PresS/Tletter n. 12 - 2005
http://www.prestinenza.it/
IN EVIDENZA
Continua la nostra ricognizione sul mondo universitario. In questa presS/Tletter le risposte dei ragazzi dell’Associazione Studenti Mendrisio Accademia, che frequentano una istituzione ancora scossa dalle dimissioni di Kurt Forster e dall’allontanamento di Stefano Boeri. “ Stanchi del clima asfittico che si respira nell'ambiente accademico (per ironia del destino la nostra associazione si chiama ASMA...), abbiamo iniziato a muoverci nell'ambiente della giovane architettura contemporanea italiana ed europea per meglio capire la realtà che ci circonda e che presto dovremo affrontare”. L’intervista si trova nell’allegato n.1. Sempre sul tema della formazione universitaria segnaliamo un intervento di Massimo Bilò e uno di Didilio. Si trovano nella rubrica LETTERE.
Orazio Carpenzano, Cornelia Lauf, Marco Muscogiuri, Renato De Fusco, Renato Nicolini, Archimagazine
In questo numero ne LE INTERVISTE DI PresS/Tletter LPP interroga Orazio Carpenzano, architetto, professore e straordinario scenografo.
Ne la sezione EVENTI Cornelia Lauf ci parla di Camera Oscura, un evento d’arte contemporanea che ha coinvolto l’intero paese di San Casciano dei Bagni.
Nella sezione RECENSIONI E APPROFONDIMENTI presenta il suo nuovo libro Architettura della biblioteca pubblicato da Edizioni Sylvestre Bonnard.
In questo numero la E-MAIL di De Fusco e la CARTOLINA di Nicolini, per una curiosa coincidenza, toccano il post modern. Nicolini, a dire il vero di striscio, ricordando Aldo Rossi, un architetto verso il quale –forse anche per colpa dei numerosi e cattivi epigoni- nutriamo non poche remore. Su di lui e su la Tendenza si sta comunque riaprendo il dibattito e su questo tema contiamo di ritornare nei prossimi numeri.
Nella sezione LINK segnaliamo Archimagazine.
Occhio all’ecologia
Francesca Capobianco inaugura la sua rubrica: OCCHIO ALL’ECOLOGIA. Accoglierà notizie, riflessioni, recensioni sui temi della questione ambientale e dei suoi riflessi nel dibattito di architettura.
L’OPINIONE
Peter Davey e The Architectural Review
Il fascicolo di Marzo del The Architectural Review, l’ultimo firmato da Peter Davey, è un rendiconto, attraverso venticinque anni della rivista, di ciò che è successo in architettura in un così lungo lasso di tempo. Il racconto di Davey è, come sempre, appassionato, lucido e affascinante. Il numero assolutamente da non perdere. Anche quando non si è d’accordo con lui –per esempio quando liquida Koolhaas e Libeskind o propende troppo verso il regionalismo critico- non si possono non ascoltare con attenzione le sue ragioni, sempre vivificate da un sano e sanguigno prammatismo. E poi a Davey spetta il merito di aver preso, oramai tanti anni fa, una rivista in crisi profonda e sull’orlo della chiusura e di avercela lasciata in splendida forma. Pochi direttori possono vantare lo stesso risultato. (LPP).
LA E-MAIL di Renato De Fusco
Giochini post-modern
L'architettura del post-modern, ormai passata di moda, mi ricordava il gioco delle costruzioni. Non quelle del meccano o del lego, fatte di elementi discreti e asemantici, ma le altre di legno, i cui pezzi erano già definiti in colonne, finestre, magari a serliana, altane, tetti e balconcini, tal che il ragazzo meno inventivo non faceva altro che sovrapporre con scontato effetto stilistico.
LA CARTOLINA di Renato Nicolini
Tra NIMBY e BANANA
“In Italia, finalmente, assistiamo ad un crescente interesse trasversale nei confronti dell’architettura di qualità, che comincia a ricomparire sui magazine a larga tiratura, fa da sfondo ai messaggi pubblicitari, fa persino capolino nel dibattito parlamentare con appositi disegni di legge”. Così Paolo Desideri sulla cronaca romana di “Repubblica” del 22 marzo, sotto il titolo: “Un progetto eccellente che ci porta in Europa”, ed il sottotitolo “Non bisogna farsi intimidire da una minoranza di contrari”. “Sono tanti i problemi per rimettere in moto una macchina, quella dell’architettura, ferma in Italia da almeno quarant’anni. Ma uno a me pare tutto italiano: la resistenza sorda ed aprioristica nei confronti di ogni forma di trasformazione. Un sentimento trasversale (questa parola evidentemente piace. N.d.R.) alle latitudini ed alla geografia politica, che riaccorpa culture, classi socio-economiche ed interessi differenti, nel “comitato del no” che accompagna immancabilmente ogni grande e piccolo progetto di trasformazione urbana. Si intenda: un sentimento che caratterizza un po’ tutte le società occidentali post-industriali, se è vero che la lingua inglese coniuga numerosi acronimi per descrivere il fenomeno. I comitati N.I.M.B.Y. (Not In My Back Yard) o B.A.N.A.N.A. (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything) insomma, non esistono solo da noi”.
La causa di tanto sdegno? Il blocco non dichiarato quanto effettivo del cantiere della MAXXI a via Guido Reni? Lo S.D.O. in quarant’anni svanito nel nulla? No. Si tratta delle aiuole lungo i marciapiedi di viale Aventino, risultato di un “concorso nazionale di architettura avviato dall’Amministrazione Comunale più di quattro anni fa” , oggi contestate da un comitato di quartiere. Se ricordo bene, il tratto terminale di viale Aventino verso la Piramide era stato oggetto di due concorsi di architettura, forse più importanti e finiti nel nulla: negli Anni Venti il nuovo quartiere dell’Artigianato (vinto dal “gruppo Aschieri” – con De Renzi, Ciarrocchi etc. – con un progetto manifesto del barocchetto-deco romano); negli Anni Trenta il secondo grado per il palazzo del Littorio. Le aiuole sono in vantaggio perché sono comunque già in costruzione.
Il fioretto sarebbe stato più appropriato della sciabola, caro Paolo (con cui in genere sono d’accordo). La strada per l’Italia in Europa forse non passa precisamente per viale Aventino. Del resto, una democrazia senza polemiche sarebbe troppo simile a quei “ libri senza figure né dialoghi” che non piacevano all’Alice di Lewis Carroll. Quanto a me, seguiterò a pensare che le Ramblas di Barcelona e la Postdamerplatz di Berlino reloaded (che per Desideri “emozionerebbero” anche la “minoranza dei contrari”) non esisterebbero senza l’apprezzamento europeo per Aldo Rossi ed altri architetti italiani dei “quarant’anni perduti” ; e con qualche nostalgia ad Adolf Loos, che chiedeva all’arredo urbano l’eleganza di non farsi notare.
FOCUS SU… di Diego Caramma
Transiti e metamorfosi
Si può essere concordi nell’affermare che se oggi abbiamo la possibilità di distanziarci dalla scrittura alfabetica consentendoci di renderla oggetto delle nostre riflessioni e indagini, ciò è possibile perché altre forme di comunicazione e di espressione, altre tecnologie, si vengono imponendo. Dobbiamo pure tenere presente che anche il semplice trasferimento di un oggetto in un nuovo contesto di pratiche di vita e di sapere muta, poco o molto, l’oggetto stesso, predisponendolo a ulteriori mutamenti. Come muteranno allora lo spazio, la luce, la materia, ecc. per noi uomini e architetti del XXI secolo? Quale il senso di queste metafore destinate ad una inevitabile metamorfosi? Non ci sono infatti «lo spazio», «la luce», «la materia» come le parole dicono o designano. Ci sono occasioni di mondo all’incontro con intrecci di pratiche in sinergia e perenne trasformazione. E se l’uomo è il suo stesso progetto, a quali possibilità siamo destinati? Come possiamo «tornare a casa» e ricostruire la danza e l’arte «rituale» della nostra formazione? Come evitare di edificare illusioni di sicurezza dal momento che «non esiste più ‘terra’ alcuna»? Quali possibilità e occasioni di senso ci sono riservate? Nei segni del presente abbiamo la possibilità di ravvisare quel destino di verità che li accompagna, alimentando quella figura del soggetto che siamo sul punto di diventare nel transito del nostro costitutivo «essere in errore»?
LE INTERVISTE DI PresS/Tletter
Orazio Carpenzano
Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell’architettura e dell’arte. A sottoporsi alle domande è Piero Ostilio Rossi. L’ intervista e tutte le numerose altre comparse in questa rubrica sono raccolte all'interno della sezione Interviews di Channelbeta http://www.b-e-t-a.net/~channelb/interviews/. Tra i prossimi intervistati Mario Cucinella, Raffaele Cutillo, Marco Petreschi, Exposure, Michele Capobianco, Nicola Leonardi, Michele Costanzo, Luigi Centola. Molte altre in preparazione.
1. Una auto-presentazione in quattro righe...
Ho 46 anni, amo l’architettura anche se non sempre abbiamo lo stesso senso dell’umorismo. Amo disegnarla o meglio la penso disegnadola. Mi è ancora difficile farmene un’idea chiara… penso che per gustare una grande architettura sia necessario “apprezzare” la civiltà a cui appartiene. Insegno cercando di considerare il mio bellissimo lavoro non solo dall’interno ma anche dall’esterno e questo, penso, mi aiuti ad imparare.
2. Cosa ne pensi dell’ architettura in Italia oggi ...
Che debba essere solo la Storia a pronunciare il giudizio mi sembra un comodo luogo comune. In Italia è mancata una critica che aprisse la via ai talenti, riconoscendoli e azzeccando “creatori” nel deserto dell’anonimato. E’ mancato qualcuno in grado di riconoscere i sintomi non ancora evidenti di uno sviluppo successivo. Penso che ora qualcosa stia cambiando: le forze creative guadagnano influenza e le prospettive potrebbero essere migliori che nel recente passato. Il livello (ahimè!) resta assai modesto.
3. Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua...
Ma non mi viene in mente nessuno architetto cui farei pensare la casa per me. E’ grave? Non mi piace l’idea di un ritratto architettonico e a pensarci bene nemmeno quella di autoritratto.
4. Il nome di una star internazionale alla quale non faresti costruire casa tua...
Sicuramente a Eisenmann, mi metterebbe molta inquietudine (lo considero perarltro un grande autore).
5. Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto.
Tra i “famosi” ci sono anche quelli belli per la loro bruttezza (come i bulldog), comunque il rettorato di Piacentini alla città universitaria va oltre tutto!
6. Se ti nominassero direttore del DARC quale sarebbe la prima iniziativa che faresti?
Una grande mostra su quell’architettura, sconosciuta al grande pubblico, che ha lavorato e lavora per trasformare in “cose sensibili” il nesso tra l’uomo e le grandi forze cosmiche, il mondo organico, l’insondabilità della crescita e di ciò che si muove; i mezzi figurativi usati per dare forma plastica all’esperienza temporale.
7. E se fossi preside di una facoltà di architettura con potere assoluto e un sostanzioso budget a disposizione cosa faresti?
Cercherei di guardare l’architetura anche dall’esterno, rifletterei sull’influenza dei valori estetici nell’educazione all’estrazione e alla costruttività. Punterei ai “doveri” dell’architettura verso la società così come ai suoi diritti (!) Darei spazio e spazi adeguati all’insegnamento, vedrei nel passato nel presente e nel futuro della scuola un tutto inscindibile, un processo vitale eternamente mutevole. Farei l’impossibile per far coincidere la formazione con il campo d’interesse e di lavoro degli studenti e per suscitare profonda comprensione dei rapporti tra le cose (in continuità ed in discontinuità). Naturalmente cercherei di mettere le persone impegnate nella formazione, nelle condizioni di svolgere liberamente e dignitosamente i loro compiti.
8. I concorsi di architettura. Così come sono fatti, sono una truffa? Cosa si può fare?
Su questo punto avrei molto da dire, in sintesi penso che il meccanismo del “giudizio”, teoricamente applicabile tra cose confrontabili, resti compromesso dal balletto a giro alternato e vizioso tra concorrenti e giudicanti. Capisco che in questo momento la grande firma può sembrare l’investimento più sicuro specie per un paese come il nostro che ha promosso una infinita serie di finti concorsi, ma non posso credere che non ci sia spazio per i giovani architetti italiani. Le cose perciò non vanno molto bene. Cosa si può fare? Misure drastiche che inchiodino il lavoro delle giurie alle richieste della committenza e quindi agli obiettivi dei programmi di gara. Scegliere chi giudica è fondamentale!
9. La qualità media dei docenti delle università italiane, non ti sembra un po’ bassa?
Si, è un po’ bassa, perché insegnare e molto di più che travasare conoscenze. L’interesse dovrebbe essere in relazione a ciò che avviene con la persona che riceve l’insegnamento. Concentrarsi sul “messaggio” da trasferire può rendere cieco il professore nei confronti della sua classe e determinare fatalmente una totale mancanza di un necessario “orientamento consensuale”. Il professore autoritariamente concentrato in se stesso e che non sa disinnescare il potere della sua parola tende a intimidire…così facendo, senza il minimo humor, esclude di fatto una didattica positiva ed efficace.
10. Descrivici in cinque righe la tua attività con Sylvatica
E’ un progetto che costituisce un’apertura per espandere l’effettualità dell’architetura. Un progetto come modo di sentire, interpretare, esprimere, comunicare.
Sylvatica è spazio di un contatto, è spia di un contatto tra architettura, danza, suono, motion capture e motion graphics. E’ spazio leggibile anche come prolungamento mentale di ciò che si vede, e questo è uno degli aspetti della ricerca che in questo momento mi interessano di più.
11. Tre motivi per un architetto per andare ai vostri spettacoli Sono “spettacoli” utili a quegli architetti che vivono il progetto in modo troppo sistematico e disciplinare. Sylvatica, Physico e tra poco Pycta (al teatro Vascello a maggio prossimo) contengono (all’interno di un rigoroso sistema “autopoietico”) qualche scatto di irrazionalità, che fa sempre bene.
Sono spazialità progettate e definite come unità composte da reti interattive di componenti che le rigerano ricorsivamente;
ambienti per rigenerare ed espandere le nostre forme di percezione e di contatto.
12. Gioco dell’aereo che precipita : Dal Co, Ciucci, Muratore, Portoghesi, Nicolini, Gregotti, Purini. Ne puoi salvare uno. Chi scegli? Rigioco dell’aereo, hai paracaduti per tutti tranne che per uno. A chi lo negheresti?
Chi salvo e chi mando a morire? Sono personaggi importanti che hanno dato e danno ancora molto all’architettura, salverei Nicolini (mi sembra quello intellettualmente più inclusivo) e sacrificherei, si fa per dire, Dal Co,… c’è bisogno presto di un nuovo direttore a Casabella!
13. Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au,Fuksas, Piano, Anselmi, Purini,Cellini, Venezia, Canali. ( per cortesia non mettere pari merito, in ordine dal più amato in poi)
1- Tra quelli che hai elencato….. diversissimi,
1. Herzog e de Meuron
2. Koolhaas
3. Hadid
4. Gehry
5. Venezia
6. Anselmi
7. Eisenman
mi fermerei qui….
14: Saranno famosi: fammi tre nomi
Tra i romani più talentuosi senz’altro APST architettura
(sono tre nomi anche se riuniti in un solo gruppo, molto bravi!)
15: Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico
Per tutti e tre Autobiografia Scientifica di Aldo Rossi: la poetica di un grande autore, la sua educazione architettonica “tra sesso e castità” . Un piccolo grande libro che mi regalò nel 1990 Aniella Zattera. Le sono ancora grato perché alcuni libri avvantaggiano…
16: Tre parole oggi importanti
Libertà, Comprensione/inclusività e Ironia.
EVENTI
Cornelia Lauf e Camera Oscura
1. Cornelia, una tua breve autopresentazione…
I’m a writer and curator, got a doctorate in art history from Columbia University, and was more interested in living the present than researching the past. So, I went into contemporary art in a kind of total immersion way.. Right now, I’m guest-editing a magazine about Sicily. It’s a venerable art magazine called Carte d’Arte. It's now being turned into an artwork by Christian Philip Muller. And it's about architecture too. Stay tuned.
2. Parlaci brevemente dell’ Esperienza di Camera Oscura
Institutions, per se, don’t interest me as much as people, and I started Camera Oscura in 1996, as a challenge to conventional exhibition spaces and to the idea of the museum. I had looked at and loved the work of Marcel Broodthaers and Hans Haacke. And others who rewrote how to look at museums. Camera Oscura was a rural community art center run on a non-profit and volunteer basis by citiziens of San Casciano dei Bagni. Its aim was to provide an, often international, showcase for art, craft, and agriculture--in a village of 600.
3. Su Camera Oscura hai scritto un libro. Ce lo descrivi brevemente?
The book I published with Revolver Verlag of Frankfurt is a record of over seventy events and exhibitions. It’s also a reflection on people, art, and my sometimes turbulent life during those years. It’s kind of “in the Tuscan mud,” as opposed to “Under the Tuscan Sun” stuff.
4. Per Oldenburg la differenza tra una architettura e una scultura è che nella prima ci sono i bagni. Sei d’accordo?
Well, since the time of Oldenburg, many artists have made houses that are functional, as artworks--think of Andrea Zittel, Rirkrit Tiravanija, or Jorge Pardo, so that distinction doesn’t apply anymore. I have to confess I see more interesting architecture by artists than I do by architects.
6. Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti progettare casa tua..
I would have asked Gino de Dominicis to design a house for me.
7. Il nome di una star internazionale alla quale non la faresti progettare...
Daniel Libeskind.
8. Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto.
The World Trade Center. By either architect.
9. Che ne pensi delle iniziative di arte e architettura e del
MAXXI a Roma?
I saw Zaha Hadid’s work in the early 1980s and insisted to Max
Protetch that show her drawings. But I vastly prefer the language and artistic context of someone like Austrian artist Heimo Zobernig, who is building a retirement home for art historians in Dessau.
10. Una mostra che ti piacerebbe vedere presto al MAXXI…
I always thought it would be nice to show shipping crates instead of works, though this is a kind of Martin Kippenbergerian idea. I wonder what the people in the neighborhood out there would like to see. That could be a good show. Installed by an artist.
11. Saranno famosi: fammi il nome di tre giovani artisti…
I am very sure that Elisabetta Benassi is a good artist. I am also sure that Luca Vitone is a good artist. I love Emilio Prini, and think he is super super young. Bartolomeo Pietromarchi is more on the front-lines in this than I am. At the moment, I’m not out scouting much. This will change again, when the time is right.
13: Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico…
I would humbly like to suggest my own book, as I think it is written in a way that goes against art historical training and might just give hope to people who feel stifled by the discipline, especially as it is conceived here in this blessed land..
14: So che collabori a una rivista di architettura stampata a Torino. Ci descrivi brevemente la rivista e ci parli del tuo contributo a questa?
I write for a few European and US style magazines, mostly because I like the pictures and the language, and find them to be more fun reading than art magazines. You can read them in bed. Label is run by a group of architects and thinkers; it’s well-designed, and features articles on art, architecture, books, literature, and music. Makes me feel extremely connected and on the edge of all trends, for just a few euros!
15: Tre parole oggi importanti…
Resist, relax, repeat.
IPSE DIXIT a cura di Luca Guido
Le Corbusier
Vorrei condurre ad un esame di coscienza e a pentirsi coloro che, con tutta la ferocia del loro odio, della loro fifa, della loro pochezza di spirito, della loro mancanza di vitalità, stanno adoperandosi con nefasto accadimento nel distruggere o nel combattere ciò che vi è di più bello in questo paese -la Francia- e in questa epoca : lo spirito di invenzione, il coraggio e il genio creatore particolarmente impegnato nel campo del costruire- realtà in cui coesistono ragione e poesia, in cui sono alleati sapienza e coraggio.Quando le cattedrali erano bianche, l?Europa avevaorganizzato le arti e i mestieri dietro la spinta imperativa di una tecnica completamente nuova, prodigiosa pazzamente temeraria e il cui impegno portava a sistemi di forme impreviste - in realtà a forme per le quali l'intelligenza sdegnava l'eredità di millenni di tradizione, e non esitava a proiettare la civiltà verso un avventura ignota [...] Le cattedrali erano bianche perchè erano nuove. Erano nuove le città: se ne costruivano di intere, ordinate, regolari, geometriche, su progetto. La pietra di Francia, fresca di taglio, era splendente di bianchezza, come lucenti di granito levigato erano state un tempo le piramidi d'Egitto [...] Cominciava il nuovo mondo. Bianco, limpido, gioioso, lindo, netto e senza spigoli, il mondo nuovo sbocciava come un fiore sulle macerie. Le tecniche conosciute erano state tutte abbandonate: si era voltata la schiena. In cento anni il miracolo era compiuto, e l'Europa trasformata. Le cattedrali erano bianche[...]
Quando le cattedrali erano bianche (viaggio nel paese dei timidi- anche oggi il mondo comincia), Le Corbusier, Faenza editrice 1975 [1 ed. 1936 in francese]
LINK
Archimagazine
Segnaliamo il sito www.archimagazine.com <http://www.archimagazine.com> .
All’interno un articolo di Marcello Silvestro su Emporio Armani a Chater Road (Hong Kong) di Massimiliano e Doriana Fuksas http://www.archimagazine.com/aemporio.htm
OCCHIO ALL’ECOLOGIA a cura di Francesca Capobianco
Il coniglio di Alice
Date ravvicinate. La rettifica del Protocollo di Kyoto (16 febbraio 2005) e l’apertura del summit G8 ambiente di Londra (15 marzo 2005) sul global warming non riescono ad esorcizzare l’ansia da ritardo degli spettatori di un mutamento delle condizioni del nostro habitat, prevedibile e preannunciato, certamente, ma non per questo incisivo in agenda.
E’ la sensazione di un ultimate display registrata dalle immagini di Northsoutheastwest, il volume firmato da dieci dei più prestigiosi scatti contemporanei dedicato agli effetti del riscaldamento globale che esce in coincidenza con il G8 e dal quale Antonio Cianciullo riporta alcune immagini su la Repubblica del 15 marzo.
Ma è soprattutto la percezione che ogni convinzione economicista affidata all’utilizzo intensivo delle risorse non rinnovabili va progressivamente sgretolandosi.
Il prezzo del petrolio è sempre più alto e non solo in termini monetari, il ricorso alle energie alternative non è più un’opzione ma una necessità: due termini appaiono collegati, conversione e riqualificazione dell’habitat. Deboli segnali cominciano a tracciarsi: il 16 febbraio a Pechino hanno avuto inizio i lavori del SIEEB- Sino Italian Energy Efficient Building su progetto di Mario Cucinella Architects (MCA), China Architecture Design&Research Group (CGA) e con la consulenza del Dipartimento Best del Politecnico di Milano (prof. Federico Butera, project leader). Le terrazze digradanti verso sud, che ne segnano il profilo a U, integrano il verde con le tecnologie del circuito: sole, vento, acqua. La Cina, accanto all’India e ai paesi in via di sviluppo, è la grande incognita al tavolo del Protocollo di Kyoto.
Segnalazioni:
Presso il nuovo Polo Fieristico di Rho Pero (MI) si svolgerà la manifestazione “Progetto Città 2005, III Mostra dell’Architettura, dell’Urbanistica, delle tecnologie per lo Sviluppo del Territorio” dal 31 marzo al 2 aprile 2005. Federambiente partecipa con un suo spazio espositivo e organizza il convegno “Segni e segnali: l’estetica della città”. Informazioni: www.progettocitta.com <http://www.progettocitta.com>
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Ana Maria Laurent a Roma
Inaugurazione della mostra dal titolo Oltre che resterà aperta dal 2 Aprile al 2 Maggio 2005 presso la Galleria Faleria, via Faleria 49. Roma
Gabetti e Isola a Roma
Inaugurazione della mostra Architettura come paesaggio, opere, fotografie, sculture, 31 marzo 2005 ore 17.30. Complesso monumentale San Michele a Ripa Grande, via di San Michele 25, Roma
Alberto Ferlenga a Roma
Ascoltando le voci del mondo. Idee e architettura nell’opera di Aldo Rossi. 1 Aprile ore 16.30 Aula Magna, Accademia di San Luca, piazza dell’Accademia di San Luca,77. Roma
Fotoesordio a Roma
Dal 23 Marzo al 10 Aprile alla Galleria Nazionale Arte Moderna, viale delle e Arti, 131. Roma
Dal 23 Marzo al 5 Aprile Stazione Termini, Ala Mazzoniana, via G. Giolitti, 34
Strutture in movimento a Roma
In/arch nell'ambito della IV edizione de Lo spazio in-forme, Master di Architettura Digitale, invita al seminario: Strutture in Movimento matematica architettura musica . Il 31 marzo 2005 ore 21.00 Libreria Bibli, via Fienaroli 28 intervengono: Alessandra Capanna, Alberto Iacovoni, Gianni Nocenzi coordina: Federico Ballanti.
Festival Iceberg a Bologna
Settima edizione. Giovani artisti a Bologna dal 4 marzo al 1 aprile 2005. Vari luoghi di Bologna: Sala Borsa-Piazza Coperta, Teatro San Leonardo, Cinema Lumière 2/Officinema, Accademia di Belle Arti, Hotel Roma. Per informazioni: tel. 051 204638 – 4666 http://www.comune.bologna.it/iperbole/iceberg/
Lo sprawl urbano ad Alghero
Seminario/Lezione aperta della Facoltà di Architettura Blocco didattico Processi spaziali. Lo sprawl urbano: Alcune riflessioni e prospettive 29 Marzo 2005, ore 09.0 Aula 1, 2° piano, Palazzo Pou Sali Piazza Duomo 6, Alghero
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Spazi della Fede a Catania
Mostra a Catania di In/Arch Sicilia:Spazi Della Fede Oggi In Sicilia. Museo Diocesano di Catania in via Etnea n.8 (accanto alla Cattedrale)
- 30 marzo ore 16,00 Incontro su Sagrati d'Italia, Progetti di Chiese e Concorsi per Nuove Chiese;
- 5 aprile ore 16,00 Incontro su i Maestri in Sicilia e loro progetti di Chiese;
- 8 aprile ore 16,00 Conferenza di chiusura con autorevoli ospiti su Spazi della Chiesa Oggi in Sicilia
Il 9 aprile (sabato), la mostra chiude.
Toma Muteba Luntumbue a Roma
Prima personale italiana dell’artista Toma Muteba Luntumbue, che verrà inaugurata presso la galleria e x t r a s p a z i o di Roma giovedi 7 aprile 2005 alle ore 19. La mostra resterà aperta fino al 15 giugno. Via San Francesco di Sales, 16/a, Roma
info@extraspazio.it mart. - sab. 15.30 – 19.30
Gabetti e Isola a Roma
Mostra Architettura come paesaggio, opere, fotografie, sculture, dal 1 aprile al 22 maggio. Complesso monumentale San Michele a Ripa Grande, via di San Michele 25, Roma orario: dalle 10.00 alle 19.00
Segno e Sogno a Roma
E42-EUR Segno e Sogno del ‘900 è stata ideata e curata da Carlo Fabrizio Carli, Gianni Mercurio e Luigi Prisco, che presentano in mostra e in catalogo centinaia tra dipinti, disegni, bozzetti preparatori di edifici ( tra gli altri, Libera, Minnucci, Guerrini ) e opere d'arte (da Afro a Sironi, da Severini a Funi, da Melotti a Mirko e Dino Basaldella, da Prampolini a Depero, per citarne alcuni), centinaia di fotografie inedite, diversi filmati, con l'obiettivo di svelare la seduzione visiva, la suggestione e l’ispirazione trasmesse dalle quinte architettoniche, dagli scorci, dal paesaggio, dai dettagli, dagli skyline dell’EUR, per diffonderne la conoscenza e anche le necessità della tutela del patrimonio architettonico e ambientale. EUR - Palazzo degli Uffici - Salone delle Fontane. Dal 1 al 30 aprile 2005.
Il Canaletto a Roma
Mostra il trionfo della veduta, Palazzo Giustiniani Roma dal 12 marzo al 19 giugno.
Ana Maria Laurent a Roma
Mostra dal titolo Oltre dal 2 Aprile al 2 Maggio 2005 Galleria Faleria, via Faleria 49 – Roma
Arte in memoria a Ostia
Arte in memoria, seconda Mostra Internazionale di Arte Contemporanea Proroga della mostra fino al 31 marzo 2005. La chiusura della mostra “Arte in Memoria 2”, a cura di Adachiara Zevi, prevista per il 14 marzo, è stata prorogata di due settimane e sarà possibile visitarla fino a giovedì 31 marzo. Sede: Sinagoga degli Scavi di Ostia Antica, viale dei Romagnoli, 717 – 00119 Ostia Antica – Roma
Raghubir Singh a Milano
Raghubir Singh A way into India dall’8 marzo al 30 aprile 2005. Nepente Art Gallery, Via Volta 15 - 20121 – Milano. aperto dal martedì al sabato dalle 15 alle 19.30, e su appuntamento info: +39.02.29008422 gallery@nepente.com www.nepente.com
Thonet a Milano
100 anni di mobili in faggio curvato a vapore e materiale iconografico della Gebrüder Thonet Vienna. Dal 11 marzo al 24 aprile 2005 Milano, Castello Sforzesco – Sala della Castellana e Sala del Tesoro
The 5th Color a Palermo
Fifty Fifty - la nuova grafica iraniana martedì 22 marzo 2005 ore 19.30 Scuderie Palazzo Cefalà via Alloro 97, Palermo dal 22 marzo al 4 aprile 2005.
Christine Gallmetzer a Bolzano
Christine Gallmetzer presenta in questa personale Corpo, luce e il presente un gruppo di opere recenti che, articolandosi intorno alla figura umana, descrive il dialogo pittorico tra soggetto e pittrice. Mostra Galleria Prisma, Via Weggenstein 12, 39100 Bolzano. Fino al 2 aprile.
Il futuro delle Ville venete a Caldogno
Il futuro delle Ville venete. La restituzione del patrimonio nell’ambito della tutela dei monumenti e del paesaggio. La mostra documenta l'opera di censimento, tutela, restauro e valorizzazione del diffuso patrimonio delle ville. La mostra si svolgerà in parallelo al grande evento espositivo “Andrea Palladio e la Villa veneta da Petrarca a Carlo Scarpa”, che verrà presentato al Museo Palladio di Palazzo Barbaran da Porto a Vicenza. Complesso di Villa Caldogno. Dal 19 marzo al 3 luglio 2005
Corrado Bonomi a Mantova
Arti e Mestieri personale di Corrado Bonomi. Dal 5 Marzo al 10 Aprile, Galleria Bonelli Arte Contemporanea,via Corrado 34, Mantova. www.clponline.it
UNIVERSITA' & C. a cura di Ilenia Pizzico
Alberto Ferlenga a Roma
Conferenze Master Europeo Storia dell'Architettura:arch. Alberto Ferlenga Le voci del mondo. Idee e architettura nell'opera di Aldo Rossi.Venerdì 1 Aprile ore 16.30 Aula Magna, Accademia Nazionale di San Luca, Piazza dell'Accademia di San Luca, 77
Master Universitario di II livello Real Estate, Milano
Il corso di Master universitario intende affrontare le problematiche che caratterizzano l’attività di pianificazione degli investimenti, di valorizzazione e di gestione in ambito immobiliare. Il Master universitario si propone quindi come opportunità formativa “post experience”, con l’obiettivo di fornire competenze manageriali e interdisciplinari . Il corso è riservato a laureati del vecchio e nuovo ordinamento Laurea specialistica in Ingegneria e Architettura, in discipline socio-economiche, giuridiche e in discipline tecnico-scientifiche, che abbiano interesse a maturare competenze specifiche in ambito immobiliare.Sede:facolta' di architettura e societa' + facolta' di ingegneria dei sistemi + universita' commerciale
"luigi bocconi" di milano - sda .Costo:12500 euro.Scadenza domanda:31/07/2005 .Inizio attività didattiche:01/09/2005 andrea.ciaramella@polimi.it;armando.borghi@sdabocconi.it <mailto:andrea.ciaramella@polimi.it;armando.borghi@sdabocconi.it>
Master in Progettazione urbana sostenibile 1° livello, Venezia
Viene rilasciato il diploma di master universitario di I° livello, agli allievi che abbiano frequentato almeno il 70% delle ore per l’attività didattica frontale e on-line e il 70% delle ore per lo stage (tirocinio) e che avranno presentato e discusso l’elaborato finale con esito positivo.Il Master è finanziato dal Fondo Sociale Europeo, gratuito e aperto a 20 laureati triennali e quinquennali in architettura, ingegneria, scienze ambientali, pianificazione territoriale, geologia, agronomia, sociologia, antropologia, medicina e in altre discipline giudicate compatibili con i contenuti del corso; il master è indirizzato a laureati in cerca di occupazione.Scadenza domande:29 aprile 2005.Site: www.iuav.it <http://www.iuav.it/>
LIBRI e RIVISTE a cura di Francesca Oddo
Gio Ponti a Palazzo Mezzanotte
Il volume si propone di illustrare l’opera compiuta da Gio Ponti per la decorazione del primo sotterraneo del Palazzo delle Borse di Milano, noto anche come Palazzo Mezzanotte.
Il vasto locale, che risponde simmetricamente nelle dimensioni alla celeberrima Sala delle Grida del piano superiore, fu progettato e realizzato da Paolo Mezzanotte e Gio Ponti negli anni ’30. Gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale fu recuperato, senza integrazioni, dalle successive ristrutturazioni.
Autore: Lorenza Rotti. Editore: Federico Motta. Anno: 2005. Pagine: 96. Illustrazioni: 85. Prezzo: € 49.00
Giuseppe Terragni: trasformazioni, scomposizioni, critica
Il volume Giuseppe Terragni: trasformazioni, scomposizioni, critica documenta ed esamina due capolavori dell’architetto razionalista italiano: la Casa del Fascio (1933-36) e la Casa Giuliani-Frigerio (1939-40), entrambe a Como. Questa ricerca ad ampio raggio – illustrata con più di 500 diagrammi architettonici originali e fotografie d’archivio – si avvale di quella che Eisenman chiama lettura critica e testuale dei due edifici, applicando una metodologia affatto distante dagli approcci tradizionali – sociale, storico, estetico, funzionale. Al loro posto, le varie articolazioni e le aperture sulle facciate costituiscono una serie di segni e notazioni che sono alla base dell’analisi.
Il libro include un saggio di Terragni sulla commissione, il progetto e la costruzione della Casa del Fascio e un testo critico di Manfredo Tafuri.
Autore: Peter Eisenman. Editore: Quodlibet. Anno: 2004. Pagine: 304. Illustrazioni: 520. Prezzo: € 70.00
Nuova rivista di life-style InTown Magazin
Si chiama InTown Magazine la nuova rivista edita da Selo Press che racconta la vita delle più importanti città italiane e costituisce un’eccezionale vetrina per il made in Italy. Con quattro uscite trimestrali dedicate alle quattro stagioni dell’anno, in ogni numero essa presenta su duecento pagine patinate la moda, i personaggi, la cultura, l’arte e il design che animano Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli, oltre che le più esclusive località di villeggiatura nei numeri dell’estate e dell’inverno. Redatta in italiano e in inglese InTown si prefigge il target ideale di 260.000 lettori ed è distribuita solo nelle città protagoniste dei reportage (M.Z.)
Chandigarh
E' uscito: Chandigarh. Utopia moderna e realtà contemporanea
di Gero Marzullo e Luca Montuori, Kappa Ed., Roma 2005
RECENSIONI E APPROFONDIMENTI
Marco Muscogiuri, Architettura della biblioteca,Milano: Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005, Milano 477 pp., 654 illustrazioni, prezzo: 58 €, ISBN 88-86842-88-0
1. Una breve auto-presentazione dell’autore
Nato e cresciuto a Lecce, vivo da quindici anni a Milano, dove ho studiato e dove lavoro come architetto nella società alterstudiopartners, fondata nel 1995. In questi dieci anni abbiamo lavorato per committenti pubblici e privati, partecipando a numerosi concorsi (fra gli altri con Bolles+Wilson, Giancarlo De Carlo, Boris Podrecca, Umberto Riva) e investendo molto nei temi della progettazione di edifici per la cultura (biblioteche e musei) e degli spazi pubblici (anche utilizzando la metodologia della “progettazione partecipata”). Questo lavoro ci ha condotto al progetto di riqualificazione del centro urbano di Castenaso (Bo), al progetto del Museo del Giocattolo di Roma e alla collaborazione al progetto della Biblioteca Europea di Milano (il cui concorso abbiamo vinto nel 2001 con Bolles+Wilson). Dal 1994 svolgo anche attività didattica al Politecnico di Milano, prima come assistente, poi come professore a contratto nei corsi di progettazione. Coltivo la passione per il tema del progetto della biblioteca sin dai tempi dell’università: da questa passione nasce il mio libro.
2 Parlaci brevemente del libro
Il libro illustra da un lato il “perché” delle biblioteche pubbliche nella società contemporanea (ruolo, funzioni, missione e possibile futuro), dall’altro il “come realizzarle” (dal punto di vista biblioteconomico, architettonico, tecnico e organizzativo).
Il volume si propone come guida per la programmazione e progettazione di un intervento di nuova realizzazione, rinnovo o ampliamento di una biblioteca; fornisce indicazioni dettagliate utili a tradurre gli aspetti biblioteconomici in termini spaziali, architettonici e funzionali; presenta oltre settanta recenti progetti esemplificativi (sia di nuova costruzione che di riuso di edifici storici).
Viene inoltre delineato un modello innovativo di biblioteca pubblica, che risponda alle esigenze della società italiana. Di questo modello, da adattare caso per caso, vengono descritti i servizi, le attività di utenti e addetti, le caratteristiche e l'organizzazione degli spazi e delle funzioni, la distribuzione dei percorsi, etc. Il modello proposto è un ibrido tra quello francese, tedesco e inglese, fortemente orientato all'interattività e alla multimedialità. Il presupposto è che una biblioteca pubblica non possa più permettersi di essere solo un deposito per la conservazione e il prestito di libri o cd, ma debba svolgere una funzione assai più complessa, di tipo sociale, civile e pedagogico, nella triplice veste di laboratorio e centro di informazione, infrastruttura della conoscenza e luogo di aggregazione sociale.
Il libro si rivolge a tutti coloro che sono interessati alle biblioteche o coinvolti nella loro progettazione o gestione (professionisti, tecnici, bibliotecari, amministratori, docenti e studenti universitari delle facoltà di architettura, ingegneria e dei corsi di biblioteconomia).
3. Dacci tre motivi per comperarlo...
Un primo motivo è che non esiste attualmente in Italia un altro libro che tratti questo tema in modo ampio e, al contempo, approfondito e sistematico. Altri testi in circolazione (che sono stati per me una base indispensabile da cui partire) o risultano datati oppure trattano solo alcuni aspetti del tema.
Un secondo motivo è che il libro cerca di coniugare il punto di vista dell’architetto con quello del bibliotecario, fornendo all’uno i mezzi per comprendere l’altro. L’oggetto è sempre la biblioteca, ma talvolta le visioni sono molto diverse e non di rado conflittuali (e i risultati sono di conseguenza deludenti dal punta di vista dell’architettura o del funzionamento).
Un terzo motivo è che il volume fornisce anche alcuni importanti strumenti operativi: indici per il dimensionamento (mq/abitante e documenti/abitante) elaborati ad hoc per la realtà italiana; standard minimi per ogni sezione della biblioteca, con schemi degli ingombri degli arredi (scaffali, tavoli, etc.) e relativi indici dimensionali ( volumi/mq e posti/mq); una serie di bibliografie tematiche di approfondimento.
4. Quale è , a tuo giudizio, la migliore biblioteca dal punto di vista del funzionamento e perché?
Credo che per tutti gli edifici pubblici in generale, e per le biblioteche in particolare, non si possa parlare di “funzionamento” scindendo l’architettura dell’edificio dall’architettura del servizio.
Negli ultimi decenni l’architettura delle biblioteche ha subito drastici mutamenti. Poiché è impossibile prevedere a quali istanze sociali e culturali dovranno rispondere le biblioteche tra venti o trent’anni, e a quali esigenze dovranno rispondere gli edifici che le ospitano, oggi la parola chiave di ogni trattazione sull’edilizia bibliotecaria è “flessibilità”.
Penso però che la sola flessibilità non basti a garantire la qualità del risultato architettonico e della sua funzionalità. Il massimo della flessibilità è il supermercato o il capannone industriale: alcune biblioteche hanno assunto deliberatamente questa connotazione e funzionano perfettamente.
Tuttavia credo sia proprio dalla relazione tra forma e funzione che emergono gli aspetti più interessanti dell’architettura bibliotecaria: dal modo in cui la morfologia degli spazi riesce a rispondere sia alle istanze funzionali (p.e.: trovare un documento, poterlo consultare agevolmente e senza perdere tempo), sia ai bisogni più profondi dell’essere umano, che hanno a che fare con il piacere dell’esperienza spaziale, della memoria storica e culturale, dell’immaginazione, dell’esplorazione, della scoperta, della libertà di scelta.
Una delle biblioteche che a mio avviso rispondono meglio a tutte queste istanze (e dunque “funzionano” meglio) è, ancora oggi, la Staatsbibliothek di Scharoun (Berlino, 1964-1978). A quarant’anni dalla sua progettazione, questa biblioteca è forse quella che meglio di tutte riesce a esprimere il rapporto fra spazio e funzioni, tra architettura dell’edificio e architettura del servizio, in modo “alto” e al contempo democratico, rifuggendo da qualsiasi ostentazione.
5. Le tre biblioteche che ti affascinano di più...
La Stadsbibliotek di Stoccolma di Asplund (1918-1927), che dopo quasi un secolo dalla sua realizzazione resta non solo un’architettura incredibilmente bella ma anche una biblioteca estremamente efficiente.
La Staatsbibliothek di Scharoun, per i motivi che ho detto sopra.
La nuova Main Public Library di Seattle (OMA/Koolhaas, 2000-2003), che mi affascina molto benché non sia del tutto convinto che mi piaccia. Si tratta di un edificio “programmaticamente” brutto, progettato dall’interno verso l’esterno, con vuoti a tutt’altezza e piani inclinati, e con il magazzino a scaffale aperto disposto lungo una spirale continua che ospita tutti i libri ordinati secondo la Classificazione Dewey. La soluzione architettonica è affascinante, ma sarei curioso di valutarne l’impatto urbano e di verificarne la funzionalità, visto che pur celebrando la massima fluidità dello spazio, crea sezioni “impermeabili” tra loro; pur proclamando la massima disponibilità e accessibilità dell’informazione, stuttura fisicamente la conoscenza secondo canoni rigidi e inattuali (l’ottocentesca Classificazione Dewey), senza possibilità di modifica.
6. Che ne pensi della biblioteca di Perrault a Parigi?
È il tipico caso in cui a un eccezionale programma biblioteconomico (che coniugava una grande biblioteca di ricerca e conservazione con una grande biblioteca di divulgazione) è corrisposto un progetto inadeguato. Inadeguato perché mal risolto nella distribuzione di spazi e funzioni, soffocato da un demagogico simbolismo (le “quattro torri aperte a libro”) e da alcune scelte discutibili. Tra queste: la localizzazione dei lettori ai piani interrati e dei libri in torri di vetro (con conseguenti problemi di protezione e climatizzazione); l’allungamento kafkiano dei percorsi interni (tra una sala di Scienza e Tecnica a una di Filosofia ci sono circa trecento metri di corridoi); i lunghi percorsi di distribuzione dei libri dal deposito (con i conseguenti tempi di attesa); l’inaccessibilità del giardino; gli ingressi celati alla vista e collocati in cima alle scalinate (per entrare è necessario salire per poi ridiscendere).
Ne risulta inficiato il funzionamento stesso della biblioteca, con non pochi problemi a livello organizzativo e distributivo, a cui si sono aggiunte numerose difficoltà riguardanti le condizioni di lavoro del personale e gli altissimi costi di gestione (dei 150 milioni di euro di costo annuale di gestione, circa 30 sono di manutenzione dell’edificio).
Anche dal punto di vista urbano l’edificio è deludente: il rapporto con il contesto circostante è inesistente e l’esplanade, più che una piazza, risulta essere una piattaforma sopraelevata esposta alle intemperie.
Va detto però che la Bibliothèque Nationale resta una realizzazione di importanza mondiale, innovativa per impostazione, portata a compimento in meno di dieci anni, con investimenti pubblici iniziali e continuativi nel tempo senza eguali. Al contempo va ricordato che Perrault, quando vinse il concorso, aveva appena 35 anni.
7.In Italia la situazione delle biblioteche è disastrosa?
Mi sembra che si investa poco in architettura e che, riguardo al funzionamento, sono ancora poche quelle dove puoi prenderti da solo i libri, bere un caffè, leggere il giornale o sfogliare una rivista sul modello anglosassone
L’Italia sconta in questo settore un’incredibile arretratezza. Per lo Stato italiano la biblioteca non è mai stata una priorità come è invece per i paesi anglosassoni, scandinavi e, più di recente, per Germania, Francia e Spagna. Le biblioteche non sono mai state pensate come un servizio del territorio (come le scuole o gli ospedali), tanto che non sono stati messi a punto degli standard nazionali di operatività e il quadro legislativo è confuso e disorganico (non vi è neanche una legge nazionale che regoli il servizio bibliotecario pubblico amministrato a livello locale).
La carenza più grave è la cronica miopia di gran parte dell’amministrazione pubblica, che da un lato non capisce l’importanza delle biblioteche come infrastrutture essenziali per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del paese, dall’altro continua a considerarle soprattutto come istituzioni deputate alla conservazione, e non come strumenti per la diffusione di informazione e conoscenza, né tantomeno come luoghi di aggregazione sociale.
Da questa errata concezione, dalla mancanza di efficaci modelli bibliotecari di riferimento, dall’elevato costo di investimento iniziale a fronte della difficoltà di misurare i benefici sociali ed economici scaturisce la scarsezza di finanziamenti adeguati, in un circolo vizioso di difficile risoluzione.
Concludo però con una nota di ottimismo. Negli ultimi anni alcune regioni (tra cui Lombardia, Emilia Romagna e Toscana) hanno investito in piani di sviluppo di edilizia bibliotecaria e molti centri urbani di piccola e media dimensione hanno realizzato nuove efficienti e moderne biblioteche (ricordiamo in particolare Pesaro, Bologna, Aosta, Trento, etc.).
Speriamo non sia lontano il momento in cui avremo anche in Italia biblioteche accoglienti e “amichevoli” come quelle anglosassoni. Non è un traguardo irraggiungibile: la Spagna e la Francia scontavano un’arretratezza simile a quella italiana e l’hanno superata nel giro di una decina d’anni.
Un buon punto di partenza, forse, potrebbe essere quello di far capire alle amministrazioni locali e centrali che una biblioteca efficiente è anche una formidabile macchina di consenso politico...
CONCORSI X TUTTI a cura di Gianpaolo Buccino
1° concorso fotografico
[www.fif.arte2000.net <http://www.fif.arte2000.net/> - scadenza 29/04/2005]
La Fondazione CTR, con la Fondazione Italiana per la Fotografia, bandisce un concorso per selezionare le immagini da pubblicare nell'edizione 2005 del proprio bilancio sociale. Tema: gli ambiti di azione della Fondazione.
Un click/un minuto di periferia
[www.bertoltbrecht.it <http://www.bertoltbrecht.it> - scadenza 15/05/2005]
Il Circolo Culturale Bertolt Brecht, per la serie Il Mondo Urbano, lancia un concorso fotografico e uno video, che abbiano come tema le periferie. Due le sezioni: Milano/periferie nord/sud; Italia, Europa&Mondo/altre periferie.
Colori dell'Arcipelago
[www.isoleditiscana.it <http://WWW.ISOLEDITISCANA.IT> - scadenza 30/05/2005]
Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio Parco Nazionale Arcipelago Toscano indice il IV concorso fotografico I Colori dell'Arcipelago: flora, fauna e paesaggi delle isole di Toscana.
Artesanias de Colombia
[www.embajadadecolombia.it <http://www.embajadadecolombia.it/> - iscrizione 31/05/2005]
L'ambasciata colombiana indice il IV Concorso Internazionale di Design per l'Artigianato Colombiano 2005. Il Concorso è diretto ai designer di tutte le nazionalità. Gran premio Unisco.
Riqualificazione urbanistica ed artistica
[ www.comune.seravezza.lucca.it <http://www.comune.seravezza.lucca.it/> - scadenza 04/04/2005]
Il comune di Seravezza indice un concorso di idee per la riqualificazione urbanistica ed artistica della Piazza Carducci e dell'asse viario di collegamento al Polo Mediceo.
Il giardino utile e buono
[www.comune.cazzago.bs.it - iscrizione 11/04/2005]
La manifestazione Franciacorta in fiore 2005 indice un bando: il giardino utile e buono, ovvero come riscoprire le sensazioni della campagna. Il progettista può allestire un prototipo di giardino come immagine del territorio di Franciacorta.
Città dei Giovani
[www.comune.napoli.it - scadenza 16/05/2005]
Il Comune di Napoli bandisce un concorso di idee per il logo e la home page rappresentativi della Città dei Giovani. Le creazioni dovranno garantire la più ampia gamma di applicazioni possibili in termini di comunicazione.
CINEMA a cura di Federica Scarnati
The Assassination
Di Niels Mueller. Con Sean Penn, Naomi Watts, Don Cheadle. Distribuzione Lucky Red.
Lo sceneggiatore Niels Mueller al suo debutto dietro la macchina da presa decide di dedicarsi alla storia di un singolo uomo, incentrando tutto il film su una magnifica prova d’attore. Nello specifico è la storia di una fede nella correttezza e nel vivere altruistico che si trasforma in una discesa negli inferi della depressione, fino all’esplosione omicida. Basato sulla storia incredibile di Sam Bicke e del suo tentativo di attentato al presidente Nixon, in pieno caso Watergate. Il film è ben girato, alcune inquadrature risaltano la solitudine e il baratro che si crea nella mente del protagonista, mentre è nella musica che egli riesce a trovare l’unico luogo consolatorio della sua esistenza. Non si riuscirebbe ad immaginare uno sviluppo dell’evoluzione del personaggio così interessante se ad interpretarlo non fosse uno Sean Penn in ottima forma, la cui espressività rende quasi superflue alcune parole all’interno dei dialoghi. Nel complesso la pellicola funziona, soprattutto perché risulta più che mai attuale la forte critica al “sogno americano”, ancora non realizzatosi e in procinto di trasformarsi in incubo.
PHILO-SOPHIA a cura di Stefano Malpangotti
Breviario filosofico
4. L’interrogativo
Ci siamo fatti insensibili, raggelati e induriti nel sapere che nel mondo le cose non vanno in modo divino, anzi neppure razionale, pietoso o giusto secondo l’umana misura: lo sappiamo, il mondo in cui viviamo è sdivinizzato, immorale, <<inumano>> - troppo a lungo ce lo siamo spiegato in maniera falsa e menzognera, ma secondo i desideri e i voleri della nostra venerazione, vale a dire secondo un bisogno.
Tutto l’atteggiamento <<uomo contro mondo>>, l’uomo come principio <<che nega il mondo>>, come misura di valore delle cose, come giudice del mondo, che finisce per mettere l’esistenza stessa sulla bilancia e la trova troppo leggera – la mostruosa assurdità di questo atteggiamento è entrata come tale nella nostra coscienza e ci disgusta – ci vien già da ridere quando troviamo <<uomo e mondo>> posti l’uno accanto all’altro, separati dalla sublime arroganza della paroletta <<e>>. Ma come ? Non è stato appunto con ciò, col nostro riso, che abbiamo semplicemente fatto un passo avanti nel disprezzo dell’uomo e quindi anche nel pessimismo, nel dispregio dell’esistenza da noi conoscibile? Non siamo appunto con ciò, incorsi nel sospetto di un’opposizione, un’opposizione fra il mondo in cui siamo stati fino ad oggi di casa con le nostre venerazioni – per amor delle quali, forse, sopportavamo di vivere – e un altro mondo, che noi stessi siamo: in un sospetto implacabile, radicale, estremo circa noi stessi, che tiene noi Europei sempre di più, sempre più duramente, in sua balìa, e che facilmente potrebbe porre le generazioni venture dinnanzi a uno spaventoso aut-aut: <<O cancellate le vostre venerazioni oppure – voi stessi!>>. Quest’ultima cosa sarebbe il nichilismo, ma non sarebbe anche la prima – il nichilismo? Questo è il nostro interrogativo.
Friedrich Nietzsche
SEGNALAZIONI
Inaugurazione 78° anno accademico IUAV e laurea honoris causa
Il giorno 5 aprile 2005 alle ore 15 presso l'Aula Magna dei Tolentini si tiene la cerimonia per l'inaugurazione del 78° anno accademico Iuav programma: relazione del Rettore Marino Folin. InterventI di Luca Guido, Patrizia Furlan: Prolusione di Carlo Magnani "Tracce di città futura"
Intervento di Anna Maria Artoni. Cerimonia di laurea honoris causa in pianificazione della città a Licinio Ferretti. Laudatio di Luigi Di Prinzio. A ca' Tron sarà allestita la mostra "Le nuove tecnologie per la conoscenza del territorio e dell'ambiente. L'esperienza della compagnia generale Riprese aeree di Licinio Ferretti"
Franco Albini: mostra del centenario
La mostra itinerante "Franco Albini. Musei e allestimenti", curata da Federico Bucci e Augusto Rossari e prodotta dal Dipartimento di Progettazione dell’Architettura del Politecnico di Milano, intende presentare una parte significativa dell’ attività progettuale dell’architetto e docente milanese, in occasione del centenario della sua nascita. Dagli allestimenti per le fiere, per la Triennale di Milano e la Biennale di Venezia, fino ai notissimi musei genovesi degli anni Cinquanta, Franco Albini (1905-1977) dimostra infatti una particolare sensibilità nell’affrontare il progetto dell’architettura degli interni, con particolare riguardo alle architetture dei padiglioni espositivi e delle mostre. In questi esempi, l’attenzione ai nuovi materiali e la razionalità della composizione architettonica, si uniscono a ricerche pittoriche e di psicologia della percezione, declinando una grammatica dello spazio di grande intensità e raffinatezza. In un momento, come quello odierno, in cui l’ architettura dedica grande attenzione a spettacolari esiti formali, l’insegnamento di Albini propone uno sguardo consapevole e meditato sul rapporto tra l’uomo e lo spazio costruito permanente ed effimero. La mostra verrà inaugurata l'11 aprile, alle ore 15, presso la Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, via Durando 10, Milano.
Call for answers at Lev Manovich
5 questions about the digital culture http://www.sintesi.na.it/005/netart.php?subcontent=nett&content=netartuno <http://www.sintesi.na.it/005/netart.php?subcontent=nett&content=netartuno>
The 3th Sintesi Electronic Festival calls for papers which examine the Festival focus and its related topics. This year we are approaching the aesthetic and cultural implications of database, towards 5 questions suggested by the new media theorist Lev Manovich. Your answers (the most interesting), will be published on this Web site and displayed on a panel hosted in the Festival space.
If you are interested in displaying your paper at this event, please reserve a space by submitting a mail (with your answers and a small bio) to: info@vitocampanelli.it
Deadline: 25/03/2005
The questions
1. We live in 'remix' culture. Are there limits to remixing? Can anything be remixed with anything? Shall there be an ethics of remixing?
2. In the last few years information visualization became increasingly popular and it attracted the energy of some of the most talented new media artists and designers. Will it ever become as widely used as type or photography - or will it always remain a tool used by professionals?
3. Today cinema and literature continue the modern project or rendering human psychology and subjectivity, while fine art seems to be not too concerned with this project. How can we use new media to represent contemporary subjectivity in new ways? Do we need to do it?
4. 'Blobs' in architecture and design - is this a new 'international style' of software society, here to stay, - or only a particular effect of architects and designers starting to use software?
5. While the tools to produce one own media have been more accessible and more powerful, people never consumed more commercial media than now. Thus the essential division between 'media amateurs' and 'media professionals' which got established in the beginning seems to be as strong as ever. In short, the 1960s idea that new technologies will turn consumers into producers failed over and over again. Will this situation ever change? What will be the next stage in media consumption after MP3 players, DVD recorders, CD burners, etc, etc, etc.?
Una iniziativa del Corriere del Mezzogiorno
A partire dalle sollecitazioni di Giandomenico Amendola sulla necessaria riconquista della bellezza e della qualità estetica urbana, il Corriere del Mezzogiorno, inserto regionale pugliese del Corriere della Sera, ha chiamato a raccolta tutti gli architetti, ingegneri e studenti d'architettura e d'ingegneria, anche fuori sede, invitandoli a rendere pubblici progetti ed idee che hanno a che vedere con i grandi temi della riqualificazione urbana delle città capoluogo di Puglia e di Bari, città metropolitana. Il quotidiano chiede subito l'invio di due tavole progettuali e di una succinta relazione (concorso@corrieredelmezzogiorno.it) per programmare, nei prossimi mesi, una mostra delle proposte progettuali presentate che saranno valutate da un'apposita Commissione tutta ancora da definire. Il Corriere s'offre come cassa di risonanza per quanti sono stati costretti dagli eventi a riporre nel cassetto sogni di bellezza e di qualità urbana con l'intento di raccoglierli, divulgarli, pubblicizzarli presso le Amministrazioni, dargli dignità di strumenti di dibattito pubblico e di confronto civile.
Concorso anomalo, non ci sono premi né rimborsi spese, che tuttavia, nel riannodare domanda ed offerta di qualità, vuole lanciare un doppio guanto di sfida: ad Amministrazioni reticenti che guardano i concorsi di progettazione come il fumo negli occhi ed al più li perseguono, obtorto collo, quando si tratta d'opere pubbliche puntuali quanto eccezionali, ed a tutti quelli che, pur essendo tecnici laureati o ancora studenti, si sono cimentati in progetti di riqualificazione urbana ma non hanno mai avuto l'occasione o l'interesse a condividerli pubblicamente.
Un progetto sostenibile dell'ambiente costruito, deve avere il suo punto di forza in una riqualificazione della città che parta dal progetto del tessuto connettivo, degli spazi pubblici, delle attrezzature comuni, del rapporto d'interrelazione che questi spazi hanno con l'edilizia privata, e deve avviare la soluzione di quei problemi urbani che ogni città considera strategici. Tra i grandi temi strategici che accomunano tutte le città capoluogo ritroviamo la riqualificazione delle periferie, la valorizzazione delle aree industriali dismesse, il ridisegno del fronte a mare.
Se il Concorso sarà capace di mettere in mostra idee progettuali capaci di dare un nuovo segnale d'integrazione tra tutti i temi che si riconoscono nella costruzione di una città eco-compatibile, il Corriere avrà raggiunto lo scopo d'offrire uno strumento di qualità al dibattito sulla bellezza e la Mostra sarà un'evento memorabile: non un repertorio d'occasioni perdute, ma un catalogo di concrete ipotesi di lavoro da mettere a disposizione delle singole Amministrazioni. (Mauro Scionti)
LETTERE
Massimo Bilò sull’Università
Caro LPP, ho letto le tante e condivisibili critiche sulla formazione universitaria nelle facoltà di architettura. Voglio aggiungere dell’altro.
Come professore a contratto ho goduto per tanti anni degli aspetti positivi connessi all’insegnamento; ma, da quel mio particolare punto di vista, la progressiva decadenza delle facoltà ancor più mi è apparsa in tutta la sua drammaticità. Oggi l’università sembra proprio un malato terminale (uso una tua espressione) e non vedo come le riforme più recenti e quelle in discussione possano migliorarne il destino.
Scrive Raffaele Simone che in alcune facoltà umanistiche si è reso necessario istituire corsi propedeutici di rialfabetizzazione per ridurre le insormontabili lacune di base dei nuovi iscritti. Chi insegna al primo anno, come me, non può eludere la sconcertante ignoranza diffusa in materia di grammatica e sintassi, di letteratura, arte e architettura, di matematica e fisica (la forza di gravità è un’entità imperscrutabile!). Secondo Tullio De Mauro (La cultura degli italiani: lettura consigliata a tutti i docenti) il livello dell’alfabetizzazione è in caduta verticale: molti italiani (38%) non capiscono il senso di “frasi assolutamente elementari” né sanno far di conto.
Si obietta: l’università è un recapito finale, raccoglie i risultati di 13 anni di formazione; dunque, molte sue manchevolezze derivano da carenze esterne, determinanti, fatali. Ma questo non mi sembra che riduca il peso di alcune sue specifiche responsabilità, gravi come quella che qui sottolineo.
Prescindendo da qualche voce isolata, non mi ricordo di significative prese di posizione del mondo universitario in materia di formazione elementare, media e superiore in occasione dei diversi accadimenti parlamentari; non ricordo dichiarazioni pubbliche di presidi e rettori; non ricordo manifestazioni e convegni promossi nel merito dall’università. Ancora una volta l’accademia mostra il suo distacco dalla società civile. Sono nel vero?
Se così è, questa mi sembra una manchevolezza assolutamente imperdonabile (che fa il pari con quella delle strutture ordinistiche) sulla quale proporrei di ragionare insieme.
Cordialmente Massimo Bilò
3+2=5 ?
la riforma sta producendo i suoi frutti: tempi di laurea ridotti, nuovi corsi dai nomi seducenti e moltiplicazione delle cattedre. Ma la qualità? 3+2=5 ? anche in questo caso l'uguaglianza matematica è confermata o piuttosto la si deve sostituire con una disuguaglianza: > o < ? Qui sta ovviamente il punto da dibattere. Ma aldilà dell'ingenua felicità estraibile da numeri e tabelle in molti casi sembra che il 3+2 sia in realtà un 3x2. Viva la promozione (in attesa che arrivino anche i saldi !)
(didilio@libero.it)
Luisa Bocchietto sulle selezioni compasso d’oro
Bella l’ intervista (apparsa nella presS/Tletter precedente) sono d'accordo su generosità degli architetti rispetto alle altre figure professionali questa generosità andrebbe premiata, riconosciuta ed in qualche modo trovato il sistema di non sfruttarla indiscriminatamente. Sono stata presidente di un ordine degli architetti, ho fatto di tutto per promuovere i concorsi di architettura (7 in 4 anni , dieci anni fa in un periodo ancora difficile per l'argomento) oggi penso che i professionisti siano largamente sfruttati dalle amministrazioni e forse va corretto il
tiro. Ora sono responsabile dell'ADI -As.design Industriale - (Compasso d'Oro) per delegazione Piemonte e Valle d'Aosta e vi segnalo che è in corso raccolta progetti da segnalare al prossimo adi index (selezioni per prossimo compasso d'oro) - la partecipazione è gratuita selezioni a cura di Osservatori regionali e nazionali- progetti messi in produzione nel 2004 a vs. disposizione per ulteriori informazioni
Luisa Bocchietto (lbocchietto@tin.it)
ALLEGATI
Allegato n.1
Gli studenti di Mendrisio
Gent.le LPP, ti informiamo che martedì 22 marzo alle 18.30 si apre la nostra installazione - performance "Che lavoro fa Hans Ulrich Obrist?" e finalmente rispondiamo alle tue domande.
Eravamo molto incerti su come risponderti, poiché ci pareva che, tramite delle risposte scritte, non ci fosse la possibilità di conversare liberamente aprendo la discussione. Poi abbiamo pensato che, forse, ognuno di noi dovesse rispondere personalmente ad una domanda, quasi non guardando le risposte degli altri (ardua scelta), perché si potessero ripetere le cose, perché ci fossero salti e discordanze, sovrapposizioni ed allontanamenti nell'intera intervista. E proprio in questo percorso di stop and go verbali speriamo si possano accumulare proprio quelle ricorrenze, quelle ossessioni dei nostri discorsi così come quelle dimenticanze, insomma proprio quelle parabole tangenziali che parlano di noi e delle nostre urgenze al di là di qualsiasi domanda.
Buona lettura.
Associazione Studenti Mendrisio Accademia
1. Chi siete?
Una volta eravamo in tre studenti dell’Accademia di Architettura di Mendrisio: Matteo, Ale e Teo. Ora siamo di più: non sappiamo quanti, forse non sappiamo più nemmeno chi siamo. Quello che importa è che ci incontriamo e incontriamo anche altra gente, senza che siano studenti, perché non ci basta più quello che ci viene insegnato, perché non impariamo se non possiamo conversare con qualcuno di nuovo. Anche perché, siamo sicuri, l’architettura è l’ultima, o la primissima, disciplina che vive di conversazione. Così come la conversazione è l’ultima, o la primissima, enciclopedia che vive di architettura.
(Alessandro)
2. Cosa volete fare?
Lo scopriamo passo dopo passo. Abbiamo un’idea precisa di cosa cerchiamo ma ci lasciamo guidare anche da nuovi stimoli ed interessi che nascono durante il lavoro. Eravamo insoddisfatti, siamo curiosi, stiamo diventando concreti. Abbiamo dato vita, con altri, ad un giornale, siamo stati in gita alla Biennale di Architettura a Venezia. Adesso prepariamo un happening di una settimana (dal 21 al 24 marzo) che racconti chi siamo e ciò che stiamo facendo, continuiamo ad intervistare giovani studi di architettura. L’intervista è, attualmente, il principale strumento di ricerca da noi usato per sondare la realtà di giovani studi di architettettura da noi selezionati che possano essere una cartina tornasole del cambiamento in atto nella professione dell’architetto. Tra pochi mesi daremo alla luce un sito che raccolga il materiale accumulato durante il lavoro di interviste e dia spazio ai progetti degli studenti. Allestiremo una mostra in continuità con il sito e che rappresenti il frutto del nostro lavoro. Impostiamo il nostro lavoro in modo aperto. Aperto a diverse persone, nuovi stimoli, svariate culture, differenti modi di espressione artistica.
(Matteo)
3. Come lavorate?
Marzo 2005. All’Accademia di Architettura di Mendrisio nel secondo semestre cominciano a coagularsi progetti su siti sparsi in tutto il mondo. Interessa una situazione specifica come lo Sri Lanka con la ricostruzione della sua interfaccia turistica, oppure interessa il vivere oggi tra spazio pubblico, spazio privato e interstizi, da un punto di vista più generico. Mendrisio è un sito piccolissimo, ma ogni studente, cogliendo l’occasione offertagli dal progetto, compie viaggi veloci di solo qualche mese nella cultura specifica di un posto lontano, oppure nella filosofia della società contemporanea. Ci sembra che nel nostro caso il sistema d’insegnamento venga forgiato dalla molteplicità degli stimoli odierni e temprato dalla velocità che accorcia le distanze sempre di più. L’architetto, o lo studente architetto, si trova nel mezzo di questo fiume di dati, di realtà diverse, ed il suo progetto parla sempre di più di fattori che si coagulano in materia fisica. Il manufatto architettonico parla di economia, di amministrazione, di forma come MARCHIO, è sottoposto ai cambiamenti continui che si succedono in intervalli brevissimi. L’architetto teorizza delle idee, dei concetti che mettono insieme persone, fatti, informazioni, eventi. Si parla tanto di internet, che, attraverso il FastWEB avvicina Mendrisio e Sri Lanka ad un secondo di distanza. Si parla in diretta, attraverso la chat, e soprattutto attraverso l’intervista, spostandosi veloce tra Parigi, Vienna, Milano, Roma, Madrid con aerei Low-cost. Oggi, in un mondo dove tutti sono soli, gli architetti hanno bisogno di parlarsi e di sentirsi. Noi vogliamo sentire gli altri, sfruttare la possibilità di immergerci completamente nel caleidoscopio culturale attuale. Il nostro lavoro è work in progress, perché secondo noi oggi il progetto può essere solo work in progress. Si colgono pezzi di realtà e si assemblano ogni giorno. Siamo curiosi.
(Matei)
4. Perchè restate a Mendrisio?
Mendrisio è in effetti una piccola “isola nella rete” e questo suo essere isola, e per di piu’ piccola, comporta molte libertà ma altrettante restrizioni, se non si sa comunicare con le realtà circostanti, come con il resto del grande arcipelago europeo… n Mendrisio si trova in una posizione strategica, per chi sa e puo’ muoversi agilmente, ma come ogni piccola realtà locale rischia di rimanere estraniata dal resto del mondo, se non continua ad alimentarsi di realtà virtuali… Ma la realtà virtuale non arriva alle persone se queste non lo vogliono, non le richiama a sé, se non si connettono, non intralcia il percorso da casa a scuola, non puzza e non profuma… Noi si. Mendrisio è un piccolo campus universitario multiculturale e multirazziale… Gli studenti vivono a contatto con le persone del borgo e a stretto contatto gli uni con gli altri di giorno in giorno. Lo studio ed il lavoro nei laboratori di progettazione occupa la maggior parte del tempo, e in quel poco che rimane si cerca di riposarsi e divertirsi cercando alternative alla monotona realtà locale… Un modo è quello di fuggire da Mendrisio, anche profittando del progetto Erasmus, per immergersi in qualche metropoli europea, respirare un po’ di aria di città, come si suol dire… Un altro modo è quello di sfruttare l’enorme potenziale di contaminazione culturale presente o portare un po’ della realtà circostante direttamente a Mendrisio. Questo è quello che forse finora è mancato, ed è quello che abbiamo appena iniziato e stiamo cercando di fare.
(Teo)
6. Che ne pensate della scuola Ticinese?
La scuola Ticinese è un termine che è stato utilizzato in diversi momenti dagli anni ‘70 ad oggi. Quando per la prima volta la critica e il dibattito architettonico Svizzero si rendeva conto di quello che stava succedendo a sud delle Alpi si pensò bene di creare un unità, in effetti poco presente tra i Tessiner Baumeister. Un mito è stato riesumato, ecco qualche bravo architetto emergente che eredita la tradizione della disciplina dei maestri ticinesi, che per così tanto tempo lasciano le anguste valli Ticinesi per andare a Roma, in Russia e altrove. L’esposizione chiamata Tendenzen al Poli di Zurigo attorno al ‘70 univa il tutto. In effetti alcuni bravi architetti nutrono rispetto e dimostrano solidarietà l’uno nei confronti dell’altro. Ognuno però si allontana per diverse mete. Un denominatore comune della scuola Ticinese e della nuova Accademia è il suo pascolo: il Ticino dei cambiamenti, il Ticino come terra di confine tra Nord e Sud e quello così a lungo mitizzato, rifugio d’intellettuali e patria di giganti: quello di Hesse, di Borromini, del Monte Verità. Ora Mendrisio vorrebbe essere il testamento di quella solidarietà, la cristallizzazione di un lavoro e un modo di porsi nei confronti del territorio. Unità e dibattiti a volte poco profondi, non sono ancora riusciti a portare la scuola sul territorio. In fondo quello che conta per domani è che quei Baumeister che così tanto tempo fa dovevano fuggire le povere valli, domani possano anche restarvi così come alcuni grandi delle prime esperienze del moderno tentarono di fare, per dare una prospettiva al Cantone che hanno ereditato. Il fardello pesa. I problemi restano. A noi il futuro! Crediamoci senza voltarci troppo indietro, sfruttando l’Accademia come luogo d’incontro dialettico per costruire assieme l’anima della Scuola.
(Mischa)
7. Consigliereste Mendrisio come università?
Certamente. L’arrivo a Mendrisio dal Politecnico di Milano, 5 anni fa, è stato per me una svolta: ero spettatore di una situazione universitaria caotica, dispersiva e stantia e immediatamente sono stato coinvolto in quello che poteva sembrare un macro-esperimento didattico e sociale. Primi, pochi e pazienti siamo stati allo stesso tempo cavie e tecnici di laboratorio. Da allora, a tutti i cambiamenti a cui l’Accademia è andata in contro, noi studenti, forse ingenuamente, abbiamo provato a dare la nostra impronta; sentivamo il dovere, quasi morale, di contribuire allo sviluppo di questo progetto che è andato ben oltre alle sue pertinenze didattiche. Ne è nato uno spirito di collaborazione che non influisce solo sui lavori/progetti ordinari, ma pervade anche tutte le situazioni della nostra vita mendrisiense (associazione in primis). Le dinamiche sempre mutevoli a cui la nostra realtà accademica ci ha abituato hanno aiutato a sviluppare una forma mentis duttile e flessibile, fondamentale per il nostro futuro lavoro, ma soprattutto stimolante. Lavorare, progettare e vivere in accademia è, in fin dei conti, un’esperienza esaltante.
n.b.: L’Accademia di architettura è nata 4 anni prima del mio arrivo. Il corso di studi è di 6 anni.
(Marco)
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