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Il nutrimento dell’architettura [92] – di Davide Vargas

Attraverso la stazione della metropolitana di Piazza Municipio progettata da Alvaro Siza ed Eduardo Souto de Mura. La piazza superiore comincia ad avere una fisionomia ma il cantiere occupa ancora gran parte dello spazio. Il videoaffresco dell’israeliana Michal Rovner lungo 37 metri installato difronte ai possenti bastioni tufacei del Maschio Angioino è naturalmente fuori servizio e sul tabellone compare la dicitura: “prossimo treno tra 19 minuti”. Tutto secondo copione, anche l’indifferenza delle persone. Allora guardo i dettagli. L’intonaco bianco è sporco e dalle macchie si leggono le attaccature tra struttura e muratura.

Nella mia testa cominciano a formarsi i pensieri e, mi dico, le parole per presS/Tletter. Le solite: incuria, sciatteria, degrado. Ma evidentemente suonano ennesime e vuote. Allora l’occhio si astrae e la mente segue. E un pezzo isolato di architettura pare staccarsi da tutto il resto. Resta solo geometria pura come in un quadro, chessò, mi viene in mente Mark Rothko, i suoi acrilici Brown on Gray ma con i colori attenuati. Li ho visti tanti anni fa a New York al Guggenheim raggiunto su uno di quei taxi gialli da film di Martin Scorsese.

Così accade, sei in un punto di transito e viaggi altrove. Nei luoghi e nel tempo. E nella mitologia dei linguaggi più personali.

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