FLASH di Marcello del CampoGarofalo sceglie Cellini per il Padiglione Italiano di Venezia
Roma3 val bene una messa (in lista)
IN EVIDENZA
Boeri, Torino Geodesign, Gibello, Il giornale dell’Architettura, Mirti, Christian de Poorter
- Nella rubrica DOCUMENTI pubblichiamo l’introduzione, scritta da Stefano Boeri, alla mostra Torino Geodesign recentemente inaugurata. Notizie sulla mostra nella rubrica SEGNALAZIONI
- Nella rubrica INTERMEZZO Edoardo Alamaro ci parla di: CAF, arte contemporanea a Faenza “Il pianeta come festival”
- Nella rubrica RECENSIONI E COMMENTI un articolo di Luca Gibello dal titolo Next-gene20 a Taiwan. Paesaggio a uso privato tratto dal nuovo numero de Il giornale dell’Architettura
- Nella rubrica LETTERE Massimo Pica Ciamarra interviene su Qualità Italia. Sefano Mirti sul tema del design (e del geodesign)
- Nella rubrica INTERVISTE Francesca Oddo intervista a Christian de Poorter sul libro Atlante dell'architettura contemporanea in Europa (Mondadori)
L’OPINIONE
Tempo di conversioni
Pochi gli incarichi, molte le conversioni (LPP)
CARTOLINE di Renato Nicolini
Cartolina Walter Tocci
Walter Tocci, già vice Sindaco di Rutelli e poi parlamentare, affida all’Unità del 18 maggio una critica – autocritica intitolata “la lezione di Roma”. Ne cito gli argomenti principali. 1) “Si è continuato ad espandere la città nell’agro romano costruendo tanti quartieri isolati tra loro e sempre più lontani dal centro. In 15 anni quasi tutte le nuove edificazioni sono state collocate a ridosso ed oltre il GRA, in un territorio già devastato dall’abusivismo e privo di robuste strutture urbane”. 2)Le centralità: “sono state chiamate centralità ma tendono ad essere i soliti grandi quartieri satelliti addossati a grandi centri commerciali”. 3) “Si è parlato di priorità del ferro, ma è il suo esatto contrario, è la subordinazione dei trasporti alla localizzazione di cubature come variabile indipendente dello sviluppo urbano … Achille rischia di non raggiungere la tartaruga, se mentre recuperiamo il ritardo del secolo passato creiamo nuovi insediamenti che aumentano il deficit infrastrutturale”. 4) In alternativa, si sarebbe dovuto “riportare le residenze nella città consolidata (…) Roma è infatti quasi vuota, su una superficie grande come quella di Parigi ha un terzo degli abitanti (…) anche demolendo parti della cattiva edilizia degli anni Cinquanta”. 5) Invece “abbiamo assunto pedissequamente il modello americano della città infinita, sovrapponendolo al centro storico più delicato del mondo”. 6) “Se rifacessimo i conti del PIL nazionale dell’ultimo decennio sottraendo le voci della febbre immobiliare scopriremmo anche nelle statistiche ufficiali un paese depresso”. Tutto bene, salvo la premessa: “Dopo la sconfitta siamo tutti più liberi nell’analisi e nella proposta”. Perché aspettare la sconfitta?
FOCUS SU… di Diego Caramma
Boulez su Klee
“Klee non è di certo stato uno di quei pedagoghi chiusi nell’abituale routine, e che si ritrovano sempre sugli stessi percorsi. In lui, al contrario, la pedagogia non ha fatto che arricchire l’invenzione. La profondità del suo metodo consiste precisamente nel non poter generare routine perché riscopre incessantemente la realtà, una realtà in costante rinnovamento, e la scopre per analizzarla. Le analisi di Klee differiscono a seconda dei momenti della sua immaginazione e ne rivelano la potenza.
Si è potuto talvolta osservarlo nel nostro stesso secolo: ci sono geni che ammiriamo per il loro costante rinnovarsi, e altri di cui diffidiamo perché sono artisti che perseverano. Ma spesso abbiamo confuso rinnovamento con dispersione, perseveranza con monomania. Non è facile, in effetti, navigare fra questi due scogli: un catalogo che cambi secondo la stagione non è una soluzione soddisfacente, non più della chiusura ostinata in un tempo definitivamente fisso. Rinnovarsi? Sì, ma secondo un’evoluzione organica che sviluppi, che dilati le possibilità, che cambi le prospettive”.
in: Pierre Boulez, Il paese fertile. Paul Klee e la musica, Abscondita 2004
TELEGRAMMI di Stefano Casciani
Telegramma Prenestino
NeoSindaco-Roma-prima-regali-periferie-sue-elettrici-abbattimento-tangenziale-SanLorenzo-STOP
demolizione-superteca-AraPacis-eventualmente-dopo-STOP
vedi-deliberacomunale-29.5.97-STOP
Telegramma New York
Columbia-University-NewYork-maggio-sole-e-pioggia-STOP
progetti-graduate-2008-immaginano-significato-solidale-
-denaro--per-BancodelSur-a-SanPaolo-del-Brasile-STOP
RenzoPiano-progetta-grattacielo-banco-SanPaolo-Torino-fingendolo-non-tempio-denaro-STOP
SANPAOLO-BATTE-SANPAOLO-1A0-STOP
DOCUMENTI
Il design, la città e i desideri
1. Coesione
In Italia, a Milano, il Design non è mai stato il frutto dell’illuminazione di qualche genio solitario. Nel dopoguerra il “Forniture Design”, cioè l’invenzione e la produzione di utensili complessi- è stato piuttosto un grande fenomeno di coesione sociale. Un gruppo di imprenditori per lo più provenienti dalle grandi aree dell’industrializzazione si è messo alla ricerca dei talenti creativi capaci di produrre il confort domestico per la nuova borghesia in cerca di un nuovo status. Pezzi diversi di società che si sono incontrati attorno all’idea di una sedia, di una tavolo, di una lampada, di un divano e che di quest’idea hanno fatto un motore di relazioni economiche e commerciali. Costruendo proprio grazie a questa coesione, dei simboli potenti e non solo degli oggetti d’uso. Simboli che ancora oggi ci raccontano le aspettative e i sogni di una giovane borghesia urbana che allora era in grande slancio e che, nonostante gli squilibri e le difficoltà, guardava al mondo con ottimismo e ironia.
2. Oggetti di nicchia
Oggi molti di questi ingredienti sono scomparsi, o si sono dislocati altrove: i talenti del progetto arrivano in Italia da tutto il mondo attirati dalla mitologia del design milanese (come dimostrano le decine di incerte scuole di Design) e dalla presenza –questa sì ancora reale- di un piccolo gruppo di aziende leader che però hanno ormai trasferito in Romania, Cina, Turchia le loro macchine.
Gli oggetti del Forniture Design, quelli che ogni anno vediamo nella grande piattaforma globale del Salone del Mobile, sono per lo più prodotti destinati a mercati di nicchia. Sono dispositivi ad alto gradiente di globalizzazione: pensati in Europa o negli Usa, realizzati e assemblati nei Paesi in via di sviluppo, esposti nel circuito delle Fiere del design e commercializzati nelle comunità abbienti della nuova èlite internazionale: nei paesi arabi, nelle nicchie delle città globali.
3. Città-mondo
Eppure, nonostante le condizioni siano del tutto cambiate, il grande e profondo motore del Design italiano può oggi ripartire. Può tornare a pompare forme e soluzioni, alimentandosi di esperienze pratiche e di nuove tecnologie, sfornando prodotti ad alto valore estetico e simbolico.
Purchè si abbandoni una volta per tutte una compiacente nostalgia (che favorisce solo coloro che sopravvivono grazie alla celebrazione di un mito) e si accetti di guardare in faccia la nuova realtà delle nostre città.
Che sono oggi la culla di grandi società cosmopolite, dove non solo le pratiche del consumo e gli stili di vita sono plurali, ma anche le tradizioni artigianali e i bisogni sono molto più articolati e complessi di tre decenni fa.
4. Bisogni, creatività e produzione
Il progetto Torino-Geodesign è un primo tentativo di intrecciare le tre grandi sfere dei bisogni, della creatività e della produzione attorno alla realizzazione di un gruppo di nuovi utensili complessi. E’ la sperimentazione, in una città-mondo, dell’idea che il Design possa tornare ad essere un fattore di coesione e integrazione sociale e culturale.
Le 40 aziende del nord Italia che in questi mesi hanno messo a disposizione saperi, tecnologie e prestazioni per realizzare dei prototipi sperimentali sono la migliore eredità del coraggio imprenditoriale dei piccoli indistriali che 40 ani fa percorrevano gli studi dei giovani creativi milanesi. E a rappresentare questi ultimi, è oggi il gruppo di 40 designer e creativi internazionali che hanno partecipato e vinto il concorso bandito dalla rivista Abitare per selezionare i nuovi talenti di Torino-Geodesign. Ma soprattutto, la conferma che le condizioni del Design italiano siano cambiate, viene dalla partecipazione di più di 40 comunità di cittadini torinesi che hanno sollevato l’esigenza di realizzare un utensile di utilità sociale e/o domestica e che si sono proposti come suoi produttori e non semplicemente suoi utenti.
5. La mappa dei desideri
I giovani nordafricani che chiedono di produrre dei nuovi carrelli pieghevoli per il commercio ambulante. Le donne peruviane interessate a una nuova forma di Packaging del cibo in scatola. I pensionati della bocciofila che propongono nuove lampade da esterno. Gli studenti Erasmus che suggeriscono dei nuovi arredi domestici per coabitare. I soci del club di canottieri che propongono di realizzare dei pontili mobili lungo il Po. I giovani albanesi che progettano una rivista multilinguistica per le comunità migranti. Le 40 comunità di pratiche che alimentano Torino-Geodesign non sono solo una conferma di come il design possa permettere una straordinaria mappatura dei desideri e dei bisogni di una città multietnica e cosmopolita. Sono anche la scommessa che l’invenzione e la produzione di oggetti d’uso può essere anche una grande occasione di integrazione e riscatto per le minoranze culturali, religiose, linguistiche che abitano le nostre società urbane. Sono una sfida per ribaltare la loro rassegnazione in protagonismo sociale e economico. Per trasformare il ruolo delle istituzioni locali da semplici erogatori di risorse in stimolatori di una domanda che può generare decine di nuove realtà imprenditoriali.
6. Progettare integrazione
I 40 workshop che in queste settimane hanno raccolto attorno ad ogni progetto di utensile la comunità che l’ha promosso, il designer che ne ha studiato la configurazione e l’impresa che ne ha ralizzato il prototipo, sono soprattutto un modello politico di integrazione.
Un modo per moltiplicare, in una società dove prevale la spinta alla coesione interna di ciascuna minoranza, le opportunità per lo scambio, la collaborazione, la condivisione dei progetti e dei rischi. (quello che Robert Putnam definisce il “bridging social capital”).
Perché una cosa è certa: se in tutti questi anni le condizioni del Design sono cambiate, non lo è la sua matrice profonda: quella di essere un motore economico, politico e culturale di incontro tra le realtà parallele della nostra vita.
Stefano Boeri
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Biennale dei Parchi a Roma
Biennale dei Parchi ovvero Arte nella Natura e Natura nell’Arte - Prima edizione Villa Torlonia Curato dalla società Art & Communication parte a Roma, VillaTorlonia, questo nuovo appuntamento punto di incontro tra la Natura, l’Arte e l’Architettura, Installazioni e opere legate al ciclo di vita della natura, che respirano in simbiosi con essa come Room Nature di Officinaleonardo, performance legate ai luoghi e alle opere, come quella della fotografa Nora Lux, ma anche opere in materiali derivati dalla natura, nel caso di Elisabetta Nurigiani ed esempi di video arte di Ermanno Dosa. Eventi e cicli di inaugurazioni ogni lunedì e giovedì alle 17.00. Aperto ogni giorno fino alle 20.00, fino al 30 giugno. Villa Torlonia, Via Nomentana 70. Per info le curatrici dell’evento Sveva Manfredi Zavaglia tel.347.8999369 e Giulietta Magni Verna, tel.334.8834152
Bruce Fifield a Roma
L'ergonomia tra innovazione e progetto, conferenza di Bruce Fifield Design Continuum per la rassegna InteractiveObject1.0 a cura di Lorenzo Imbesi . 29 maggio Prima Facoltà di Architettura "Ludovico Quaroni", Aula F2 via Flaminia, 72 – Roma ore 17.00
Agire per le città e il territorio a Roma
In un incontro - dibattito alla Casa dell’Architettura, intellettuali, esperti, professionisti, amministratori locali lanciano il manifesto franco–italiano per una nuova visione delle città. Giovedì 29 maggio dalle ore 18.30 alle 21 alla Casa dell’Architettura (piazza Manfredo Fanti 47), l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia in partnership con Euphon Communication Spa, promuovono un evento per la presentazione del Manifesto italo - francese “Agir pour les villes et le territoire”. Un condensato di idee, proposte e competenze emerse dall’esperienza di Uni(di)iversitè, la serie di 31 incontri tra amministratori e urbanisti, tenutisi in 13 grandi città italiane, tra ottobre 2007 e febbraio 2008, a cura degli istituti culturali francesi e di 17 università locali. Nel dibattito, condotto dal giornalista e scrittore Corrado Augias, saranno affrontate le problematiche più urgenti della città di oggi, prendendo spunto dalle linee guida del Manifesto italo-francese “Agir pour les villes et le territoire”
Sarajevo: un viaggio nell’architettura contemporanea a Roma
Sarajevo: un viaggio nell’architettura contemporanea, a cura di Ena Granulo (giovane bosniaca e studente Facoltà di Via Gramsci). Due architetti, due stili architettonici, due periodi storici e un'unica città: Sarajevo. Una mostra fotografica che si snoda attraverso una serie di foto degli edifici più importanti e significativi della capitale bosniaca, un confronto tra due produzioni così diverse ma allo stesso tempo complementari: da una parte gli edifici progettati all’inizio del Novecento da Karl Parzik, architetto dell’impero austro-ungarico; dall’altra le opere moderne di Hasan Cemalovic, uno dei più importanti architetti bosniaci di questi ultimi anni, che giovedì 29 terrà un incontro con il pubblico dalle ore 17.00 nei giardini di Piazza Vittorio, Roma
Aspettando il Dedalo Minosse a Vicenza
Aspettando il Dedalo Minosse Tavola rotonda 29 maggio 2008 ore 18.00. Palazzo Thiene Bonin Longare Associazione degli Industriali di Vicenza Piazza Castello, 3 "Architetture in Rete, Architetture Globali" / "Net Architecture,Global Architecture" Committenti ed Architetti a Confronto / Clients and Architects face to face. Interverranno Mario Botta, Cesare Maria Casati, Franco Mirenzi, Antonella Minetto, Oliviero Toscani, Adolfo Guzzini, Antonio Chiarappa, Luigi Prestinenza Puglisi.
Piccolo e bello 2008 a Napoli
Venerdi 30 maggio a Napoli alle ore 9,30 aula nell’aula AT3 di via Mezzocannone, 16 si terrà il quarto incontro del ciclo Piccolo e Bello 2008. Presenteranno i loro progetti gli architetti Michele Molè (studio Nemesi)e Maurizio Pascucci. Comitato scientifico e organizzazione a cura di Alessandro Castagnaro, Antonio Lavaggi e Adele Picone.
L’altro Rinascimento a Posillipo
Giovedì 29 maggio 2008 alle ore 18,00 presso il Circolo Nautico Posillipo in via Posillipo, 5 a Napoli presentazione del libro di Massimo Rosi – L’altro Rinascimento, architettura meridionale del ‘400 - ed. Liguori Editore Interverranno: Alessandro Castagnaro, Renato De Fusco, Benedetto Gravagnuolo. Sarà presente l’autore.
Housing & House a Trieste
Associazione culturale SanMichele11, uno spazio per l'architettura, venerdì 30 maggio 2008 alle ore 19.00 si inaugurerà la mostra Housing & House.Foti Pagliaro presso la nostra sede in via San Michele 11/b a Trieste. Tel: 040 63 44 30
Creative City. Dynamics, Innovations, Actions a Palermo
Nell'ambito dell'iniziativa SundayExpa domenica 1 giugno alle ore 19,00 presso la Galleria EXPA Gianfranco Marrone e Luigi Prestinenza Puglisi discutono del libro di Maurizio Carta "Creative City. Dynamics, Innovations, Actions" (Ed. List, Barcelona). Sarà presente l'autore.Galleria EXPA, via Alloro 97, Palermo
A/R andata e ritorno a Cagliari
Inaugurazione mostra di Architettura, Venerdì 30 maggio ore 16.00 verra' esposto il lavoro di di 6 giovani gruppi di progettazione: L. Peralta Studio - Design & Consulting, M.Atzori & M.Zara, ASP[e]X experimental architecture (M.L. Tramontin), C+C04Studio (F.Cherchi, M.Cubeddu), Atelier Luca dal Cerro & Associés, M_Type Architettura (C.Atzeni, A.Dessi, M.Manias, S.Mocci). Presso la Galleria "Incontri d'Arte" di Tonino Daga, in Viale Regina Margherita n 91 a Cagliari
Origen de la Vida: Etica y Ciencia a Madrid
L’ambasciata di Italia e l’Istituto Italiano invitano alla conferenza Origen de la Vida:Etica y Ciencia. Giovedì 29 maggio 2008 ore 19.30. Participano: Edoardo Boncinelli, Antonio Garcia-Bellido. Modera: Vincenzo Cappelletti. Istallazione: El Cuerpo Imaginado. Artista invitata Claudia Bonollo. Presenta: Ornella Flore. atelier meta-morphic. calle desengaño, 6 - 6º · 28004 Madrid
Trasmissione Vivere l'architettura su Roma Uno
Continua il viaggio alla scoperta dell'architettura contemporanea romana. In onda sull'emittente televisiva Roma Uno da martedì 27 maggio tutti i martedì alle ore 23,30 in replica il sabato alle ore 12,00 e la domenica alle ore 18,00 (satellite SKY CH. 860, streaming www.romauno.tv <http://www.romauno.tv> ). Autori del programma Andrea Giunti con Valentina Piscitelli e Alessandra Colonna. Conduce Maria Agostinelli. La prima puntata della seconda serie va in onda domani martedì 27/05/2008 ore 23,30 repliche sabato 31/05/2008 ore 12,00 e domenica 01/06/2008 ore 18,00. Il tema della prima puntata affronta l’argomento “L'espansione contemporanea: Il nuovo Piano Regolatore di Roma”. Ospiti in studio l'architetto A. Giunti, l'architetto G. Ascarelli e l'architetto S. L. Riccobelli. La clip mostra l'Euro Parco e il Piano di Zona Eur Castellaccio. Il Cammeo è dedicato al Palazzo delle Esposizione opera degli architetti Michele De Lucchi, Firouz Galdo, Paolo Desideri.
Architettura, ambiente e non solo
Giunto al secondo appuntamento, il Congresso internazionale blu+verde, che si terrà alla Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano nei giorni 23 e 24 ottobre prossimi, ha come tema il neologismo ‘environscape’ ovvero l’ambiente, le sue reazioni e relazioni con tutte le sfaccettature delle azioni antropiche. Il manifesto, i topic e il call for papers (scadenza 30 giugno) così come tutte le informazioni su quest’iniziativa inter- e trans-disciplinare di matrice universitaria, ma aperta a tutti, sono disponibili all’indirizzo www.blueverde.polimi.it.
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
n!studio, Pensare la Materia a Roma
mostra di architettura n!studio, Pensare la Materia dal 15 maggio al 5 giugno curatori: prof. Antonino Saggio, arch. Rosetta Angelini Curatori, allestimento: n!studio. Come Se Architectural Gallery, via dei Bruzi 4/6, Roma
Pechino 2008 a Roma
Dal 10 febbraio all’8 giugno 2008 il Museo delle Mura di Roma ospita, per la prima volta in Italia, il lavoro di Huang Rui, uno dei più importanti artisti cinesi contemporanei. Pechino 2008: il tempo, gli animali, la storia. Un’opera di Huang Rui è una grande installazione, appositamente concepita per il Museo delle Mura di Porta San Sebastiano da un progetto originario ideato per la Galleria Sala 1 di Roma. L’iniziativa è curata da Mary Angela Schroth e Adriana Forconi, ed è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.
Gianni Asdrubali a Milano
Gianni Asdrubali mostra Zigroma A cura di Emiliano Gandolfi Dal 15 maggio al 30 giugno 2008. aperto dal martedì al sabato 10,30 13.00 / 15.00 19.00. Galleria Artra. Via Burlamacchi 1. 20135 Milano.
2A+P Prototipo di Orto urbano a Torino
2A+P Prototipo di Orto urbano per la Falchera di Torino. Con la comunità dei coltivatori della Falchera di Torino è stato sviluppato il prototipo di kit di orto urbano e una raccolta dei saperi di cui queste persone sono depositarie: l’idea è quella di realizzare un archivio come strumento per l'identità, la memoria futura e come mezzo per rendere accessibile il loro sapere alla città. Torino | Palafuksas dal 23.05 al 13.06 2008
Torino Geodesign a Torino
Mostra Torino Geodesign, La mobilitazione dell'intelligenza collettiva - 48 progetti per Torino. Palafuksas - piazza della Repubblica 25. La mostra, a cura di Stefano Boeri e coordinata da Lucia Tozzi e Stefano Mirti, rimarrà aperta al pubblico dal 24.05.2008 al 13.06.2008
Steven Holl-Heinz Tesar a Polignano a Mare
Steven Holl-Heinz Tesar architettua contemporanea a confronto a cura di Paola Iacucci e Antonella Mari. Dal 16 maggio all’8 giugno 2008. Orari dal mercoledì al sabato ore 18/21, domenica ore 11/13 e 18/21. Palazzo Pino Pascali. Polignano a Mare
La città che cambia a Ferrara
Mostra fotografica La città che cambia dal 10 maggio 2008 all’08 giugno 2008, presso Casa Ariosto, via Ludovico Ariosto, 67, Ferrara. Orario: dal martedì al sabato 10.00/13.00 e 15.00/18.00. domenica 10.00/13.00. lunedì chiuso
DcomeDesign a Biella
DcomeDesign, la mano, la mente, il cuore. Una comunità in posa tra stereotipi e visioni: le immagini di Clementina Corte tra Otto e Novecento. Dal 25 maggio al 22 giugno 2008 Spazio Pria, Salita di Riva,3 Biella.
Paesaggi Piemontesi a Biella
Paesaggi Piemontesi dal 24 maggio al 6 luglio 2008 Biella 2008 – New York 2009 Architettura e paesaggio sono i temi della mostra che muove da Biella e approda a New York. L’idea è di rappresentare, nella provincia come nel mondo, una specificità che ha preso corpo in un territorio unico: il Piemonte. Si mettono in mostra alcuni frammenti di architettura e di paesaggio, d’arte e di letteratura, che guardano al futuro e dialogano con il passato, che oscillano tra la necessità di radicarsi e il desiderio di sradicarsi nel e dall’ambiente circostante. Biella Città dell'arte, via Serralunga 27, Biella
A/R andata e ritorno a Cagliari
Mostra di Architettura. A partire da venerdì 30 Maggio fino a domenica 1 Giugno, presso la Galleria "Incontri d'Arte" di Tonino Daga, in Viale Regina Margherita n 91 a Cagliari, verra' esposto il lavoro di di 6 giovani gruppi di progettazione: L. Peralta Studio - Design & Consulting, M.Atzori & M.Zara, ASP[e]X experimental architecture (M.L. Tramontin), C+C04Studio (F.Cherchi, M.Cubeddu), Atelier Luca dal Cerro & Associés, M_Type Architettura (C.Atzeni, A.Dessi, M.Manias, S.Mocci). Orari Ven: 16-22 Sab-Dom: 10-22
Terribly Emotional a Bellinzona
Mostra Terribly Emotional a cura di Viana Conti Artisti: Stefania Beretta, Vittorio Corsini, Roberto De Luca Matteo Fato, Giuliano Galletta, Mauro Ghiglione, Jean-Pierre Giovanelli, Urs Lüthi, Federica Marangoni, Giuliano Menegon, Chantal Michel, Franco Vaccari, Cesare Viel Sede: Castello di Sasso Corbaro, Torre del Mastio, Bellinzona dal 15 marzo 2008 al 1 giugno 2008 aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00
Italia sostenibile al London Festival of Architecture
La sfida dell’Italia sostenibile al London Festival of Architecture 2008 dal 20 giugno al 20 luglio 2008 con l’evento Sustainab.Italy. Energies for Italian Architecture un video, una mostre e tanti appuntamenti. selezionati 41 progetti su 174
Le Corbusier, l'arte dell'architettura a Lisbona
Una retrospettiva sui lavori dell' Architetto del secolo, Le Corbusier, che intende sottolineare l'attualita' della sua 'lezione' per l'architettura contemporanea e urbana. Intitolata Le Corbusier - L'arte dell'Architettura, l'esposizione sara' aperta a Lisbona dal 19 maggio al 17 agosto presso il Museu Colecçao Berardoa e sara' seguita da successive mostre a Liverpool e Londra.
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico
Conferenza Bruce Fifield - Design Continuum a Roma
Nell’ambito di InteractiveObject1.0, giovedì 29 maggio si terrà la conferenza di Bruce Fifield dal titolo L'ergonomia tra innovazione e progetto. Resi famosi per OLPC – One Laptop Per Child, il computer portatile da 100 dollari voluto da Negroponte per i bambini dei Paesi in via di sviluppo e con sedi a Boston, Milano e Seoul, Design Continuum si distingue per l’approccio innovativo, lo sviluppo tecnologico e la sensibilità etica. Ore 17.00, Facoltà di Architettura L. Quaroni, Aula F2, via Flaminia, 72, Roma.
Politiche territoriali europee e governance regionale a Roma
Giovedì 5 Giugno si terrà la conferenza Politiche territoriali europee e governance regionale per un confronto tra le regioni europee partner del progetto ed esperti di politiche territoriali a livello europeo. Interverranno tra gli altri il Presidente Piero Marrazzo e l’Assessore all’Urbanistica Esterino Montino. Ore 10-18, Acquario Romano, Piazza Manfredo Fanti, 47.
Master in Cultural Experience Design and Management–Irfi e Domus Academy a Roma
Nell’ambito di InteractiveObject1.0, giovedì 29 maggio si terrà la conferenza di Bruce Fifield dal titolo L'ergonomia tra innovazione e progetto. Resi famosi per OLPC – One Laptop Per Child, il computer portatile da 100 dollari voluto da Negroponte per i bambini dei Paesi in via di sviluppo e con sedi a Boston, Milano e Seoul, Design Continuum si distingue per l’approccio innovativo, lo sviluppo tecnologico e la sensibilità etica. Ore 17.00, Facoltà di Architettura L. Quaroni, Aula F2, via Flaminia, 72, Roma.
Politiche territoriali europee e governance regionale a Roma
Giovedì 5 Giugno si terrà la conferenza Politiche territoriali europee e governance regionale per un confronto tra le regioni europee partner del progetto ed esperti di politiche territoriali a livello europeo. Interverranno tra gli altri il Presidente Piero Marrazzo e l’Assessore all’Urbanistica Esterino Montino. Ore 10-18, Acquario Romano, Piazza Manfredo Fanti, 47.
Master in Cultural Experience Design and Management–Irfi e Domus Academy a Roma
L’IRFI -Istituto Romano per la Formazione Imprenditoriale- Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma bandisce un concorso di merito per l’assegnazione di n. 3 borse di studio, di cui una pari al 75% del costo di iscrizione e due pari al 50% del costo di iscrizione al Master in Cultural Experience Design and Management di IRFI e Domus Academy per l’ Anno Accademico Novembre 2008 – Dicembre 2009.Partecipanti: laureati in Architettura, Conservazione dei Beni Culturali, Disegno Industriale, Economia e Commercio, Lettere, Storia dell’Arte, Scienze della Comunicazione; Professionisti con esperienza nella progettazione o nell’organizzazione di eventi culturali. Scadenza domande: 11luglio 2008. Info e bando: www.materculturalexperiencedesign.com <http://www.materculturalexperiencedesign.com/> ; www.irfi.it <http://www.irfi.it/> ; www.domuscademy.it <http://www.domuscademy.it>
Certificazione energetica degli edifici ad Ancona
E' indetta la selezione per l'ammissione al Corso di Perfezionamento in e-learning Certificazione energetica degli edifici per l'anno accademico 2007/2008.Tale selezione avverrà secondo l'ordine cronologico di presentazione delle istanze.Il Corso ha lo scopo di fornire agli studenti tutte le competenze necessarie per la valutazione della prestazione energetica di un edificio e per la scelta delle soluzioni progettuali e costruttive per il miglioramento dell'efficienza energetica degli impianti a servizio dell'edificio. Inoltre saranno fornite le nozioni fondamentali per l'applicazione degli attuali decreti legislativi che regolamentano il settore della certificazione energetica degli edifici. Info:http://www.esempidiarchitettura.it/news.php?id=226
Certificazione energetica degli edifici ad Ancona
E' indetta la selezione per l'ammissione al Corso di Perfezionamento in e-learning Certificazione energetica degli edifici per l'anno accademico 2007/2008.Tale selezione avverrà secondo l'ordine cronologico di presentazione delle istanze.Il Corso ha lo scopo di fornire agli studenti tutte le competenze necessarie per la valutazione della prestazione energetica di un edificio e per la scelta delle soluzioni progettuali e costruttive per il miglioramento dell'efficienza energetica degli impianti a servizio dell'edificio. Inoltre saranno fornite le nozioni fondamentali per l'applicazione degli attuali decreti legislativi che regolamentano il settore della certificazione energetica degli edifici. Info:http://www.esempidiarchitettura.it/news.php?id=226
NOTIZIE DALLA SPAGNA di Gabriella Trovato
Eventi:
- Con-textos 2008. Enric Ruiz-Geli + Manuel Ocaña. 30 maggio. Ore 19.30 presso la sede della Fundación COAM, C/ Piamonte, 23 Madrid
Organizza l’Univerisitá Camilo José Cela con el Colegio de Arquitectos de Madrid. Commissari: Javier García Germán e Covadonga Martínez-Peñalver. Filo conduttore: l’energia.
“Enric Ruiz Geli, recorre una trayectoria profesional entre la escenografía, en la que trabajo asociado a Bob Wilson en diferentes producciones (Danto´s Tod, Salzburger Festspiele, “Time Rocker”, Thalia Theater, Hamburg, etc), las artes visuales (invitado en la ZKM de Karlsruhe) y otras instituciones. Los últimos años, centrado en el laboratorio de arquitectura que dirige, Cloud9, esta viendo como muchas de las propuestas de una arquitectura que aprende de la naturaleza y que performa con la tecnología se construyen. VillaNurbs, Mediatic, Pabellón Sede de ExpoZaragoza, Once a Wave en San Sebastián, son algunos ejemplos en los que este acercamiento a la vida y la creación se encuentran. Su trabajo trata de hacer confluir en piezas concretas la multiplicidad de fuerzas que intervienen en la creación de lo real. Mantiene un fuerte interés en iniciativas en las que la colaboración es el camino como lo fue siendo el curador de la Bienal de Arquitectura de São Paulo”
- El Botánico reabre sus puertas.
Corsi, Dibattiti e Conferenze presso l’Orto Botanico di Madrid. uno sguardo al futuro da una base storica. Organizza il Real Jardín Botánico con el CSIS (Consejo Superior de Investigaciones Científicas).
Tutti i primi martedí di ogni mese alle ore 19.00.
- 3 giugno, José Antonio Corraliza (Universitá Politecnica): La experiencia humana del verde urbano.
- Paisajes 08. Jornadas Paisaje, Agua y Sostenibilidad.
Dal 26 al 28 giugno. Expo Zaragoza 2008. iscrizioni fino al 2 giugno nella web: www.paisajes08.com
(info@paisajes08.com). Organizza AEP (Asociación Española de Paisajistas), APA (Associaçao Portuguesa dos Arquitectos Paisagistas, MMA (Ministerio de Medio Ambiente), UPV (Universidad Politecnica de Valencia) y Expo Zaragoza 2008.
RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini
Derby Ro-Mi
Che bella giornata oggi, mi faccio un giretto. Passo dal Colosseo completato, visito l’Ara Pacis senza l’orrenda teca, passeggio nel tempio di Vesta ricostruito, visito i pittoreschi villaggi periferici. Poi prendo il treno a lievitazione per Milano. Che bello! Cammino nell’arena ricostruita, visito la cittadella della giustizia, quella della salute e quella della cultura, prendo il battello a vela e risalgo i navigli dalla Darsena sino alla fiera. Finalmente sono arrivato all’Expo. E’ pieno di torri: tutte storte! Come sono contento, che bella la modernità, anche se sono vestito con una toga da centurione. Guardo il giornale: oggi che giorno è? 1 aprile 2015!
WILFING di Salvatore D’Agostino
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- 0008 [MONDOBLOG] Intervista di Salvatore D’Agostino a Alessandro Ranellucci curatore di ‘ArchiBlog’.
Salvatore D’Agostino: Archiblog è un aggregatore di notizie del mondo dei blog di lingua inglese, francese, spagnola, italiana, portoghese che vertono sul tema dell’architettura, città, design e arte contemporanea. Attraverso l’uso di algoritmi e l’apporto manuale, ogni giorno ci dà l’anteprima sulle news che gravitano nei blog. Con l’evoluzione del web 2.0, la blogosfera sembra avere contenuti più vivi e interessanti?
Alessandro Ranellucci: Sicuramente l'architettura è un settore in cui il mondo dei blog sta dando un contributo interessante integrando il panorama editoriale esistente: se guardiamo ad esempio l'Italia, sappiamo bene quanto le riviste di architettura siano definite dall'alto e perseguano scelte editoriali rigide. I blog che stanno nascendo in questi anni sono spesso gestiti in modo semiprofessionale e pertanto allargano il panorama dell'informazione e della divulgazione senza nulla da invidiare alla qualità dell'editoria tradizionale.
SD: Com’è nata l’idea di ArchiBlog?
AR: È nata dalla curiosità personale verso i blog di architettura e dalla necessità di fare ordine tra le tante fonti presenti in rete. Fortunatamente nel 2005, quando il progetto iniziò, esistevano molti meno blog e quindi fu più semplice iniziare l'indagine. Sfruttando le mie competenze dovute ad una "vita parallela" da informatico professionista ho realizzato dei software piuttosto complessi che mi aiutano nella selezione e catalogazione degli articoli, permettendomi di concentrarmi sull'aspetto contenutistico. L'iniziativa ha avuto sin da subito un buon successo tra i blogger e i lettori e quindi è potuta crescere grazie alle segnalazioni che tutti i giorni arrivano.
SD: A che cosa serve un blog per un architetto studente o professionista?
AR: La decisione di curare un blog è, in architettura come in tanti altri settori, frutto di una moltitudine di fattori. Per un professionista è spesso un'occasione per far conoscere la propria produzione, i propri interessi e riferimenti culturali, le proprie presenze sul territorio e negli ambienti culturali. Per uno studente è lo spunto per studiare, approfondire, riordinare le tante fonti della cultura architettonica, oltre che per guadagnare una visibilità e costruire una rete di contatti. Esistono diversi esempi di personaggi dell'architettura (italiani e non) che hanno incrementato moltissimo, se non addirittura creato, la propria notorietà nel settore investendo tempo nella cura di un blog.
SD: Quali sono le differenze (se ci sono) tra i blogger di lingua inglese/francese/spagnola/italiana/portoghese?
AR: Le differenze ci sono, e rispecchiano il ruolo che l'architettura e le sue branche rivestono nelle diverse culture. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, c'è distinzione più netta rispetto all'Italia tra l'architettura e l'urbanistica (che lì è il "planning" e si avvicina nell'ambito della ricerca, più alle tematiche economiche e sociologiche sulla cultura urbana che non al discorso sulla forma della città che interessa maggiormente i blogger italiani). Altro genere di blog tipicamente anglosassone è quello sulla casa, dove si fonde l'interior design con il fai da te e l'oggettistica: esempi analoghi in Italia non ce ne sono, e infatti per ArchiBlog è sempre delicato evitare di includere articoli che sono troppo al di fuori dall'interesse specifico del settore dell'architettura. I blog di lingua spagnola invece sono in larga misura situati nell'America meridionale, e quindi danno conto dell'abbondante produzione di architetture contemporanee che lì si verifica in questi anni. Sono spesso blog di alta qualità editoriale che presentano progetti difficilmente pubblicati dalle riviste e dagli altri media del mondo europeo o anglosassone.
SD: Mi puoi indicare i blog più interessanti di lingua inglese-francese-spagnola-portoghese?
AR: È difficile dare un primato a dei singoli blog; la ricchezza di contenuti è data proprio dal loro insieme e dalla loro varietà. I blog di qualità sono alcune decine per ciascuna lingua, e quindi posso eventualmente citarne qualcuno a titolo di esempio. Vorrei però sottolineare il fatto che anche i blog "minori" (ossia con minore frequenza di pubblicazione, o meno noti e pubblicizzati, o gestiti con politiche più amatoriali) spesso propongono delle perle assai interessanti: è proprio per questo che ArchiBlog ha come obiettivo la valorizzazione dei contenuti di qualità indipendentemente dalla fonte. Nel mondo di lingua spagnola c'è da segnalare senz'altro Plataforma Arquitectura che è un'iniziativa editoriale più di ampio respiro e decisamente di alta qualità. Tra i blog di lingua portoghese non ci sono testate particolarmente importanti, ma per citarne alcuni ci sono Projetos Urbanos e A Barriga de um Arquitecto. Nel mondo anglosassone le segnalazioni di qualità potrebbero essere tante, e in ordine casuale cito Edward Lifson, architechnophilia, Architecture Chicago e A Daily Dose of Architecture. Tra i francesi segnalo infine Détours d'architecture e Details.
SD: Tra i blog italiani quali sono i più interessanti?
AR: In Italia è d'obbligo citare blog come Archiwatch di Giorgio Muratore, Architettura di pietra o iniziative più giovani come PEJA :::TransArchitecture, ma ce ne sono altri curati da studenti, come Architettura In Progress, Bovisiani, Petra Dura o da giovani architetti come Architettura Catania, Na3 Blog, De Architectura e Architetti senza tetto, che hanno una minore frequenza di pubblicazione ma propongono spesso argomenti vari ed interessanti. In ArchiBlog è anche presente la ben nota presS/Tletter di Luigi Prestinenza Puglisi che è la fonte più ufficiale ed "integrata" sull'attualità del dibattito sull'architettura nel mondo universitario.
SD: Con il proliferare dei blog i contenuti dei blogger tendono a diventare amplificatori di notizie prelevate dai giornali, TV e WEB secondo te questa ridondanza è utile?
AR: In effetti, è inevitabile che argomenti come la demolizione della teca di Meier o le presenze televisive di Massimiliano Fuksas vengano riprese dai blog, anche perché l'architettura ha una presenza abbastanza marginale sui mezzi di comunicazione di massa e quindi ogni volta che un tema diviene di pubblico interesse si tratta senz'altro di un evento. A questo, comunque, i blog reagiscono con una certa ironia e capacità critica senza allinearsi piattamente. Del resto l'architettura non è fatta di notizie: è fatta di racconti, fotografie, commenti, dibattiti. Anche per questo motivo nel settore dell'architettura quel fenomeno caratteristico dello strumento blog, ossia il riciclaggio di notizie, si verifica a mio avviso in misura minore. Quasi tutti preferiscono produrre contenuti originali e lo fanno anche a scapito dell'aspetto di "networking" tra blog (mi riferisco la citazione di notizie da altri blog e il rimando mediante link).
SD: Un consiglio per i neo-archiblogger?
AR: Il mio consiglio (che, essendo io un grande lettore e fruitore, è un desiderio) è quello di cercare le proprie fonti di informazione ed ispirazione al di fuori del mondo di Internet. Nonostante i contenuti d'architettura presenti nei blog siano vari ed interessanti, mancano di molte riflessioni proprie del mondo universitario e professionale: mi riferisco a settori disciplinari come il restauro, la tecnologia, il cantiere, la scenografia ed altri. Inoltre anche nella forma, forse è il caso di sfruttare l'occasione del connubio blog/architettura per scegliere forme espressive più approfondite e meno sintetiche, più fatte di conoscenza che di semplice informazione. Per fare un esempio, è una graditissima sorpresa trovare ogni tanto dei lunghi articoli, pieni di foto e di riferimenti culturali, su temi di storia dell'architettura o di teoria della progettazione. Questo è ciò che può dare ad un blog esordiente la capacità di attrarre interesse e lettori, lasciando alle strutture editoriali più attrezzate il compito di diffondere bandi di concorsi e aggiornamenti legislativi.
SD: Un errore da evitare?
AR: La banalità. Tutto il resto in un modo o nell'altro ci piace: siamo pur sempre architetti no?
SD: Vuoi aggiungere qualcos’altro?
AR: Una classica domanda potrebbe essere "progetti per il futuro?"
SD: Un po' ‘marzulliana’, ma va bene.
AR: Anzitutto aumentare il numero delle lingue presenti in ArchiBlog. Attualmente già raccolgo articoli da interessanti blog stranieri (scandinavi, romeni, islandesi) ma occorre lavorare per la loro pubblicazione, eventualmente ricercando delle collaborazioni. Il secondo obiettivo a medio termine è quello di superare la consultazione cronologica privilegiando i contenuti di qualità, e quindi operando delle scelte editoriali più nette che aiutino il lettore a non venire sommerso dalla grande mole ormai presente ogni giorno (parliamo di una media di 80 articoli al giorno). A questo proposito bisogna anche superare la distinzione per lingue, permettendo da un lato al lettore di scegliere le lingue che preferisce ma anche suggerendogli eventuali collegamenti tematici in diverse parti del globo. Infine potenziare il motore di ricerca, che è al momento l'unico motore di ricerca tematico sull'architettura ed è ampiamente usato come banca dati poiché cerca su oltre 65mila documenti in più lingue: http://archiblog.info/it/
Salvatore D’Agostino: Archiblog è un aggregatore di notizie del mondo dei blog di lingua inglese, francese, spagnola, italiana, portoghese che vertono sul tema dell’architettura, città, design e arte contemporanea. Attraverso l’uso di algoritmi e l’apporto manuale, ogni giorno ci dà l’anteprima sulle news che gravitano nei blog. Con l’evoluzione del web 2.0, la blogosfera sembra avere contenuti più vivi e interessanti?
Alessandro Ranellucci: Sicuramente l'architettura è un settore in cui il mondo dei blog sta dando un contributo interessante integrando il panorama editoriale esistente: se guardiamo ad esempio l'Italia, sappiamo bene quanto le riviste di architettura siano definite dall'alto e perseguano scelte editoriali rigide. I blog che stanno nascendo in questi anni sono spesso gestiti in modo semiprofessionale e pertanto allargano il panorama dell'informazione e della divulgazione senza nulla da invidiare alla qualità dell'editoria tradizionale.
SD: Com’è nata l’idea di ArchiBlog?
AR: È nata dalla curiosità personale verso i blog di architettura e dalla necessità di fare ordine tra le tante fonti presenti in rete. Fortunatamente nel 2005, quando il progetto iniziò, esistevano molti meno blog e quindi fu più semplice iniziare l'indagine. Sfruttando le mie competenze dovute ad una "vita parallela" da informatico professionista ho realizzato dei software piuttosto complessi che mi aiutano nella selezione e catalogazione degli articoli, permettendomi di concentrarmi sull'aspetto contenutistico. L'iniziativa ha avuto sin da subito un buon successo tra i blogger e i lettori e quindi è potuta crescere grazie alle segnalazioni che tutti i giorni arrivano.
SD: A che cosa serve un blog per un architetto studente o professionista?
AR: La decisione di curare un blog è, in architettura come in tanti altri settori, frutto di una moltitudine di fattori. Per un professionista è spesso un'occasione per far conoscere la propria produzione, i propri interessi e riferimenti culturali, le proprie presenze sul territorio e negli ambienti culturali. Per uno studente è lo spunto per studiare, approfondire, riordinare le tante fonti della cultura architettonica, oltre che per guadagnare una visibilità e costruire una rete di contatti. Esistono diversi esempi di personaggi dell'architettura (italiani e non) che hanno incrementato moltissimo, se non addirittura creato, la propria notorietà nel settore investendo tempo nella cura di un blog.
SD: Quali sono le differenze (se ci sono) tra i blogger di lingua inglese/francese/spagnola/italiana/portoghese?
AR: Le differenze ci sono, e rispecchiano il ruolo che l'architettura e le sue branche rivestono nelle diverse culture. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, c'è distinzione più netta rispetto all'Italia tra l'architettura e l'urbanistica (che lì è il "planning" e si avvicina nell'ambito della ricerca, più alle tematiche economiche e sociologiche sulla cultura urbana che non al discorso sulla forma della città che interessa maggiormente i blogger italiani). Altro genere di blog tipicamente anglosassone è quello sulla casa, dove si fonde l'interior design con il fai da te e l'oggettistica: esempi analoghi in Italia non ce ne sono, e infatti per ArchiBlog è sempre delicato evitare di includere articoli che sono troppo al di fuori dall'interesse specifico del settore dell'architettura. I blog di lingua spagnola invece sono in larga misura situati nell'America meridionale, e quindi danno conto dell'abbondante produzione di architetture contemporanee che lì si verifica in questi anni. Sono spesso blog di alta qualità editoriale che presentano progetti difficilmente pubblicati dalle riviste e dagli altri media del mondo europeo o anglosassone.
SD: Mi puoi indicare i blog più interessanti di lingua inglese-francese-spagnola-portoghese?
AR: È difficile dare un primato a dei singoli blog; la ricchezza di contenuti è data proprio dal loro insieme e dalla loro varietà. I blog di qualità sono alcune decine per ciascuna lingua, e quindi posso eventualmente citarne qualcuno a titolo di esempio. Vorrei però sottolineare il fatto che anche i blog "minori" (ossia con minore frequenza di pubblicazione, o meno noti e pubblicizzati, o gestiti con politiche più amatoriali) spesso propongono delle perle assai interessanti: è proprio per questo che ArchiBlog ha come obiettivo la valorizzazione dei contenuti di qualità indipendentemente dalla fonte. Nel mondo di lingua spagnola c'è da segnalare senz'altro Plataforma Arquitectura che è un'iniziativa editoriale più di ampio respiro e decisamente di alta qualità. Tra i blog di lingua portoghese non ci sono testate particolarmente importanti, ma per citarne alcuni ci sono Projetos Urbanos e A Barriga de um Arquitecto. Nel mondo anglosassone le segnalazioni di qualità potrebbero essere tante, e in ordine casuale cito Edward Lifson, architechnophilia, Architecture Chicago e A Daily Dose of Architecture. Tra i francesi segnalo infine Détours d'architecture e Details.
SD: Tra i blog italiani quali sono i più interessanti?
AR: In Italia è d'obbligo citare blog come Archiwatch di Giorgio Muratore, Architettura di pietra o iniziative più giovani come PEJA :::TransArchitecture, ma ce ne sono altri curati da studenti, come Architettura In Progress, Bovisiani, Petra Dura o da giovani architetti come Architettura Catania, Na3 Blog, De Architectura e Architetti senza tetto, che hanno una minore frequenza di pubblicazione ma propongono spesso argomenti vari ed interessanti. In ArchiBlog è anche presente la ben nota presS/Tletter di Luigi Prestinenza Puglisi che è la fonte più ufficiale ed "integrata" sull'attualità del dibattito sull'architettura nel mondo universitario.
SD: Con il proliferare dei blog i contenuti dei blogger tendono a diventare amplificatori di notizie prelevate dai giornali, TV e WEB secondo te questa ridondanza è utile?
AR: In effetti, è inevitabile che argomenti come la demolizione della teca di Meier o le presenze televisive di Massimiliano Fuksas vengano riprese dai blog, anche perché l'architettura ha una presenza abbastanza marginale sui mezzi di comunicazione di massa e quindi ogni volta che un tema diviene di pubblico interesse si tratta senz'altro di un evento. A questo, comunque, i blog reagiscono con una certa ironia e capacità critica senza allinearsi piattamente. Del resto l'architettura non è fatta di notizie: è fatta di racconti, fotografie, commenti, dibattiti. Anche per questo motivo nel settore dell'architettura quel fenomeno caratteristico dello strumento blog, ossia il riciclaggio di notizie, si verifica a mio avviso in misura minore. Quasi tutti preferiscono produrre contenuti originali e lo fanno anche a scapito dell'aspetto di "networking" tra blog (mi riferisco la citazione di notizie da altri blog e il rimando mediante link).
SD: Un consiglio per i neo-archiblogger?
AR: Il mio consiglio (che, essendo io un grande lettore e fruitore, è un desiderio) è quello di cercare le proprie fonti di informazione ed ispirazione al di fuori del mondo di Internet. Nonostante i contenuti d'architettura presenti nei blog siano vari ed interessanti, mancano di molte riflessioni proprie del mondo universitario e professionale: mi riferisco a settori disciplinari come il restauro, la tecnologia, il cantiere, la scenografia ed altri. Inoltre anche nella forma, forse è il caso di sfruttare l'occasione del connubio blog/architettura per scegliere forme espressive più approfondite e meno sintetiche, più fatte di conoscenza che di semplice informazione. Per fare un esempio, è una graditissima sorpresa trovare ogni tanto dei lunghi articoli, pieni di foto e di riferimenti culturali, su temi di storia dell'architettura o di teoria della progettazione. Questo è ciò che può dare ad un blog esordiente la capacità di attrarre interesse e lettori, lasciando alle strutture editoriali più attrezzate il compito di diffondere bandi di concorsi e aggiornamenti legislativi.
SD: Un errore da evitare?
AR: La banalità. Tutto il resto in un modo o nell'altro ci piace: siamo pur sempre architetti no?
SD: Vuoi aggiungere qualcos’altro?
AR: Una classica domanda potrebbe essere "progetti per il futuro?"
SD: Un po' ‘marzulliana’, ma va bene.
AR: Anzitutto aumentare il numero delle lingue presenti in ArchiBlog. Attualmente già raccolgo articoli da interessanti blog stranieri (scandinavi, romeni, islandesi) ma occorre lavorare per la loro pubblicazione, eventualmente ricercando delle collaborazioni. Il secondo obiettivo a medio termine è quello di superare la consultazione cronologica privilegiando i contenuti di qualità, e quindi operando delle scelte editoriali più nette che aiutino il lettore a non venire sommerso dalla grande mole ormai presente ogni giorno (parliamo di una media di 80 articoli al giorno). A questo proposito bisogna anche superare la distinzione per lingue, permettendo da un lato al lettore di scegliere le lingue che preferisce ma anche suggerendogli eventuali collegamenti tematici in diverse parti del globo. Infine potenziare il motore di ricerca, che è al momento l'unico motore di ricerca tematico sull'architettura ed è ampiamente usato come banca dati poiché cerca su oltre 65mila documenti in più lingue: http://archiblog.info/it/
INTERMEZZO
CAF, arte contemporanea a Faenza “Il pianeta come festival”
Caspita, chissà se ritrovo nel gran casino del mio studio quel vecchio numero di “Casabella”. Potrei iniziare da lì per scrivere qualcosa su Faenza in (serie) “C”. Cioè sulla prima edizione di “C, Contemporanea-art festival, futuro/presente”. Per me un simpatico fine settimana nella Romagna della CAF. Curativo, opportuno, lontano da Napule e dal nostro festival permanente d’ ‘a munnezza, sempre-presente e a sorpresa. Anche oggi, mentre scrivo, con 25 incriminati eccellenti, per discariche (dell’arte) truccate. Salute ed avanti! Sono fortunato, lo ritrovo al primo colpo, quel numero 365 del 1972 di “Casabella” (Casa mia, casa/bella mia, per piccina che tu sia …). Lo rileggo, il Sottosasso d’epoca, pp. 42 - 44. È proprio come me lo ricordavo, il motivetto che mi aveva fatto compagnia in questa fine “Faenza/Contemporanea”, nell’«Italia come festival». Con i suoi simpatici (e cinici) nani, ballerini, artisti, cantanti, maghi, prestigiatori, imbonitolivori, archistar, opinionisti, mercanti e criticanti … Scriveva “Sottsass in prospettiva”, nel 1972: “…. come architetto solitario (voglio dire non collettivo), figlio di un’era ansiosa di futuro, anzi figlio degenere perché non abbastanza compreso dei destini che mi hanno generato … non ho alcuna architettura da proporre come modello di società … altri disegneranno caravanserragli per selvaggi raduni stagionali di tribù da ogni parte del pianeta, o disegneranno edifici per festival, o disegneranno per se stessi zattere per viaggi lungo il fiume, o specule per l’osservazione celeste e/o terrena …”. Profetico”, anzi, pre-fetico! La tribù (italica) dell’arte pensante e parlante presente, dal 23 al 25 scorso, ha messo le sue (quasi) “selvagge” tende, i suoi palchetti modello televisivo, il patetico “porta a porta”, le sue moto (d’idee) d’arte a Faenza. In una tipica “città del fare”, in un passato, anche recente. Un microclima laborioso, aggiornato, colto e coltivato, universalmente noto come l’Atene della Ceramica, per le sue “faïence”, parola internazionale e prestigiosa. Moderna, come a dire oggi computer (il bianco faentino delle “faïence” fu, all’epoca, un bel salto tecnologico, oltre che di gusto e di velocità di esecuzione “compendiaria”, artistico industriosa, progettuale, il “fatto a mano” del cervello, design e de-sogn). Un modello fascinoso, la “Faenza- faïence”, non facile però da riconvertire pienamente all’oggi. Anzi al domani, nell’attuale “pianeta come festival”. Nel modello di società dello spettacolo totale, dove prevale la carta/velina immateriale, il concetto, più che il coccetto; cioè il liquido, la liquidità bossistica-manageriale da riciclare in parole sonanti e/o nel solido-concretismo del termovalorizzatore dell’arte di turno, fino alla diarrea delle luccicanti merci. Merci!, grazie, accomodatevi, siamo qui per servirvi! Uno spazio-presente, tutta una parola, dove l’arte è – direbbe Totò – “a prescindere”. “Dove sta di casa (e cassa) l’Arte?”, si sono domandati i 115 relatori del sistema dell’arte presenti a Faenza. Risposta: “Solo (e sola) nel valore aggiunto”. Aggiunto a che? A cosa? Certo, in questo caso esemplare, non al territorio specifico e (già) fattivo, al luogo dove si svolge il festival, alla “faïence”, all’arte consolidata di Faenza. Alla città della ceramica, amen, una pace, una prece! Un raccordo, sul tema specifico progettuale d’arte , tanto per dire una delle numerose “puntate precedenti” a questa simpatica parentesi odierna, l’aveva tentato, nel modo solitario e tosto che lo connota caratterialmente, un tipetto come Enzo Mari. Nel passaggio del millennio, nel 2000, tentò il ridisegno partecipativo del “garofano”, cioè del modello decorativo più tipico, in produzione ancor oggi (nelle quasi-esaurite botteghe locali). Penetranti le analisi morfologiche, interessanti le proposte operative, nessuna seduzione però per il pigro artigiano d’impresa locale che non raccolse quel segnale di qualità “moderna”. E perciò non spese una sola lira, quasi euro, per innovare il suo prodotto. Non rischiò, forse per un vizio di forma interno a quella proposta, (il progetto per gli artigiani è tutt’altra cosa che quello per l’industria), … forse perché mancò “il ponte” tra il Museo internazionale delle Ceramiche del loco, che aveva giustamente promosso l’iniziativa “mariana”, ed il territorio stesso. Mancò l’incubatore delle idee, come si dice oggi; il sostegno istituzionale che desse tempo a quel seme di far germogliare il nuovo garofano, o la nuova pansé … e/o che? Forse mancò anche un bel clima fattivo di discussione più allargato. Direi un auspicabile “festival delle arti applicate”, quello sulle città del fare industrioso, puntuali sul tema. Per non buttare l’acqua sporca con dentro il (possibile) bambinello di ceramica ad arte. L’Italia è pur sempre, sulla carta, una Repubblica democratica fondata sul lavoro (ad arte). O non più? La data spartiacque dal passaggio dalle “città del fare”, del lavoro artistico, alle “città del parlare d’arte”, quella dell’odierno festival, è il “9 novembre ‘89”, la caduta del muro di Berlino, pare. Una data, un ritornello, una canzone che in questo festival è più gettonata della “4 marzo 1943” di Lucio Dalla. La vulgata dice che in quella fatal-data berlinese cambiò il Nostro Mondo, anche dell’architettura, design, arte, …. è la caduta della modernità, siamo nella Contemporaneità. Non c’è stato dibattito (tantissimi, talora interessanti, qui a Faenza, in primis la simpatica intervista con Vezzoli …) che non abbiano ricordato quel dis-crimine, quella data. Epocale come, se non di più, della scoperta dell’America. O dell’attacco alle due torri di New York. Come epocale, relativamente al bambino e l’acqua sporca ceramica faentina, di cui sopra, sarà questo “23 - 25 maggio 2008”. Che ha lasciato tracce concrete, che ha fatto canticchiare un motivetto alla Dalla, (e dalle!!!) che fa così: “… Dice che era un bell'uomo / e veniva, veniva dall’arte... / parlava un'altra lingua / però sapeva stupetiare; / e quel giorno lui prese mia madre artigiana / sopra un bel tornio / e la girò ben bene / di sopra e di torno / omissis, pausa, trent’anni dopo / … ed ancora adesso che gioco ad arte / e faccio di fino / per la gente di Faenza / le mie crete son solo … da cretino”. E si!, così va il mondo oggi! Destino cinico e baro, creta/cretino, Faenza-faïence, addio!! Ho pensato commosso a Gaetano Ballardini, un eroe d’altri tempi, un gigante, un faentino moderno e semisconosciuto ai più. Sepolto da questo tsunami presente, proprio, guarda un po’ “la combinazione”, nel centenario della sua creazione massima; della esposizione torricelliana (torre e toreri di Faenza, dico) che pose le basi per il “Museo internazionale delle Ceramiche”, l’ultimo anello dei Musei Artistici Industriali d‘Italia, seppure ripiegato su una sola arte, quella ceramica. Nonché per il suo indispensabile complemento, la scuola-officina, “l’Istituto d’arte industriale”, incubatore di nuovi talenti. Tutto finito. Un’epoca finita, tempi moderni centrati sul lavoro, sulla produzione, sul conflitto fattivo capitale (di idee) – lavoro. Infatti la scuola, questo tipo di Istituto d’arte, è percorsa oggi da una crisi strutturale, poco desiderata, ormai hobbistica, che pare si mantenga solo, ahinoi!, come “Scuola Serale”. E pensare che, a sostegno dell’idea di Museo-Scuola-Laboratorio faentino di Ballardini, concorse all’epoca, nel 1908 e anni seguenti, il meglio della cultura architettonica e d’arte applicata del tempo. Un comitato internazionale, non solo scritto sulla carta, fatto da Mackintosh, Crabe, Beherens, Wagner, Horta, Tiffany, Pica, .. da Napoli arrivò Giovanni Tesorone, altro illustre sconosciuto, ai più, che portò la fiaccola del MAI filangeriano partenopeo, non secondario nella storia delle idee applicate (e non appiccate) ad arte. Dopo cent’anni, anche per questa CAF, nella Faenza Contemporanea ad arte, oltre a me che scrivo questo irredente necrologio, è arrivato, un altro napoletano. Anzi due in uno (prendi due, paghi uno): Totò & ABO (Achille Bonito Oliva). Per due numeri d’attrazione critica, due magie al presente: “ABO-Totò all’inferno”, in prima serata. E poi, in seconda serata, sempre sul palco del bel teatro Masini, stile futurista al presente: “ABO-Totò diabolicus”. Trovate e trovatelle spassose, genialine, magie d’arte contemporanea furbesche e dalle scoperte (truffaldine) radici partenopee anni sessanta. “Non più”, – promette il mago ABO-diabolicus, ricordando le parole di Klee – “l’arte che rende visibile l’ìnvisibile”, ma, ma … magia… – “renderò visibile l’invisibile…”, … perché l’arte contemporanea è una realtà fantasmatica, …. la bellezza è una promessa di felicità … l’arte contemporanea è una lunga marcia di avvicinamento alla vita (vita d’ ‘a vita mia …)… verso un altrove … un viaggio verso (e versus) una risalta che vi seppellirà … e giù risate d’autore, d’artista (De Dominicis, Vettor Pisani, Franz West…), firmate ma non più formate, perché siamo post, postumi, oltre, altro. Il mondo è tutto un ready made, un oggetto ritrovato, anzi perduto, Impalpabile, chissà. Saluti, alla prossima arte, all’arte prossima, Eduardo Alamaro (Eldorado)
LIBRI a cura di Francesca Oddo
Design in italia. Dietro le quinte dell'industria
"Qual è il vero volto del design in Italia? Quello già conosciuto e ormai famoso dei grandi designer italiani? Quello dei tanti prodotti che hanno creato l'immagine del Made in Italy nel mondo? O non piuttosto la presenza fisica di centinaia di imprenditori che, a partire dagli anni Cinquanta, hanno creduto e investito in prima persona nei valori della creatività e del progetto? Questo libro pubblicato da 5 Continents Editions propone un'ipotesi radicale: senza questi imprenditori, il design italiano sarebbe stato molto diverso, o non sarebbe stato affatto.
L'analisi storica e critica di Stefano Casciani e i ritratti fotografici del norvegese Tom Sandberg descrivono la figura di industriali spesso partiti da piccole botteghe artigiane e da un grande desiderio di riscatto dopo i difficili anni della guerra, iniziando quasi sempre in giovanissima età. Profondamente convinti che anche nella produzione seriale potessero entrare i valori della qualità artigianale, hanno creduto in una nuova forma di eleganza e hanno reso possibile la nascita di veri e propri oggetti-icone, mobili, lampade e tanti altri oggetti che hanno creato la fisionomia inconfondibile del 'nuovo paesaggio domestico' del Made in Italy." (5 Continents Editions)
Testo di: Stefano Casciani. Fotografie di: Tom Sandberg. Introduzione di: Massimiliano Fuksas. A cura di: Gunda Dworschak. Editore: 5 Continents Editions. Anno: 2008. Pagine: 240. Illustrazioni: 145. Prezzo: € 55.00
Cittàperiferia
"Il nuovo canone della città è la sua estensione senza misura, e questo è il germe del suo sfaldamento, della sua autosoppressione, della dissoluzione dell'idea stessa su cui, storicamente, la sua immagine ha trovato ragione e compimento. In questa città in trasformazione, la cui forma arcaica (conservata solo nei recessi della memoria) sembra essersi ormai allontanata per sempre, in questa cittàperiferia (della quale non è stato ancora chiaramente delineato un possibile nuovo modello di riferimento, anche se nella realtà risultano molteplici e problematici esempi di sue forme di distensione estrema) deambulare, abbandonarsi come un flâneur alla deriva, smarrirsi, stordisi tra le strade risultano pratiche del tutto estreanee ai più o, addirittura, inconcepibili. Le città del mondo, ora non offrono più luoghi urbani modellati sulla dimensione di una vita lenta e cadenzata da piccole abitudini, consuetudini alla sosta, all'attenzione, a scambi interpersonali, a incontri conviviali, ma l'ipersemiotizzazione degli spazi, la superconcentrazione nei centri commerciali, gli ingorghi lungo le strade.
La questione della città risiede nel fatto che essa ora tende a non essere più vissuta, assaporata nei suoi accoglienti ambiti urbani, ma attraversata il più velocemente possibile, per cui il rischio che corre è quello dell'l'insignificanza, della perdita d'identità dei suoi spazi e della sua stessa essenza." (Michele Costanzo)
Autore: Michele Costanzo. Anno: 2008.
Guido Muneratto: il visual design nelle organizzazioni
Franco Angeli, pp. 124, € 18,50
La comunicazione è da tempo tema centrale di riflessione dei settori professionali che si occupano delle relazioni dell’azienda con il contesto sociale. Questo libro, nato dall’incontro tra ricerca e impresa, si propone di analizzare il contributo offerto dal Visual design alla gestione dei progetti comunicativi di una qualsiasi organizzazione, sia essa un’azienda manifatturiera oppure di servizi o ancora un Ente pubblico.
Senza tecnicismi ma con ricchezza di indicazioni, calate nel vivo delle esigenze di promozione del proprio marchio da parte di tre organizzazioni esemplari nei rispettivi ambiti di appartenenza (Insiel, Regione Autonoma FVG e illycaffè), si offre all’attenzione di quanti per motivi di studio e soprattutto per ragioni professionali devono affrontare le questioni connesse con la comunicazione d’impresa. Brand, logotipo, immagine coordinata, packaging sono i campi in cui il Visual design – in termini di creatività e competenza operativa – esprime il suo contributo volto al miglioramento costante dell’efficacia comunicativa, chiave di volta del successo di qualunque organizzazione voglia oggi interpretare un ruolo di rilievo nel panorama economico e sociale.
Indice:
Introduzione
Comunicazione e relazione
(Coordinate concettuali; Comunicare consapevolmente: il metodo GoRel; Visual design e comunicazione aziendale/istituzionale; Aspetti particolari del visual design nella comunicazione aziendale/istituzionale)
Marca design: la nascita del brand
(Premessa; La rivoluzione comunicativa; L’identità di marca; Il posizionamento di marca; I brand element; Brand e design; Brand recognition; Il posizionamento estetico)
Strutture della rappresentazione
(Rappresentazione e linguaggio verbale; La percezione; Forme; Simboli e segni; Marchio: un po’ di storia)
Il logotipo
(Definizione e funzioni; La progettazione; Uso del logotipo: il Programma di Identità Visuale; Caso studio Insiel SpA)
Corporate Visual Identity
(Rappresentatività, univocità, riconoscibilità; Il Manuale d’identità visiva; Una scelta partecipata; Caso studio Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia)
Il packaging
(Packaging, comunicazione e prodotto; Tipologie e funzioni; Gli elementi; Caso studio illycaffè SpA)
Riferimenti bibliografici e sitografici.
RECENSIONI E COMMENTI
Next-gene20 a Taiwan. Paesaggio a uso privato
Perché discutere un tema simile alla voce «paesaggio» e non «architettura»? Perché non si tratta di discettare sulle scelte linguistiche o distributive (in molti casi, peraltro, assai opinabili), bensì d’un problema d’integrità territoriale.
Si tiene il 9 giugno a Taipei la conferenza stampa di presentazione dei progetti preliminari per la realizzazione di venti ville nel pregevole contesto paesaggistico della Northeast Coast National Scenic Area, a 50 minuti dal capoluogo dell’isola cinese. Artefici, dieci architetti locali e dieci internazionali (tra cui Yung Ho Chang, Julien De Smedt, Kengo Kuma, mvrdv e i romani IaN+) coordinati da Yu-Tung Liu, formatosi a Harvard e al mit e docente presso la Asia University di Taipei e il Graduate Institute of Architecture della National Chiao Tung University. Committente è l’imprenditore locale Tai-Nien Lu, fondatore nel 1980 di PhotoFast Photo Express, nel 1984 della catena di negozi Dreyer’s Ice Cream e in seguito della Genuine Construction Company, riconosciuta nel 1988 come una delle migliori dieci imprese di costruzione a Taiwan e insignita dell’Architecture Golden Tripod Award. Dal 2005 Lu è presidente della Taiwan Investment Enterprises Association a Weihai City, nella provincia di Shandong, mentre dal 2007 è consulente del governo locale di Taipei e ha fondato la De-Nian International Development Company.
Vien da chiedersi se l’iniziativa (che vede come advisor Tadao Ando, Marco Brizzi per iMage, Lily Choi per «Archiworld», Zaha Hadid, Toyo Ito, Nobuyuki Yoshida per «A+U» e Alicia Yeste per «La Vanguardia»), finalizzata a «ospitare un policromo ventaglio di architetture e modelli abitativi» nell’ottica «di un vero e proprio progetto interculturale», fosse proprio necessaria. Quasi analoga, balza alla mente quella delle case per il Comune della Grande Muraglia, che all’inizio del millennio intendeva dare al mondo architettonico un’immagine della Cina raffinata e all’avanguardia: sorta di rivisitato Case Study House Program (firmato da progettisti d’elite tra cui già Kuma) che, in una cornice paesaggistica intonsa, tentava di distrarre l’attenzione dalla travolgente trasformazione urbana poi sotto gli occhi di tutti.
I render che tratteggiano visioni bucoliche di case dalle forme capricciose immerse nella wilderness (quasi bandite strade e auto: i nababbi arriveranno forse a piedi?) ingenerano non poca irritazione. La stessa che si prova nel vedere sulle pagine patinate di alcune riviste le foto del mare o di altri paesaggi naturali mozzafiato ritratti dall’interno delle case e inquadrati da splendide vetrate a tutto campo. Invidia? Forse! O forse disgusto e frustrazione, sapendo che le sfide dell’abitare risiedono altrove; magari a poche decine di chilometri da quei paradisi. Contano lo status e l’immagine, appagante ed esclusiva: vale per le scelte editoriali di molte riviste specialistiche, così come per l’imprenditoria immobiliare che si legittima attraverso l’architettura per erigere venti ville di lusso.
Comunque, se potete permettervelo, se avete sempre rincorso la villa dei sogni - e se non vi fate troppi scrupoli né per il consumo di suolo vergine pregiato a uso privato, né per chi vive nei tuguri o in abitacoli incasellati verticalmente che paiono loculi come a Hong Kong - i cantieri partono a luglio e le vendite, chiavi in mano, da fine 2009. (www.next-gene20.com)
Luca Gibello
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
Archi-Sirica, il DucaConte e l’Arciduca
Nella mia cassetta di posta ho finalmente trovato, l’altro giorno (in una normale giornata di fine maggio) l’ultimo numero (il numero 2, risalente al marzo 2008) di “Archiworld-magazine”, Rivista del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori d’Italia. Meno male, iniziavo a stare in pensiero. Sfogliando la Rivista mi sono venute alla mente alcune semplici riflessioni. Dunque, tre domande:
1- È necessario stampare 135.000 copie di Archiworld come fosse un volantino elettorale con tanto di foto -in prima pagina- del “candidato” Raffaele Sirica con sguardo sognante e illuminato? 2- È utile leggere un editoriale incomprensibile in cui c’è scritto tutto e il contrario di tutto? 3- Perché vengono pubblicate sempre e solamente le foto degli invitati ai Congressi (le solite fotografie del Presidente, del Vicepresidente, del Direttore generale, del DucaConte, dell’ Arciduca, della Contessa Servelloni Mazzanti Vien dal Mare ecc…) che non interessano proprio a nessuno? Non sarebbe meglio –al posto di queste foto- pubblicare i progetti, le idee e le riflessioni dei Giovani Architetti?
Consigliamo quindi a Raffaele Sirica (da semplici Cittadini/Architetti e nulla più) di rinunciare –la prossima volta- almeno alla sua mega-foto in prima pagina per far spazio all’articolo di un altro Architetto; se possibile un articolo comprensibile, magari non del DucaConte di turno ma di un giovane Architetto.
(marco_sambo@yahoo.it)
SEGNALAZIONI
Torino Geodesign
Torino Geodesign è prima di tutto un progetto, un primo tentativo di intrecciare le tre grandi sfere dei bisogni, della creatività e della produzione attorno alla realizzazione di un gruppo di nuovi utensili complessi. E’ la sperimentazione, in una città-mondo, dell’idea che il design possa tornare ad essere un fattore di coesione e integrazione sociale e culturale.
Attraverso un lungo percorso di monitoraggio e consultazioni sono stati individuati a Torino 48 gruppi di persone, ciascuno con un bisogno specifico. Grazie ad una consultazione internazionale di idee sono stati successivamente selezionati altrettanti designer, architetti, artisti, grafici chiamati a dare una risposta progettuale a queste esigenze. A completare il processo sono state quindi coinvolte le aziende che, ove possibile, hanno realizzato i progetti prodotti dai designer.
Il risultato di tutto questo lavoro, iniziato oltre un anno fa, è convogliato nella mostra “Torino Geodesign. La mobilitazione dell’intelligenza collettiva. 48 progetti per Torino” realizzata a Torino al Palafuksas, in Piazza della Repubblica 25 e presentata questa mattina in anteprima alla stampa. All’incontro hanno preso parte - oltre al curatore, Stefano Boeri - Alessandro Altamura, Assessore al Commercio del Comune di Torino e Paola Zini, Direttore di Torino 2008 World Design Capital. Hanno inoltre raccontato la propria esperienza nell’ambito del progetto, Anna Ferrino, Amministratore Delegato di Ferrino & C. S.p.a., Ico Migliore e Mara Servetto, designers, Paolo Stratta della Scuola circense Cirko di Grugliasco (uno dei 48 “tris”di comunità/designer e azienda che hanno collaborato al progetto) e Carlotta de Bevilacqua, che partecipa nella doppia veste di designer per Artemide e di imprenditrice (Danese).
La mostra, che costituisce uno degli eventi principali di Torino 2008 World Design Capital, rappresenta dunque la fase conclusiva del progetto Torino Geodesign, interamente curato da Stefano Boeri con la direzione scientifica di Stefano Mirti e Lucia Tozzi e la collaborazione di Id-Lab per la logistica, Progetto The Gate e Urban Center Metropolitano per le relazioni con le comunità.
L’individuazione e il coinvolgimento di un numero così elevato di comunità eterogenee della città ha richiesto mesi di incontri e un forte coordinamento dell’organizzazione con il Progetto the Gate e l’Urban Center Metropolitano. La selezione dei gruppi di cittadini non è avvenuta secondo un criterio sistematico di rappresentanza: si è cercato piuttosto di far emergere gli interessi, le passioni, le appartenenze che una città, storicamente aperta e capace di accogliere come Torino, riesce a valorizzare e a far coagulare in vere e proprie comunità di pratiche.
Di primo piano i nomi dei designer coinvolti nell’iniziativa: da Naoto Fukasawa, il designer giapponese autore per Muji del celebre lettore CD da parete a Jasper Morrison, designer inglese autore - proprio insieme a Fukasawa - del libro Supernormal, che teorizza e promuove la riscoperta di un design “semplice” applicato ad oggetti di vita quotidiana; da James Irvine, a Sami Rintala, che per il mercatino del Balon - l’anima di Porta Palazzo - un mondo quasi totalmente auto-organizzato di venditori occasionali che prende forma ogni sabato, ha creato un carrello leggero che si trasforma in banco coperto; dal catalano Martì Guixè ai brasiliani fratelli Campana. E non mancano gli italiani: Giulio Iacchetti, impegnato nella progettazione di un sistema di antifurto urbano per biciclette; Matteo Ragni, che ha sviluppato due linee di prodotti per l’hammam, Luisa Bocchietto, designer e Presidente di ADI (l’Associazione per il Disegno Industriale) che ha lavorato con i canottieri del circolo Cerea nella progettazione del pontile “Fish Eye”, particolarmente leggero e agile per il trasporto, il montaggio e le operazioni di manutenzione.
Estremamente eterogenei, dunque, i temi di progetto: dai nuovi banchi mobili pieghevoli o sistemi di copertura per gli ambulanti del mercato a pontili flessibili e veloci da montare per le regate di canottaggio sul fiume; da sistemi per stendere i panni nei piccoli appartamenti di un quartiere di edilizia popolare in trasformazione a megaschermi agili e resistenti per proiettare film all’aperto, nelle piazze dei quartieri più densamente popolati. In altri casi i progettisti hanno dovuto lavorare alla soluzione di esigenze diverse, come le strategie di coabitazione tra studenti Erasmus, la progettazione di una radio e una rivista-network per le oltre 180 etnie presenti a Torino insieme a un gruppo di studenti albanesi, l’invenzione di strumenti musicali per la capoeira o la rivisitazione degli accessori tradizionali per il bagno dell’hammam.
Data l’eterogeneità delle tematiche trattate, i 48 oggetti presenti in mostra sono suddivisi per tipologia: gli interventi nello spazio pubblico, gli utensili di uso personale, i progetti di comunicazione.
Il progetto Torino Geodesign, presentato in anteprima a Torino nell’anno in cui la città è capitale mondiale del design, si pone dunque non solo come modello replicabile in altre città, introducendo il design come strumento ideale per soddisfare le esigenze concrete dei propri abitanti, ma può costituire per Torino un punto di partenza per introdurre un nuovo approccio di dialogo e confronto con i cittadini, con il fine ultimo di migliorare la qualità della loro vita.
La mostra rimarrà aperta fino al 13 giugno
Orari:
Dalla domenica al mercoledì ore 10 -19
Dal giovedì al sabato ore 10 - 23
Ingresso libero
press@torinoworlddesigncapital.it
«Architectural Dialog ‘08»
Forum internazionale di progettazione architettonica e design
«Architectural Dialog ‘08» è costituito su un programma a lungo termine di attività dirette a sostegno dello sviluppo dell’innovazione nelle sfere dell¹architettura, della costruzione e dell’interior design con la partecipazione di rappresentanti delle comunità professionali.
Gli organizzatori del progetto sono PARTNER media-group e ARTINDEX Publishing-Exhibition Center in collaborazione con Architects and Designers Federation ed il supporto del Saint-Petersburg government Investment and strategic projects committee, Saint-Petersburg Guild of Architects e Saint-Petersburg Guild of Designers.
Uno dei principali obbiettivi del forum è quello di aprire uno spazio di informazione indipendente per la progettazione architettonica e lo sviluppo di nuove tendenze, la raccolta di informazioni su moderni workshop nazionali, stranieri e sulla attività degli autori.
L'idea del forum sulla discussione intorno all¹architettura e la costruzione è supportata dalla partecipazione di rappresentanti delle imprese, strutture statali e organizzazioni pubbliche.
Il forum internazionale di architettura e di interior design si articola nei seguenti eventi:
Convegno Internazionale di architetti
Mostra «Architectural Dialog»
«Architects. Designers ‘07» presentazione del catalogo anno 2007
«Architectural Dialog ‘08»
Forum internazionale di progettazione architettonica e design
21 maggio - 2 giugno
Central Museum of Communications A. Popov, San Pietroburgo, Russia.
LETTERE
Massimo Pica Ciamarra su Qualità Italia
Caro Luigi, la risibile e simultaneamente drammatica vicenda dei concorsi Qualità Italia riafferma la necessità di un serio ripensamento dell’intera questione dei concorsi in Italia. Fra i “documenti” su www.inarch.it <http://www.inarch.it/> vi è un articolato esame della questione - “CONCORSI, NON BASTA PIU’ - nel quale sintetizzai alcuni punti scatenati da un altro concorso fallito. Resta un’utile base per riavviare la riflessione.
Oggi va aggiunta con forza l’opportunità di abolire il farisaico principio dell’anonimato: norma europea in realtà priva di senso, impropria. Peraltro presentazione e discussione con la Giuria della proposta da parte di ciascun concorrente era una pratica positiva, scomparsa in Francia ed altrove da quando le nuove regole europee lo hanno imposto.
Massimo Pica Ciamarra
Oggi va aggiunta con forza l’opportunità di abolire il farisaico principio dell’anonimato: norma europea in realtà priva di senso, impropria. Peraltro presentazione e discussione con la Giuria della proposta da parte di ciascun concorrente era una pratica positiva, scomparsa in Francia ed altrove da quando le nuove regole europee lo hanno imposto.
Massimo Pica Ciamarra
Stefano Mirti sul design italiano in crisi
Gentile lpp,
la settimana scorsa e' apparso sulla newsletter un intervento di
zaira magliozzi ("il design italiano e' in crisi?").
e' la solita questione,
un universo di persone (a volte anche intelligenti) che passa il tempo a rimuginare sui grandi maestri, sul design italiano,sul mondo diviso come se fosse risiko con le nazioni colorate i carri armati per vedere chi e' piu' forte.
???
???
???
madonna santissima, siamo qui nel 2008 e stiamo ancora li' a struggerci nel capire chi e' il castiglioni dell'oggi, se fabio novembre o se bruno munari, forse no, a me sembrava citterio, non dimentichiamoci pero' di lissoni e vuoi mica mettere sottsass, zumpappa', trullala'... se e' piu' importante il design italiano o quello tedesco o forse quello del lussemburgo (manco fossimo ai campionati del mondo di calcio).
mmmmmhhhhhhhh......
ovviamente se la domanda e' stupida ("il design italiano e' in crisi?"), le risposte non potranno mai essere granche' intelligenti.
nel mondo di ryanair, nel mondo in cui abbiamo migliaia di studenti europei che passano tempo sostanziale in altri paesi (rispetto a quello del loro passaporto di origine), ma che senso ha continuare a farsi domande che sembra di essere in un mondo littorio dove si deve fare la triennale del genio italico?
ma in che mondo vivete?
ma non avete internet?
ma non leggete il giornale?
ma non vi accorgete che l'universo tutto sta cambiando e voi ancora li' colle figurine panini del design italiano?
ovviamente, mentre fior fior di pensatori (nonche' designer, perche' anche loro vivono le loro belle ossessioni), passa il tempo ad arrovellarsi su quesiti a dir poco stravaganti, il mondo intanto va avanti (pensa te...)
---
proprio l'altro giorno, si e' aperta a torino questa mostra/evento: "torino geodesign".
un progetto che e' durato diciotto mesi, che ha coinvolto una cinquantina di comunita' di pratiche torinesi (dagli studenti erasmus a quelli del circolo canottieri, dai rom che vivono in periferia ai ciclisti urbani per arrivare alla scuola del circo: 48 comunita' diverse, che nel loro insieme sono una riproduzione in scala di quella grande citta' cosmopolita che e' torino).
nel corso di una serie infinita di incontri, da ogni comunita' e' stato "estratto" un desiderio, una necessita', un oggetto, un servizio. un qualchecosa che prima non c'era e che andava pensato, progettato, costruito.
quelli delle case popolari che hanno bisogno di uno stendipanni speciale. gli studenti albanesi che vogliono fare la loro rivista, il problema della luce artificiale nel carcere.gli extracomunitari che amano fare il picnic nel parco pubblico, i venditori del mercato delle pulci che hanno necessita' di un nuovo tipo di carretto/stand. la memoria degli operai delle fabbriche rase al suolo, e il tema del giardinetto pubblico che sta a cuore al comitato delle mamme che abitano li di fronte.
etc.etc.etc.
parafrasando marx, a ognuno secondo le sue necessita', da ognuno secondo le sue capacita'.
cinquanta comunita' che esprimo cinquanta bisogni/desideri diversificati. bisogni "duri", desideri ludici, esigenza di poesia, voglia di colonizzare lo spazio pubblico. gli orti urbani e i creativi di san salvario, sistemi di illuminazione parassitaria e baracchini per gli attrezzi.a ognuna di queste comunita' di pratiche sono stati affiancati cinquanta designer (ramazzati grazie alla chiamata alle armi di "abitare" lanciata la scorsa estate).
designer italiani, stranieri, torinesi, giapponesi, celeberrimi, sconosciuti, superstar, studenti, product designer, architetti, artisti, attivisti...spazzando via ogni possibile categorizzazione.alcuni giovani, altri anziani, donne, uomini, omosessuali, transgender, passaporti molteplici, simpatici, antipatici, ricchi, poveri, brava gente e squali terrificanti.
cinquanta comunita', cinquanta oggetti/servizi da reinventare cinquanta designer
si aggiungano cinquanta aziende (a seconda del tema di progetto) e si ottengono cinquanta workshop progettuali.
in ogni workshop si ha un triangolo ai cui vertici ci sono una comunita', un designer, un'azienda.
i cinquanta workshop sono avvenuti nel corso dell'inverno. grande quantita' di lavoro, zero domande speciose e inutili e insulse. nessun dibattito, per una volta si e' scelto di lavorare al progetto e di non passare il tempo a ricordarsi di quando c'erano i grandi maestri (meglio tardi che mai).
poi,durante la primavera le aziende hanno provveduto a trasformare le dee e i modelli in prototipi, prime produzioni, multipli e quant'altro.
venerdi' scorso nel cuore di porta palazzo (colossale mercato / cuore pulsante di torino), c'e' stata l'apertura della mostra. all'interno del palafuksas (enorme struttura mai terminata che sembra un po' una centrale nucleare dismessa), sono stati allestiti decine e decine di tavoloni in medium density. un allestimento (a cura dello studio MARC) che piu' secco non si poteva.
un paesaggio orizzontale marcato da cinquanta banner verticali (uno per progetto). (anche qui, grafica secchissima e piu' che appropriata, a cura di "salottobuono", al solito piu' che perfetti). niente di piu', niente di meno:
un edificio mai finito, nel cuore della citta' multietnica, che per entrare devi farti largo tra le bancarelle e gli spacciatori, facendo attenzione che il tram non ti arroti via.
dentro, un sistema semplicissimo, lontano anni luce dalle stucchevoli scenografie tipiche del grande design italiano che vediamo ogni anno al salone/fuorisalone milanese.
le migliaia di persone (normali e non gli "esperti di settore") che sono venuti a curiosare all'inaugurazione,cosa hanno trovato?
di tutto. prototipi funzionanti, suggestioni fisiche, ambienti ricostruiti. la radio degli africani progettata assieme a bruce sterling (perche' mai il design deve essere fatto solo dai designer?), che riempiva le nostre orecchie,il buffet preparato dagli studenti della "piazza dei mestieri" (una delle comunita' che ha lavorato al progetto del cibo assieme ad arabeschi di latte).
il sistema di lucchetti per non farsi rubare la bici affianco al pisciatoio per esterni.
le nuove strisce pedonali che diventano sistema di comunicazione e gli strumenti musicali per la comunita degli appassionati di capoera.(piu' altre 45 robe che non vi sto a raccontare una a una senno' il tutto diventa noioso)
i partecipanti all'intero processo (comunita', designer, organizzatori, aziende),anziche' trastullarsi nel domandarsi che cosa e' il design italiano, banalmente si sono messi al lavoro.pensando, facendo, sbagliando, rifacendo, costruendo, sporcandosi le mani. facendo cose intelligenti, ogni tanto andando fuori tema(nessuno e' perfetto).
a grandi linee fottendosene del problema della bella forma, del domandarsi se alla fine in foto viene bene cosi' poi ce lo pubblica la rivista taldeitali.
cercando di relazionarsi al mondo reale cosi' come lo vediamo intorno a noi, ma soprattutto, uscendo dalle solite domande scontate e insulse tipiche del design nazionale.
risultato: una grande quantita' di nuove narrazioni sulla citta' contemporanea. narrazioni sviluppate utilizzando il "progetto" come medium. progetti perfetti, progetti zoppicanti, soluzioni geniali e in alcuni casi soluzioni meno convincenti.
ancora, l'insieme era a dir poco entusiasmante. o se vogliamo, una boccata d'aria rispetto a un mondo asfittico quale e' quello del design (nazionale o internazionale non fa grande differenza).
ovviamente, essendo che io sono parte del gruppo curatoriale (assieme a stefano boeri e lucia tozzi), non sta a me dire se il tutto e' di successo oppure no (ovviamente io dico di si, ancora mi rendo conto che il mio parere non conta).
:-)
forse, la cosa piu' semplice che si puo' fare e' quella di andare a torino, palafuksas in piazza della repubblica e vedere con i propri occhi, toccare con le proprie mani, annusare e quant'altro.
dopodiche', se ne si puo' riparlare...
del resto, al progetto per l'organizzazione dello spazio delle case degli studenti erasmus (ovvero il tema della coabitazione forzata), sistema sviluppato da naoto fukasawa assieme a un gruppo di studenti non italiani + danese (come azienda di supporto), alla fine, che bandiera volete mettergli?
;-)
cordialmente,
vostro affezionato
stefano mirti
ps n. 1
un report completo sui 48 progetti lo si trovera' sul numero di giugno di abitare. per chi non ha tempo di aspettare, eccovi alcuni link: la stampa:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/arte/grubrica.asp? ID_blog=62&ID_articolo=889&ID_sezione=117&sezione=News
playme design:
http://www.playmedesign.com/2008/05/geodesign-in-torino.html
design oggi:
http://www.design-oggi.it/archives/0003124.html
prima press:
http://primapress.it/index.php?pagina=inc/
obj_news_dettaglio.php&id_news=18869&id_pagina=&id_pagina_madre=&prof=&id_stringa=
ps. n. 2
oltre alle persone citate nell'articolo, un ringraziamento speciale al comitato organizzatore di torino world design capital, all'urban center di torino, a "the gate" + id-lab che ha processato tutto il colossale lavoro logistico che ha permesso di arrivare ai risultati finali che si possono vedere in mostra.
ovviamente poi, un ringraziamento speciale va a sergio chiamparino (sindaco di torino), ilda curti (assessore alle politiche dell'integrazione della citta' di torino) e andrea bairati (assessore alla ricerca e all'innovazione della regione piemonte).
come sempre, se la committenza non e' di prima qualita', e' in genere impossibile arrivare a risultati di valore e/o spessore.
:-)
maggiori informazioni sull'intero anno di manifestazioni legate a "torino world design capital" si possono trovare andando su: http://www.torinoworlddesigncapital.it/
LE INTERVISTE di Francesca Oddo
Intervista a Christian de Poorter sul libro Atlante dell'architettura contemporanea in Europa
1. Una brevissima auto presentazione in quattro righe dell'autore…
Sono francese di nascita e di formazione, italiano di adozione e di professione. Approdato in Italia in giovane età dopo gli studi in Francia, nel periodo d’oro del
design italiano negli anni ’70, ho collaborato alcuni anni con il designer italiano
Rodolfo Bonetto. Il mio studio (www.depoorterdesign.it) si occupa di prodotti di alto contenuto tecnologico. Ho vinto il Premio Smau Industrial Design nel 2000, e alcuni miei prodotti sono stati selezionati dal MoMA di New York. Appassionato di nuove tecnologie sono anche giornalista freelance da più di 20 anni. Collaboro attualmente con nòva24 del Sole 24 Ore, scrivendo di design e di nuove interfacce. Il mio blog Futurix (http://futurix-news.blogspot.com) esplora i futuri possibili per tecnologia, Internet, design e architettura.
2. Cinque righe per descrivere il libro…
Il volume si presenta come un libro di divulgazione, aperto ad un vasto pubblico,
con una rigorosa selezione di 150 opere provenienti da 21 Paesi europei, tra le più originali e innovative: stazioni, aeroporti, auditorium, musei… I motivi che stanno alla base della sua realizzazione, sono l’interesse crescente del pubblico per l’architettura contemporanea, e la mancanza sul mercato di uno strumento che riassumesse lo stato dell’arte dell’architettura in Europa a cavallo del millennio, ricco di informazioni e spunti, accessibile a tutti. Sono rappresentati nel libro una pluralità di linguaggi architettonici, senza dimenticare nessun tipo di sperimentazione. Al titolo “Atlante dell’architettura contemporanea in Europa” voluto dall’Editore, avrei preferito quello di “Architetture del desiderio in Europa” che mi sembrava riflettere meglio la filosofia del libro, visto i criteri di scelta.
3. Tre motivi per comperarlo
Oltre al fatto che non esiste un’opera equivalente sul mercato, la lunga e sistematica selezione mi ha consentito, oltre alle opere già note, di fare emergere architetture meno conosciute, ma non per questo meno interessanti, esemplificando nuovi e giovani talenti emergenti. Poi la completezza e la qualità delle immagini che aiutano alla comprensione delle opere, e infine la chiarezza dei testi comprensibili a tutti, finalmente non scritti in “architettese”, senza dimenticare il prezzo di 25 € alla portata di tutti.
4. Quali i criteri adottati nella selezione delle opere illustrate dal tuo volume?
Ho privilegiato l’originalità e l’impatto emotivo che le opere suscitano, ovvero le “architetture del desiderio”: una ventata di rinnovamento creativo, dovuto in gran parte all’utilizzo generalizzato dell’utilizzo del computer nella progettazione. Ma oltre “all’estetica della sorpresa” come la definisce Jean Nouvel, “che prevale nella modernità di oggi”, ho preso in considerazione anche gli aspetti funzionali, i materiali utilizzati, l’ecosostenibilità e l’inserimento nel tessuto urbano.
presS/Tletter
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