla grafica all’architettura, dall’arte alla letteratura, dall’urbanistica al pensiero e alla visione politica. Nella visione sinergica tra  industria e cultura ad ampio spettro, Adriano Olivetti, infatti, aveva coinvolto letterati, sociologi, economisti, artisti, architetti e intellettuali nell’attività produttiva dell’azienda: una strategia vincente che ancor oggi sarebbe innovativa e proiettata verso il futuro. Probabilmente, se la Fondazione Olivetti fosse stata coinvolta nelle scelte di questa mostra questa finalità pubblicitaria non sarebbe stata così marcata. 

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