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Sfide: l’architetto contro il tubo della pluviale – di Christian De Iuliis

C’è un nemico quasi invincibile per ogni architetto del mondo. Più odioso della burocrazia e pericoloso di un committente che non paga. Si tratta del tubo della pluviale. A nulla servono gli sforzi e le attenzioni del più attento dei tecnici: quando l’architetto pensa di averlo sconfitto, aggirato con la più maniacale delle cure del dettaglio, eccolo che lui compare, compromettendo rovinosamente qualsiasi progetto.

Secondo gli storici dell’architettura, il tubo della pluviale sarebbe un elemento comparso solo alla fine del XIX secolo. Prima di questa data, inspiegabilmente, l’acqua piovana, contravvenendo a qualsiasi legge sull’idraulica, si incanalava volontariamente secondo percorsi misteriosi. Gli antichi romani, ad esempio, pur di non posizionare una pluviale, costruivano direttamente un acquedotto e portavano l’acqua dalla capitale fino a Cartagine. Nel periodo barocco, architetti molto capaci utilizzavano la pluviale come elemento decorativo, mascherandola tra una lesena ed un puttino. Così mai nessuno aveva di che dire contro il tubo della pluviale. Secondo un’altra teoria, piuttosto bizzarra però, fino al XVIII secolo, sugli edifici meglio riusciti neanche pioveva.

Dall’inizio del novecento, il posizionamento del tubo della pluviale divenne un problema serio. Le Corbusier fece finta di dimenticarsene, escludendo la questione dai suoi cinque punti fondamentali dell’architettura, a favore del tetto-giardino, che infatti è veramente una stronzata. Così Villa Savoye ebbe numerosi problemi con le infiltrazioni, finché venne chiamato un geometra che mise le cose a posto, morendo però successivamente senza spiegare mai come c’era riuscito.

Per un certo periodo, gli architetti hanno provato ad incassare le pluviali nelle pareti esterne, ma per un qualche motivo sconosciuto, nonostante gli sforzi e le previsioni, alla fine ne rimaneva sempre fuori qualcuna che, da un giorno all’altro, compariva sulla migliore delle facciate. Quando l’architetto lo scopriva e domandava in cantiere chi fosse stato a piazzarlo là, tutti facevano finta di niente. O davano la colpa al fabbro che è notoriamente quello con il carattere peggiore con il quale è impossibile discutere.

Alcuni architetti, pur di occultare i tubi delle pluviali, utilizzano grondaie lunghe anche centinaia di metri, fino a raggiungere le coperture di altri edifici limitrofi e sfruttare pluviali contigue già esistenti. Ma è evidente che non sia questa la soluzione del problema.

A volte la sistemazione della tubazione delle pluviale è affidata ad un mastro esperto, che ne approfitta per ergersi al ruolo di artista contemporaneo.  Quando vedete, infatti, lungo il prospetto di un edificio cittadino o in aperta campagna, di una villa al mare o di uno chalet di montagna, tubi di pluviali disegnare complesse evoluzioni lungo il prospetto principale, là è probabile che un architetto si sia arreso.

Oggi gli architetti non sono riusciti ancora a sconfiggere il tubo della pluviale, continuano a combattere contro la burocrazia e i clienti morosi, ma contro la pluviale neanche ci provano più.

Secondo i più fatalisti, sarà il riscaldamento globale a risolvere la faccenda.

Per leggere il primo capitolo di sfide: “L’architetto contro l’alluminio anodizzato”, basta un click.

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